prendiamoci una pausa

Aurora Giovinazzo (al centro) in una scena di Prendiamoci una pausa. Il film è nei cinema

DIFFICILE USCIRE AL CINEMA dopo Checco Zalone. Sopratutto se sei anche tu un film comico italiano. E se la tua uscita in sala coincide con il record del pugliese più amato (di sempre) dagli italiani. Il weekend in cui Buen Camino è diventato (superando i 70 milioni di euro) il film in assoluto più visto in Italia di sempre, è stato anche il primo in sala di Prendiamoci una pausa.

Il cast di Prendiamoci una pausa, la commedia sentimentale all’italiana

Se Buen Camino è (mai come stavolta) un one Zalone show, questa commedia di Christian Marazziti (era suo l’interessante Sconnessi) è quanto di più corale potrebbe esserci: Marco Giallini, Claudia Gerini, Paolo Calabresi, Fabio Volo, Ilenia Pastorelli, Lucia Ocone, Eleonora Puglia, Alessandro Haber, Ricky Memphis. E Aurora Giovinazzo, che abbiamo intervistato. Ex campionessa di danza sportiva, l’abbiamo scoperta in Freaks Out, e rivista in Eterno visionario di Michele Placido, oltre che in Nuovo Olimpo e Diamanti di Ferzan Özpetek.

Per la cronaca incassi, Prendiamoci una pausa è al quarto posto del box office del weekend dopo Buen Camino, La Grazia, Avatar 3…

“Prendiamoci una pausa” è la neo commedia sentimentale all’italiana: mega cast e Camino di Santiago- immagine 3

Fabio Volo e Ilenia Pastorelli

Trama e personaggi di Prendiamoci una pausa

Architetto quarantenne ed emotivamente immaturo, Fabrizio (Fabio Volo) ha organizzato una festa a sorpresa per l’amata Valeria (Ilenia Pastorelli). Sarà l’ennesimo fallimento in una relazione sempre più in crisi. Tanto che lei chiede una pausa, per fare ordine nella loro vita. Un fulmine a ciel sereno per lui, che inizia a temere che la separazione possa essere definitiva. Come accade al quasi sessantenne Valter (Marco Giallini), da 30 anni al fianco di Fiorella (Claudia Gerini) ma da sempre più attento al suo cuoco Romeo (Ricky Memphis) e ai clienti del ristorante che a moglie e figli. Tra gli avventori abituali, c’è Gianni (Paolo Calabresi) che porta a cena tutte le donne che conosce sulle sue adorate app di incontri. C’è infine la 19enne Erica (Aurora Giovinazzo), divisa tra il bel Gabriel, conosciuto in rete, e la sua amica e partner, dalla quale decide di allontanarsi temporaneamente nel tentativo di chiarirsi le idee. In primis su di sé.

Recensione: cosa funziona e cosa no nella neo commedia sentimentale all’italiana

Tre coppie, di età diverse, travolte da crisi diverse unite dal fil rouge della fatidica “pausa di riflessione”. A quasi dieci anni da Sconnessi, il regista torna a fotografare le fisime e le abitudini dei suoi contemporanei. Affidandosi nuovamente a un cast corale, ma riuscendo a divincolarsi bene in tanto traffico e a portare a casa l’obiettivo minimo indicato dalla produzione. Quello di “evitare di fare un film a episodi”.

Missione compiuta. Ma sbilanciata dal diverso peso e impegno delle coppie. Se i decani Giallini-Gerini fanno superfluo sfoggio di cliché (lui sportivo da divano, lei madre di famiglia trascurata e unico riferimento per i figli con i quali lui non ha dialogo), i “migliori” sono Ilenia Pastorelli e il narratore Fabio Volo. Suona “vera” Erica, il personaggio più generazionale. Spetta a lei portare il carico e rappresentare la fluidità sessuale dei ventenni che vivono di social e virtuale. È il suo personaggio verbalizza la difficoltà di definirsi prima e accettarsi poi intorno alla quale si articola il film, anche maldestramente, ma in maniera sincera.

