di
Gaia Piccardi

Il 2002 azzurro si è regalato il secondo turno a Melbourne e la sfida contro il 10 volte campione: «Sarà un’altra occasione per crescere come tennista»

Dalle porte girevoli dell’Australian Open, come da quelle di un saloon, stamane fa il suo ingresso lo sceriffo di Sesto Pusteria, Jannik Sinner, l’uomo che ha alzato per ultimo il trofeo sul campo centrale. Gente che va (il canadese Auger-Aliassime, testa di serie n.7, ritirato per crampi) e gente che viene, a Melbourne. Agli antipodi dell’aura sinneriana abita un ragazzo di Pisa con il cognome da ex calciatore, Francesco Maestrelli, classe 2002, che vincendo tre titoli Challenger nel 2025 (Francavilla al Mare, Brasov e Bergamo) ha messo via il tesoretto sufficiente — budget e classifica: è n.141 del ranking — per permettersi la trasferta a Melbourne. Viaggia leggero con coach e fidanzata, la prima persona che ha baciato dopo essere uscito vivo dalle qualificazioni del primo Slam stagionale. Le rimonte non gli dispiacciono: dopo aver recuperato un set a Lajovic, ex n.23, nel turno decisivo per l’ammissione al tabellone, ieri Francesco ha mandato ai matti il francese Atmane, semifinalista a Cincinnati con Sinner, tenuto in campo 3h23’: il tempo sufficiente ad annettersi la prima vittoria all’Australian Open, una piccola grande impresa con vista su Novak Djokovic. Quando gli hanno detto che al secondo turno avrebbe sfidato il totem del circuito Atp, Maestrelli è quasi svenuto: «È uno scherzo…? Non ne so niente: non guardo mai il tabellone di un torneo…».

Macché scherzo, Melbourne regala al neofita della pattuglia italiana volata dall’altra parte del mondo solo solide realtà. «Djokovic è un giocatore proibitivo sulla carta, però io la interpreterò come un’altra occasione per crescere come tennista: il mio obiettivo non è fare il terzo turno quest’anno, ma alzare il livello di gioco, migliorare, giocare tante partite, prendere un po’ di stabilità e di confidenza con questo tipo di tornei. Mi interessa più quello». Come Sinner con lo sci, anche Maestrelli sembrava destinato a un altro sport: fino a 12 anni ha militato nelle giovanili del Pisa, di cui è rimasto grande tifoso («Sogno che possa salvarsi dalla retrocessione»). Papà commercialista, nessuna parentela con il mitico allenatore del primo scudetto della Lazio, Francesco ha trovato il suo habitat a Sinalunga, dove lo allena coach Galuppo. Contro Djokovic cercherà di prolungare lo stato di grazia che gli ha permesso di mettere a segno 28 ace (la prima di servizio ha viaggiato con punte di 220 km all’ora) e 60 vincenti, disinnescando il mancinismo di Atmane. Ed è proprio il servizio l’architrave su cui Sinner, a cominciare dal francese Gaston, edificherà l’inseguimento al terzo titolo australiano consecutivo. 



















































I progressi della stagione indoor post Us Open vanno trapiantati all’aperto, tre le nuvole, il vento e l’afa incipiente di Melbourne, preservandoli da tutte le variabili del tennis outdoor. Lo stesso Djokovic ha estratto dalla battuta 14 ace nel corso del morbido esordio contro lo spagnolo Martinez, e poi ha scherzato sui cambiamenti del servizio di Carlitos Alcaraz, che si è djokovicizzato durante l’off season: «Quando ho incontrato Carlos nei corridoi del circolo gli ho detto che mi deve pagare il copyright» ha scherzato il padrone di dieci Australian Open, a caccia del 25º titolo Major nel trentanovesimo anno d’età. È sempre il Djoker il modello su cui Sinner e Alcaraz stanno rifinendo le loro copie (non) conformi. L’immortalità fa gola a tutti.

20 gennaio 2026 ( modifica il 20 gennaio 2026 | 07:10)