Una cena fra i pesi massimi del potere politico e finanziario mondiale che si trasforma in uno scontro fra Howard Lutnick, il segretario al Commercio Usa nella sala-comando dei dazi di Trump, e gli europei. Con addirittura la presidente della Bce, Christine Lagarde, che ad un certo punto si alza e se ne va in disaccordo.
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Succede anche questo al Forum economico mondiale intitolato quest’anno ‘Uno spirito di dialogo’. È martedì sera, il presidente Usa Donald Trump deve ancora partire per la Svizzera, ma a Davos Usa ed Europa sembrano già ai ferri corti fra minacce di annessione della Groenlandia da parte di Trump e scontro su tutto, dall’energia ai migranti fino alle ricette economiche.
Alta tensione alla cena di gala
In mattinata Lagarde, in un’intervista alla Cnn, aveva criticato l’atteggiamento dell’amministrazione Trump che – affermava – crea incertezza per le imprese e un fardello per la crescita economica. Aggiungendo «la chiamata a svegliarsi» per l’Europa, a emanciparsi dagli Usa e a proteggersi dalle ingerenze con le riforme. Parole che non sono piaciute a Lutnick. Durante la cena il combattivo ‘zar dei dazi’ – riferiscono alcuni dei partecipanti – avrebbe ribadito le affermazioni fatte in un suo editoriale sul Financial Times: «Il capitalismo ha un nuovo sceriffo», la globalizzazione è fallita e così le istituzioni multilaterali che la difendono. Seduto a uno dei tavoli con accanto il Trade Representative Jamieson Greer e il ceo di Blackrock Larry Fink, co-presidente ad interim del Forum, Lutnick si sarebbe poi lanciato in una critica affilata contro l’Europa, definendola un’economia in declino di competitività e criticando le sue politiche energetiche: meglio concentrarsi sul carbone piuttosto che sulle fonti rinnovabili. Di più: Lutnick avrebbe schernito l’appello di Lagarde a un’Europa più unita ed emancipata dagli Usa.
La reazione di Christine Lagarde
Per tutta risposta, secondo alcuni dei presenti, Christine Lagarde, titolare di una delle posizioni più di spicco dell’Unione europea e gran promotrice delle riforme del piano Draghi, si sarebbe alzata abbandonando la cena in disaccordo con i toni di Lutnick. ‘No comment’ della Bce. Ma Lagarde non sarebbe stata la sola a indispettirsi per i toni del ministro di Trump. Altri fra i presenti avrebbero accolto con ‘buu’, fischi e diverse interruzioni le parole di Lutnick, mentre Fink invitava alla calma. Il ministero del Commercio Usa dirà poi che «solo una persona ha rivolto dei ‘buu’, e si trattava di Al Gore», democratico ex vice-presidente Usa e ora veterano di Davos come attivista del clima. La spia di Davos – da sempre un termometro delle relazioni internazionali – vira dunque sul rosso per quanto riguarda i rapporti fra buona parte d’Europa e l’amministrazione Trump.
Greer, un altro esponente del mondo ‘Maga’ gran difensore dei dazi di Trump, invita l’Europa a non usare la scusa della Groenlandia per sospendere l’accordo sulle tariffe faticosamente raggiunto con l’Europa. E il tycoon ha ribadito che l’Europa «non sta andando nella giusta direzione». Le sue parole sulla Groenlandia, se non una presa con la forza, lasciano intuire atti di coercizione economica come i dazi. Di fronte ai quali l’Ue discute di contromisure, ipotizzando anche l’anti-coercizione, mentre a Davos esponenti delle Big Tech che pagano tasse irrisorie e temono le regole sul digitale, come Joel Kaplan di Meta, annusano l’aria e mettono le mani avanti: «Colpire il tech sarebbe particolarmente controproducente per l’Europa».

