di
Vera Mantengoli
La direttrice: «È un contesto anarchico». I musicisti: «Offensivo, non è un gioco»
Beatrice Venezi rompe il ghiaccio con parole taglienti. Danno d’immagine al Teatro La Fenice, gestione in mano ai sindacati e partita ancora in gioco. Dopo quattro mesi di assoluto silenzio la pianista e direttrice d’orchestra lucchese ha parlato per la prima volta del caso Fenice. «Avrei potuto commentare il danno d’immagine che il Teatro ha ricevuto da questa vicenda a livello internazionale — ha detto Venezi ieri a margine della conferenza stampa di presentazione della Carmen che dirigerà al Teatro Verdi di Pisa —. Nella narrazione manca quello che si dice all’estero di questa vicenda, e cioè ci si chiede come sia possibile che un Teatro e una Fondazione finanziata con fondi pubblici dallo Stato sia in mano ai sindacati in un contesto, passatemi il termine, anarchico». Parole poco concilianti che rischiano di riportare, ancora una volta, la tensione alle stelle nel già rovente rapporto tra maestranze del Teatro La Fenice —coro, orchestra e tutto il resto del personale — e direzione, rappresentata dal soprintendente Nicola Colabianchi e dal sindaco e presidente della Fondazione Teatro La Fenice Luigi Brugnaro, ma anche dai sostenitori di Venezi, ovvero dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, dal presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone e dal Sottosegretario Gianmarco Mazzi. Come ormai è noto, il caso esplode lo scorso 22 settembre quando Colabianchi nomina all’improvviso Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice da ottobre 2026 a marzo 2030. Fino a pochi giorni prima lo stesso soprintendente aveva dichiarato che Venezi era tra i papabili, ma che c’era tempo di affrontare la questione e di confrontarsi con le maestranze.
Poi, la nomina, seguita a fine settembre dalla dichiarazione dei sindacati dello stato di agitazione come segno di protesta sia per la modalità sia per il curriculum di Venezi, considerato inadeguato per il ruolo assegnatole. In questi quattro mesi ci sono stati tre scioperi e diverse mobilitazioni, l’ultima la spilla con la chiave di violino, indossata al Concerto di Capodanno da Coro e Orchestra. Venezi ha detto che «l’avrebbe fatta più stilizzata, magari con uno Swarovski», sorvolando sul fatto che era stata realizzata per continuare la protesta in modo silenzioso contro di lei e per la sospensione del welfare alle maestranze della Fenice. «Sono talmente raccomandata che lavoro praticamente solo all’estero — ha proseguito Venezi —. Ora voglio concentrarmi solo su questa Repubblica Marinara. Parlerò a tempo debito. Chiudo con una citazione di Vujadin Boškov: la partita finisce quando l’arbitro fischia». Immediate le reazioni. Oggi la Rsu (Cgil, Cisl, Uil, Fials e Usb) si riunirà in assemblea per decidere il da farsi, ma intanto Marco Trentin, violoncellista e segretario di Fials, ha detto: «I danni d’immagine non li hanno creati i lavoratori, ma chi ha causato questa situazione. I sindacati, ricordo, rappresentano i lavoratori della Fenice. Venezi dovrebbe leggere meglio la stampa estera che ha dato giudizi ben diversi su questa vicenda». Perplessità anche dai non iscritti ai sindacati: «Pensare che un intero Teatro sia sindacalizzato e gestito in modo anarchico è assurdo, ridicolo e offensivo – ha detto Eugenio Sacchetti, violinista del Teatro —. Io non sono iscritto a nessuna sigla sindacale, come tanti altri, ma siamo tutti uniti dalla stessa idea. Senza contare la tristezza del paragone con la partita di calcio. Essere direttore musicale del Teatro La Fenice non è un gioco e il Teatro non è uno stadio». Paragone bocciato anche da Trentin: «Boškov diceva: “rigore è quando arbitro fischia”».
Dopo l’intervento Mollicone (FdI) ha manifestato la sua solidarietà a Venezi «per la grave campagna diffamatoria» e dichiarato che «non è mai esistito in nessuna fondazione che l’orchestra possa imporre una scelta dirigenziale» auspicando un incontro chiarificatore tra tutte le parti, come continuano a ribadire il soprintendente Colabianchi e il sindaco Brugnaro, a parole. Da oltre due mesi non è più stato convocato un tavolo, ma i botta e risposta non sono mancati, fino alle dichiarazioni di oggi. Parole che non lasciano presagire nulla di buono e se il buongiorno si vede dal mattino…
20 gennaio 2026
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