di
Lorenzo Cremonesi

L’allarme dell’Aiea: «Stiamo monitorando». Kiev: «Azioni sconsiderate di Mosca». La paura poi l’annuncio: situazione di nuovo sotto controllo

KIEV – Non è solo una questione di popolazione ucraina al freddo, senza elettricità e priva di acqua corrente: le bombe russe mettono fuori uso anche l’energia che alimenta la centrale nucleare di Chernobyl. «L’alimentazione elettrica esterna all’impianto nucleare di Chernobyl è stata interrotta a causa di un massiccio attacco aereo russo nelle ultime ore. Stiamo seguendo con attenzione gli sviluppi per valutare l’impatto sulla sicurezza nucleare», dichiara l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (Aiea)

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Il suo direttore generale, Tommaso Grossi, sottolinea che sono interessate nel blackout anche «le linee elettriche verso le altre centrali nucleari» ucraine.  Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, condanna gli «attacchi sconsiderati russi che minacciano la sicurezza nucleare».

Dopo qualche ora l’annuncio: l’alimentazione elettrica esterna della centrale nucleare di Chernobyl è stata ripristinata. «La centrale nucleare di Chernobyl è alimentata dalla rete energetica unificata dell’Ucraina (…) I livelli di radiazione nell’area industriale e nella zona di esclusione non superano i valori di controllo. La centrale dispone delle necessarie scorte di carburante e di fonti di alimentazione di riserva funzionanti», si leggeva nella nuova nota del dicastero di Kiev.

Il grido di allarme ha sollevato paure lontane. Chernobyl è sinonimo dell’ondata di grande preoccupazione in tutta Europa che caratterizzò il disastro di Chernobyl nel 1986, quando era ancora parte dell’ex Unione Sovietica. E ritornò a farsi acuta nelle prime settimane dell’invasione lanciata da Putin il 24 febbraio 2022, quando i soldati russi occuparono con la forza l’area della centrale scavando trincee nel terreno ancora radioattivo.

Di recente un nuovo libro dello storico Serhii Plokhy è tornato a raccontare quelle prime giornate della guerra a Chernobyl. Il reattore dell’incidente è fuori uso, ma la fusione nucleare resta pericolosamente attiva.
Va sottolineato che il reattore devastato dall’incidente di quattro decadi fa venne poi coperto dalle colate di cemento del «sarcofago» largamente finanziato dall’Unione Europea negli anni seguenti. Però negli ultimi tempi sono risuonati i campanelli di allarme sulle necessità della sua manutenzione.
  
Il presidente Volodymyr Zelensky condanna con durezza gli attacchi russi della scorsa notte. La regione di Kiev è in ginocchio. Già gravemente provata dai raid delle ultime tre settimane, oggi gran parte dei suoi abitanti non hanno elettricità e neppure acqua nelle tubature, mentre l’ondata di gelo eccezionale continua a imperversare con temperature che scendono anche sotto i meno venti gradi centigradi. Problemi gravi sono registrati anche a Kharkiv, Dnipro, Odessa, Zaporizhzhia, Sumy, Chernihiv e nella regione di Rivne. «Il barbaro attacco di Putin à un campanello di allarme per i leader mondiali riuniti a Davos; il sostegno al popolo ucraino è urgente. Non ci sarà pace in Europa sino a che non vi sarà pace duratura in Ucraina», dice ancora Sybiha riferendosi al summit aperto ieri in Svizzera.
  
Zelensky intanto spiega che per ora non si recherà a Davos, dove era stato prospettato un suo possibile incontro con Trump, ma negli ultimi giorni erano anche cresciute incertezze sulla sua reale fattibilità. Lui ai giornalisti locali dice che potrebbe ancora partire se fossero pronti due documenti: uno sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina e un altro su difesa e energia del Paese. 

Suo desiderata sarebbe un «esercito comune europeo». Un esercito composto da 2,5 o 3 milioni di uomini entro il 2030 e si dice «inquieto» per la perdita di attenzione sull’Ucraina della comunità internazionale concentrata sulla Groenlandia. Afferma anche che Trump gli ha offerto di fare parte del «Board of peace», pensato dal presidente Usa per dirimere le crisi internazionali, ma che non potrebbe lavorare a fianco di Putin, a sua volta invitato da Trump al Board.

20 gennaio 2026 ( modifica il 20 gennaio 2026 | 17:33)