Claudio Amendola non ci gira intorno. «Nei film ho fatto il coatto, ma nella vita sono quasi snob. La parte del burino l’ho cavalcata, ma con mia mamma ci scherzavamo su. Diceva: “Sei nato a Villa Stuart da una famiglia bene…”». Al Corriere della Sera l’attore ricorda poi suo padre Ferruccio che ha doppiato i più grandi del cinema. «Un personaggio, ma anche un uomo semplice. Era nato in una famiglia allegra, romana e colorata, quelle con il pollo ai peperoni in tavola la domenica. Teatranti di mestiere da 500 anni: il capo comico era mio nonno».

L’infanzia e il papà

Non c’è un momento preciso per cui Claudio Amendola ha deciso di diventare un attore. Anche se «sono cresciuto a pane e cinema: in casa c’era un clima libero». Suo padre, ricorda ancora al Corsera, «era professionale, maniaco della puntualità, me lo ha trasmesso: agli appuntamenti arrivo un quarto d’ora prima. Un giorno mi venne a prendere a casa un’auto blu per portarmi sul set. Papà disse: “Dove vai ci sono 100 persone che lavorano per te, comportati al meglio”. Mi ha fatto capire il valore della squadra».

Christian De Sica

Il primo successo con Carlo Vanzina. «Mi aveva visto in un altro film. Ci siamo piaciuti e poi ero della Roma. Come coatto ero credibile: anche io sciavo con i jeans e le ghette dell’Invicta». Il rapporto con Christian De Sica?: «Ogni volta che ci incontriamo c’è molta cordialità. Ma non ci siamo mai frequentati: non ho amici dello spettacolo».

E a proposito di amici… Claudio sta bene da solo. «In questo momento sono solo, per scelta. Con la morte di Antonello Fassari credo di aver perso l’amico più grande. Ho avuto la vita costellata da migliori amici e sinceramente m’hanno rotto un po’ i co…: Non solo disilluso ma amo stare da solo. Anche mangiare da solo: osservo, rubo un pochino dagli altri tavoli e trovo uno spazio per me, in cui riesco a capire ciò che sto vivendo bene e quando è il momento di lasciare andare».