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Claudia Gerini e Marco Giallini

Il Camino di Santiago (ma senza Zalone)

Tutto si risolve e si spiega in un epilogo alla Muccino – un po’ prolungato e insistito sull’elegia familiare – che svela il trucco del film guadagnando qualche punto in più. Gli umani di ogni sesso e generazione, leoni (unica specie a stare in coppia fino alla morte) non sono. L’anima gemella? La propria: è lei che dobbiamo cercare…

P.S. Da notare la citazione del tanto di moda Camino di Santiago (ma senza Zalone, ovviamente), affiancato all’immortale Eta Beta (onore al merito per la menzione).

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Aurora Giovinazzo è nata a Roma nel 2022.Prossimamente la vedremo nel film Il falsario e nella serie Chiaroscuro (entrambi su Netflix). Foto ANSA

7 domande ad Aurora Giovinazzo

Una ragazza di oggi che cerca di capire chi è…

Premesso che mi sento molto diversa da lei, nello stile di vita, nelle passioni e nei gusti, Erica è un personaggio giusto per una generazione che ha tantissimi dubbi. Si guarda allo specchio, si ferma un attimo anziché correre dietro alle mode, come fanno tanti giovani oggi, e fa un suo percorso. È in quella fase in cui sbagliare è lecito, ed è anche giusto, perché da uno sbaglio può nascere un’esperienza di vita fondamentale. Quando ci si sente in difetto, si deve semplicemente aspettare e avere pazienza: il tempo fa scoprire molte cose di sé.

Anche per lei ci sono stati sbagli che poi si sono rivelati insegnamenti?

Sì, sì, assolutamente. Aver sbagliato in una relazione passata mi ha resa quella che sono oggi. Ogni tanto il mio compagno mi dice addirittura che è contento che sia successo quello che è successo, perché così ci siamo trovati. Se non avessi passato quello che ho passato, magari la mia vita di oggi non sarebbe questa. Qualche strascico è rimasto, un po’ di rabbia, di tristezza, di insicurezza, ma ci combatto tutti i giorni. Oggi ho una vita nuova, diversa, un compagno meraviglioso, e in realtà non ci penso. Il tempo ti fa crescere e guarisce le ferite.

Parlando di insicurezza, il film affronta il tema dei social e di dinamiche come il ghosting: la considera una forma di violenza emotiva moderna?

Oggi possiamo incontrare chiunque, in qualsiasi momento, e ci si innamora di una foto. A me i social fanno molta paura, li utilizzo a livello lavorativo, ma mettere un post mi scoccia un po‘, lo vedo come una perdita di tempo. Non stiamo più ragionando con la nostra testa. Oggi tutti cercano di costruirsi un’immagine, i follower servono per trovare lavoro, siamo tutti attaccati ai social pensando a fama e soldi. Le nuove generazioni basano la loro vita sui social.

Il film insiste sull’idea che la fine di un amore sia qualcosa di normale, trova sia importante in un periodo in cui la violenza sulle donne nasce spesso da queste situazioni?

È una domanda che mi fa venire i brividi, perché penso sia importantissimo. Dobbiamo dirlo che a volte ci si lascia, a volte non funziona più l’amore, non c’è più quella scintilla. Ci si lascia anche perché non ci si trova più bene, perché uno dei due si sente solo dentro una coppia. Dobbiamo rendere normale la fine di un amore, perché fa parte della vita. Per quanto si possa stare male, soffrire, avere attacchi di panico, dobbiamo avere rispetto per l’altro. Soprattutto nel caso delle donne, perché siamo spesso più soggette a vivere situazioni di paura.

Whitney Houston e la mia voce stonata

Prima di salutarla, una curiosità, è lei a cantare la canzone di Whitney Houston in una scena molto importante? Come l’ha vissuta?

Potrei dire di sì, ma in realtà sono stonata come una capra. Ho lavorato tantissimo sulle emozioni e sul testo con Manuela Zanier, la cantante che mi ha seguita. Mi sono commossa mentre cantavo, ed è stata un’emozione che mi porterò dietro per sempre. Sul set abbiamo pianto tutti. L’interpretazione è stata in playback, ma tutto è stato studiato nei minimi dettagli, fino alle pause e ai respiri.

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