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Sara Gandolfi, inviata ad Adamuz

Catalogna, un morto e 40 in ospedale. Le vittime della strage di domenica salgono a 42. Le ferrovie spagnole limitano la velocità

ADAMUZ (Spagna) – A due giorni dalla tragedia ferroviaria in Andalusia, martedì sera un altro treno è deragliato in Spagna, provocando la morte del macchinista e il ferimento di almeno 40 persone, di cui 5 in gravi condizioni. Questa volta, la causa dell’incidente è stata fin da subito chiara: alle nove di sera, il crollo di un muro di contenimento della vicina autostrada AP-7 sui binari, forse a causa delle forti piogge degli ultimi giorni, ha fatto deragliare il convoglio di pendolari sulla linea R-4 all’altezza di Gèlida, una trentina di chilometri a nord-est di Barcellona. Uno dei quattro macchinisti è rimasto intrappolato nella cabina. Sempre in Catalogna, un altro treno della linea R è deragliato tra Maçanet Massanes e Tordera, in provincia di Gerona, ma senza provocare feriti.

A quasi 900 chilometri di distanza, ieri mattina per la prima volta i media hanno potuto avvicinarsi al luogo della catastrofe ferroviaria di domenica sera, in Andalusia.
Sacchetti dell’ultimo shopping, valigie semi-aperte, tre arance rotolate a terra tra i vetri e tanti finestrini rotti con la forza della disperazione. Ora il silenzio, sopra tutto. Re Felipe VI e la consorte, doña Letizia, camminano con lo sguardo corrucciato verso quei treni che imprigionano ancora gli oggetti lasciati, tra sedili e lamiere, da chi è riuscito a salvarsi e da chi non c’è più. Tre giorni dopo la catastrofe ferroviaria, nella «zona zero» di questa dolce campagna andalusa, tra alberi carichi di arance e interminabili campi di olivi, la scena è impressionante. Soltanto poche ore prima, in una carrozza del treno Iryo, è stato trovato un corpo senza vita. Nel pomeriggio, un’altra triste scoperta in un vagone dell’Ave di Renfe. Il bilancio sale così a 42 morti, e tutti sperano sia il numero definitivo. Nove persone, però, sono ancora ricoverate nei reparti di terapia intensiva.



















































La Guardia Civil ha ricevuto 45 denunce di scomparsa, ma le autorità pensano che alcune siano per la stessa persona e la maggior parte dei morti accertati ancora non sono stati identificati, anche se nessuno osa scartare la possibilità che tra quelle lamiere ci sia ancora qualche corpo. Attraverso le impronte digitali, l’Istituto Forense è riuscito finora a dare un nome soltanto a 25 cadaveri, poi si è passati alla comparazione con il Dna dei familiari dei desaparecidos. La coppia reale, martedì, ha voluto confortare anche loro, con il «desiderio di trasmettere l’affetto di tutto il Paese», ha detto il re, uscendo dal Centro Poniente Sur, dove da giorni decine di famiglie aspettano notizie, nel bene e nel male. «È stato un impatto molto forte», ha aggiunto il sovrano, «non solo per le persone colpite», ma anche «per Córdova, per l’Andalusia, per Huelva e ovunque». Felipe ha ringraziato i volontari, le forze dell’ordine e i sanitari che si sono attivati ad Adamuz: «La forza di una nazione risiede anche nel modo in cui sa affrontare le emergenze», ha detto. Poi con Letizia ha visitato alcuni ricoverati, tra cui un minorenne, all’Ospedale di Córdova.

Sulle cause del disastro, il governo spagnolo ufficialmente mantiene «tutte le ipotesi aperte». Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha spiegato in conferenza stampa che l’inchiesta «è stata appena avviata» e per questo «è imprudente» puntare il dito sui binari o sul treno Iryo che ha deragliato. «In seguito alle ispezioni in loco, si è stabilito che sarà necessario analizzare in laboratorio le rotaie nel punto in cui è iniziato il deragliamento e ispezionare il meccanismo di rotolamento del treno Iryo 6189», ha affermato. La Guardia Civil ha ordinato di trattenere sui binari il vagone numero 6 del treno Iryo, che ha deragliato per primo domenica sera. «Dobbiamo sottoporlo a un esame approfondito e capire cosa è successo, perché ci sono molti pezzi del puzzle che devono essere ricomposti», ha affermato il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, che ha invitato la stampa a non speculare finché non sarà chiusa l’indagine tecnica. Secondo alcune indiscrezioni, però, su alcuni treni transitati in precedenza nello stesso punto dell’incidente di domenica sera sarebbero stati trovati segni lasciati dai binari rotti proprio in quel tratto. Ci vorranno settimane, se non mesi, avvertono gli esperti, per avere una risposta ai tanti interrogativi. E intanto ne sorgono altri. A novembre il ministro Puente aveva annunciato un ambizioso piano per aumentare la velocità dei treni sulla linea Madrid-Barcellona a 350 km/h e collegare così una città all’altra in meno di due ore. Martedì, l’Adif, l’ente di controllo delle ferrovie spagnole, ha invece deciso che, almeno temporaneamente, l’alta velocità sarà ridotta ad un massimo di 160 km/h lungo un tratto di ben 150 chilometri, perché i macchinisti da mesi segnalano vibrazioni insolite tra Mejorada del Campo (Madrid) e Alhama de Aragón (Zaragoza).

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20 gennaio 2026 ( modifica il 21 gennaio 2026 | 08:09)