di
Leonard Berberi

Tecnologia militare, sistemi di difesa anti-missile, comunicazioni criptate. I jet presidenziali ufficiali hanno il rifornimento in volo e possono stare in aria per giorni

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, arriverà a Davos come sempre per la carica che ricopre, volando sull’Air Force One. Ma stavolta non si tratterà di uno dei due mastodontici Boeing 747 a due piani, ma del più piccolo Boeing 757, utilizzato più spesso dal vice e sui collegamenti interni al Paese. Un “piccolo problema elettrico”, infatti, ha costretto il capo della Casa Bianca a tornare indietro – proprio mentre il Boeing 747 stava costeggiando New York, la sua città – e dal momento che l’altro bolide è in manutenzione, l’alternativa è stata il jet a corridoio singolo.

“Air Force One” è il nome in codice che viene usato dai controllori del traffico aereo per designare qualsiasi velivolo dell’aeronautica statunitense che trasporta il presidente in carica negli Usa. Nel caso specifico i velivoli “ufficiali” dell’uomo più potente della Terra sono in particolare due Boeing VC-25A, gemelli, con numeri di coda 28000 (in manutenzione) e 29000 (quello che è tornato indietro).



















































Questi jet sono dei Boeing 747-200B modificati in alcune parti radicalmente. Sono, allo stesso tempo, la Casa Bianca volante e anche dei bunker d’alta quota in alcuni casi. All’interno la dotazione è tutta particolare. Lunghi 70,7 metri, con un’apertura alare di quasi 60 metri e una velocità di crociera che tocca i mille chilometri orari, questi Boeing possono volare per 12.600 chilometri senza sosta, ma non hanno bisogno di atterrare per rifornirsi perché questo può avvenire in volo.

I due velivoli possono volare per giorni e settimane. Per renderlo sicuro sono stati installati difese anti-missile di diverso tipo e sistemi di protezione da impulsi elettromagnetici (contro le esplosioni nucleari), le comunicazioni sono ovviamente gestite con una crittografia governativa. Il presidente gode di circa 370 metri quadrati di spazio, con un ufficio privato, una sala conferenze, una sala riunioni, una sala operativa, la cucina, alloggi.

Ma questi due Boeing sono in servizio dal 1990. E per chi da tempo critica lo stato di salute della flotta presidenziale quanto avvenuto la notte passata è l’ennesima conferma che il ricambio di aeromobili è più che mai urgente. I jet attuali sempre più spesso si rompono, alcuni pezzi di ricambio diventano sempre più difficili da trovare, gli interni non sono più quelli di una volta e sono costosi da mantenere.

Da tempo gli Usa aspettano i due successori, sempre Boeing 747 ma -8I, versione più moderna ed efficiente, con una maggiore autonomia, sistemi di comunicazione e difesa ancora più avanzati e potenti. Ma la consegna è slittata ancora – dovevano entrare in servizio nel 2024, dopo ritardi precedenti – e ora la data per il debutto è fissata alla metà del 2028 con il primo esemplare, subito dopo con quello gemello.

Nel frattempo Trump intende utilizzare un altro Boeing 747-8 donato dal governo del Qatar – cosa che ha fatto molto discutere: il jet poi finirà nelle proprietà della biblioteca presidenziale – che potrebbe essere operativo tra quest’anno e quello prossimo. Mentre l’aeronautica statunitense ha comprato altri due 747-8 da Lufthansa da utilizzare sia per l’addestramento dei piloti, sia per i pezzi di ricambio necessari.

Chiedi agli esperti

21 gennaio 2026