di
Paolo Valentino
L’allarme sull’inadeguatezza militare del Paese. La strategia per la resistenza: guerriglia sul modello dei mujaheddin
Pensare l’impensabile. Le Forze armate canadesi hanno messo a punto uno scenario di emergenza, che ipotizza l’invasione americana del Canada e modella una risposta del Paese che comprenderebbe tattiche simili a quelle usate in Afghanistan prima dai mujaheddin contro l’Unione Sovietica e poi dai Talebani contro gli Stati Uniti.
Lo rivela il quotidiano Globe and Mail, secondo cui è la prima volta in un secolo che lo Stato Maggiore di Ottawa crea un «war game» fondato sull’eventuale attacco degli Stati Uniti contro lo Stato nordamericano, membro fondatore della Nato e stretto alleato di Washington anche nella difesa aerea dell’emisfero occidentale.
Il giornale canadese cita come fonte due alti ufficiali governativi, i quali premettono di ritenere improbabile che Donald Trump ordini veramente un’invasione del Canada, nonostante più volte il capo della Casa Bianca abbia dichiarato che dovrebbe diventare il cinquantunesimo Stato degli Usa. Ma già il fatto che i militari canadesi formulano un quadro concettuale e teorico, sia pure non un vero e proprio piano militare operativo, per questa eventualità, dà la misura di come il governo di Ottawa discuta seriamente il livello di minaccia, rispetto all’Amministrazione Trump e alla sua totale imprevedibilità.
Nello scenario, l’invasione Usa avverrebbe da Sud e, secondo i pianificatori di Ottawa, le forze americane sarebbero in grado di occupare le posizioni strategiche canadesi entro al massimo una settimana e possibilmente entro un paio di giorni. Il Canada, infatti non possiede un esercito sufficientemente grande e i sofisticati sistemi d’arma, necessari a respingere un attacco convenzionale da parte della potente Us Army. Per questo gli strateghi del Canada ipotizzano una resistenza in forma di guerriglia, basata su piccoli gruppi irregolari di militari e civili, che farebbero ricorso a imboscate, atti di sabotaggio, lancio di droni e tattiche di hit-and-run.
Proprio come i mujaheddin afghani nel decennio 1979-79 contro i sovietici e, dopo il 2001, i talebani nella guerra ventennale contro gli Usa e gli alleati, fra cui il Canada che tra il 2001 e il 2014 ebbe 158 soldati uccisi, l’obiettivo sarebbe di imporre all’invasore il massimo numero di vittime, rendendo insostenibile il costo umano e politico dell’operazione.
In base allo scenario, l’attacco sarebbe preceduto da chiari segnali da parte dello Stato maggiore americano, che gli Usa intendono mettere fine alla cooperazione tra i due Paesi nel Norad, il North Atlantic Aerospace Defence Command, che assicura la difesa aerea del Continente nordamericano. In quel caso, secondo un funzionario del ministero della Difesa canadese citato dal Globe and Mail, Ottawa avrebbe un massimo di tre mesi per prepararsi a fronteggiare un’invasione. La fine dell’accordo di difesa, secondo il war game, spingerebbe il Paese anche a chiedere assistenza militare a Francia e Regno Unito, i due Stati alleati dotati di armi nucleari. Di più, come dice al Globe and Mail il generale in pensione David Fraser che guidò per un periodo le truppe canadesi in Afghanistan, il Canada è convinto di poter contare sull’appoggio di altri Paesi europei, nonché del Giappone e della Corea del Sud.
In questi giorni, il governo di Ottawa sta valutando l’invio di un piccolo contingente militare in Groenlandia, per unirsi ai soldati già inviati da otto Paesi europei in segno di solidarietà con la Danimarca, sotto la cui sovranità ricade l’isola artica, di fronte alle minacce di Donald Trump, che ha detto di volersela prendere “in un modo o nell’altro” perché serve agli Stati Uniti «per la sicurezza».
21 gennaio 2026
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