Secondo le ultime stime pubblicate su “Annals of Oncology”, l’Unione Europea nel 2026 si appresta a registrare circa 1.230.000 decessi per tumore, con un calo dei tassi di mortalità rispetto al triennio 2020-2022: -7,8% per gli uomini e -5,9% per le donne, secondo lo studio coordinato dal professor Carlo La Vecchia, docente di statistica medica ed epidemiologia all’Università Statale di Milano, e dalla professoressa Eva Negri, docente di epidemiologia ambientale e medicina del lavoro dell’Università di Bologna, nella classifica Forbes 2023, tra le 100 migliori ricercatrici al mondo.

L’Italia è uno dei cinque paesi dell’UE più popolosi considerati nello studio, insieme a Francia, Germania, Polonia e Spagna.

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La notizia più rilevante riguarda il tumore del polmone nelle donne. Dopo oltre un quarto di secolo di costante aumento, la mortalità femminile per questa patologia sembra essersi stabilizzata intorno a 12,5 decessi ogni 100.000 abitanti (una riduzione del 5% rispetto al recente passato).

Tra i maschi, i tassi di mortalità standardizzati per età (ASR) previsti per il cancro al polmone in Italia sono i più bassi tra i paesi considerati, con 18,7/100.000. Tra le femmine, i tassi previsti per il cancro al polmone in Italia sono circa 10/100.000. La variazione percentuale prevista dell’ASR per il cancro al polmone tra il 2020-2022 e il 2026 è del -26,06% per i maschi e del -3,50% per le femmine.

Il peso del tabagismo: differenze tra generi e nazioni

Il miglioramento registrato sarebbe il risultato delle politiche contro il tabagismo, ma l’impatto varia sensibilmente tra le fasce d’età e i confini nazionali. Se nelle donne sotto i 64 anni il calo è evidente, nelle fasce più anziane i tassi restano ancora alti.

“Il tumore del polmone rimane la principale causa di morte per tumore in entrambi i sessi nell’UE – osserva Claudia Santucci, ricercatrice dell’Università Statale di Milano e prima autrice dello studio – I tassi continuano a diminuire tra gli uomini, pur rimanendo quasi doppi rispetto a quelli femminili. Questo è coerente con le differenze storiche nel consumo di tabacco. In Spagna e Francia le donne hanno iniziato e smesso di fumare più tardi rispetto ad altri Paesi. Le donne italiane, invece, hanno sempre fumato meno, un dato che oggi si riflette positivamente nelle statistiche”.

Milioni di morti evitati

L’analisi, sostenuta da Fondazione AIRC, getta uno sguardo sul lungo periodo. Dal picco di mortalità registrato nel 1988 a oggi, si stima che siano stati evitati 7,3 milioni di decessi nell’UE e 1,5 milioni nel Regno Unito.

Mentre i numeri scendono, il numero assoluto di decessi crescerà leggermente a causa dell’invecchiamento della popolazione, passando a circa 684.600 tra gli uomini e 544.900 tra le donne nell’UE.

Le nuove minacce

Se la lotta al tabacco dà i suoi frutti, nuove sfide emergono. Nel Regno Unito, ad esempio, preoccupa l’aumento dei decessi per tumore al colon-retto (+3,7% tra le donne), spesso legato a stili di vita scorretti: “A differenza dei maggiori paesi dell’UE, la mortalità per tumore del colon-retto è in aumento nei giovani adulti del Regno Unito, probabilmente a causa di aumentata prevalenza di sovrappeso, obesità e conseguentemente diabete”, spiega il prof. Matteo Malvezzi dell’Università di Parma. 

Preoccupa inoltre il tumore del pancreas, l’unico a mostrare un lieve incremento (+1%) nelle donne europee, nonostante la stabilizzazione complessiva che riflette una minore esposizione a cancerogeni ambientali e professionali.

La ricetta per il futuro: tasse e prevenzione

Per consolidare questi risultati, la comunità scientifica chiede un ulteriore sforzo politico con l’inasprimento fiscale sui prodotti del tabacco e divieti pubblicitari totali, la lotta all’obesità e miglioramento delle abitudini alimentari, il potenziamento degli screening e la riduzione del consumo di alcol e delle esposizioni inquinanti.

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