di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Il sì alla richiesta del parere legale della Corte di giustizia dell’Unione europea sull’intesa prevale per 10 voti al parlamento europeo. E ora i tempi si allungano di diversi mesi

Dieci voti. Tanto è bastato per bloccare uno dei dossier commerciali più ambiziosi dell’Unione europea. Con 334 sì, 324 no e 11 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato la richiesta di rinviare alla Corte di giustizia dell’Ue l’accordo commerciale con il Mercosur, congelando la ratifica e aprendo una fase di stallo che rischia di durare mesi, se non anni.

Un passaggio tecnico solo in apparenza. Perché l’intesa con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay — negoziata per oltre vent’anni e chiusa politicamente nel dicembre 2024 — è diventata il terreno di scontro tra istituzioni europee, governi nazionali e interessi agricoli, nel momento più delicato per le campagne del continente.



















































Il voto dell’Eurocamera equivale a una sospensione: prima di qualsiasi via libera definitivo, i giudici di Lussemburgo dovranno esprimersi sulla base giuridica dell’accordo di partenariato (Empa) e su quella dell’accordo commerciale provvisorio (Ita). Nel frattempo, il Parlamento potrà continuare l’esame dei testi, ma non potrà approvarli. Una pausa forzata che pesa.

Un colosso commerciale: cosa prevede il trattato

Sulla carta, il Mercosur è un gigante. Nato nel 1991, rappresenta la sesta economia mondiale, con circa 270 milioni di abitanti (oltre ad Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, che hanno firmato il trattato, c’è anche la Bolivia, che ha da poco terminato la procedura di adesione). L’intesa con l’Unione europea darebbe vita alla più grande area di libero scambio del pianeta, oltre 700 milioni di consumatori, creando un asse strutturale tra le due sponde dell’Atlantico in un contesto globale sempre più segnato da barriere e tensioni commerciali.

L’accordo prevede che, nell’arco di 10 anni, il Mercosur liberalizzi il 90% delle importazioni di beni industriali europei e il 93% dei prodotti agricoli, abbattendo dazi oggi molto elevati: fino al 35% sui ricambi auto, al 20% sui macchinari, al 18% sui prodotti chimici e al 14% su quelli farmaceutici. In cambio, l’Ue ridurrebbe progressivamente le proprie tariffe sui prodotti agricoli sudamericani, oggi attorno al 15%.

Secondo le stime della Commissione europea, l’intesa farebbe risparmiare alle imprese dell’Ue circa quattro miliardi di euro l’anno in dazi, facilitando le esportazioni con procedure doganali più semplici e consentirebbe alle imprese europee di presentare offerte per gli appalti pubblici in condizioni di parità con le imprese del Mercosur. È previsto anche un canale preferenziale per alcune materie prime considerate critiche. he un accesso preferenziale esclusivo ad alcune materie prime critiche.

L’agricoltura come linea di frattura

A bloccare il percorso non sono più i dettagli tecnici, ma la politica. E soprattutto l’agricoltura. Le proteste dei coltivatori, particolarmente forti in Francia, hanno trovato sponda dentro l’Europarlamento. Parigi rivendica apertamente la linea dura: «La Francia assume di dire no quando serve», ha scritto il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, parlando di difesa della sovranità alimentare.

La risoluzione che ha portato al rinvio alla Corte è stata presentata dal gruppo della Sinistra, ma ha raccolto consensi trasversali, segno di un disagio diffuso che attraversa gli schieramenti. Non è invece passata una seconda risoluzione analoga presentata dal gruppo dei Patrioti, a conferma della volontà dell’Aula di mantenere la partita sul terreno giuridico più che su quello ideologico.

Commissione contrariata, ma non ferma

La Commissione europea non nasconde il rammarico. «Secondo la nostra analisi, le questioni sollevate non sono giustificate», ha detto il portavoce Olof Gill, ricordando che si tratta di nodi già affrontati in accordi precedenti. Ma il messaggio è chiaro: il dialogo con il Parlamento continuerà.

Sul piano tecnico, Bruxelles conserva inoltre una carta importante: la possibilità di applicare l’accordo commerciale in via provvisoria, in attesa del parere della Corte, se il Consiglio e il Parlamento lo consentiranno. Un’ipotesi che sarà discussa già al prossimo vertice dei leader europei.

Un test per l’Europa

Il caso Mercosur racconta molto dell’Europa di oggi. Un’Unione che fatica a conciliare apertura dei mercati e consenso interno, ambizioni globali e fragilità domestiche. Un Parlamento che usa il diritto come leva politica. Una Commissione che spinge sull’acceleratore mentre una parte degli Stati membri frena.

Per ora, il grande accordo resta fermo. In attesa del verdetto dei giudici di Lussemburgo. E, soprattutto, di una risposta politica che l’Europa, ancora una volta, deve trovare dentro se stessa.

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21 gennaio 2026 ( modifica il 21 gennaio 2026 | 14:17)