Von der Leyen è stata perentoria: la risposta ai dazi minacciati da Trump contro gli otto Paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia sarà “decisa” ma “proporzionata” alle misure imposte da Washington. Ma nel suo discorso al Forum di Davos la presidente della Commissione europea ha aggiunto anche altro: “Gli shock geopolitici possono, e devono, rappresentare un’opportunità per l’Europa, per costruire una nuova forma di indipendenza europea. Questa esigenza non è nuova, né è una reazione a eventi recenti”.
Il bazooka commerciale e il rischio di un ricatto di Trump
In cima alle priorità non c’è solo il tema della difesa, ma anche quello dell’energia che sul fronte del gas vede l’Europa dipendere sempre di più dagli Stati Uniti. Un ostacolo non trascurabile all’attivazione dello ‘strumento anti-coercizione’, il così detto ‘bazooka commerciale’ che l’Ue ha nel proprio arsenale per rispondere alla coercizione economica da parte di Paesi terzi. Dopo la guerra in Ucraina gli Stati europei hanno sostituito il gas russo con il gnl statunitense, ma i continui – e sempre più clamorosi – strappi di Donald Trump rendono evidente che sull’altra sponda dell’Atlantico non abbiamo più un alleato affidabile. A Davos Von der Leyen ha parlato di un “cambiamento permanente” negli assetti geopolitici, con cui l’Ue deve fare i conti perché “la nostalgia non riporterà indietro il vecchio ordine”.
Abbiamo sostituito il gas di Mosca con quello statunitense
In questo contesto l’indipendenza energetica è un problema non più rinviabile. A fare il punto della situazione è una ricerca realizzata dal Clingendael Institute dell’Aia, dall’Ecologic Institute di Berlino e dal Norwegian Institute of International Affairs (qui il pdf).
Nel 2019 le importazioni di gas tramite gasdotto dalla Russia rappresentavano il 60% delle importazioni dei Paesi appartenenti allo spazio economico europeo (See) da Paesi esterni, ma nel 2025 questa quota è scesa all’8%. Nello specifico, i volumi sono crollati da 186 a 18 miliardi di metri cubi. Nello stesso periodo le esportazioni russe di gas naturale liquefatto (gnl) verso l’Ue sono leggermente aumentate, passando da 17 miliardi di metri cubi nel 2019 a 20 miliardi nel 2025.

La quota statunitense sulle importazioni totali di gas (da paesi extra-See) è invece balzata dal 4% nella prima metà del 2019 al 39% nella seconda metà del 2025. Escludendo le importazioni dalla Norvegia (che fa parte dello Spazio economico europeo) oggi il 61% del gas naturale liquefatto arriva da oltreoceano.
Le importazioni di gas in Italia
Per quanto riguarda l’Italia, la quota totale di gas importata dagli Stati Uniti nel 2024 si è attestata intorno all’8-9% del totale (i dati arrivano dall’International Trade Administration), ma i dati preliminari del 2025 indicano che c’è un ulteriore aumento.

La testata specializzata ‘Energia Oltre’ spiega che nel 2025 l’Italia ha importato gas naturale liquefatto per il 32% del proprio fabbisogno di gas e in questo scenario gli Usa guidano la classifica con il 44% dei carichi arrivati via nave. Si può dunque ipotizzare che nell’anno appena trascorso gli Stati Uniti abbiano coperto il 14-15% del totale delle forniture di gas.
Così gli Usa vogliono proiettare la loro potenza
La dipendenza da Washington può diventare un problema. Nel “National security strategy”, il documento di 33 pagine sulla nuova strategia di sicurezza nazionale Usa, viene offerta una chiara indicazione dei progetti della Casa Bianca. “Espandere le nostre esportazioni nette di energia – si legge – rafforzerà anche i rapporti con gli alleati, ridurrà l’influenza dei nostri avversari, proteggerà la nostra capacità di difendere le nostre coste e – quando e dove necessario – ci permetterà di proiettare potenza”.
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Il rischio di un aumento delle bollette: “Le riserve di gas sono basse”
“Dobbiamo riconoscere la nuova realtà del predominio energetico americano di Donald Trump e guardare con cautela alle importazioni europee” spiega Kacper Szulecki, docente dell’Istituto norvegese per gli affari internazionali, commentando con il Guardian i dati emersi dalla ricerca.
“Al momento, le riserve di gas nell’Ue sono molto basse, le più basse degli ultimi anni, e inferiori a quelle registrate all’inizio della guerra in Ucraina” ha argomentato Szulecki. “Se dovessimo avere un inverno freddo e tensioni con gli Stati Uniti, che porterebbero a ulteriori aumenti dei prezzi e all’esaurimento delle riserve, nei prossimi mesi potremmo assistere a una crisi energetica davvero drammatica”.
Cosa può fare l’Europa
Secondo il ricercatore “le vulnerabilità dell’Europa sono collettive e devono essere meglio comprese dai responsabili politici e dall’opinione pubblica” perché “la dipendenza dell’Europa dal gnl aumenta la nostra esposizione agli shock dei prezzi globali attraverso i mercati spot, con un forte impatto sui prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità”.
“Diversificazione (delle fonti energetiche, ndr) non può significare sostituire un fornitore dominante con un altro”, osserva Raffaele Piria, senior fellow all’Ecologic Institute di Berlino e promotore della ricerca. “L’Europa ha bisogno di una definizione chiara di diversificazione e di una strategia che rifletta le attuali realtà geopolitiche”. Gli autori dello studio sostengono che l’Ue dovrebbe accelerare la transizione alle rinnovabili per rendersi sempre più indipendente dal punto di vista energetico, ma nel frattempo, visto che “nel breve e medio periodo avremo bisogno di gas”, è necessario monitorare le quote e perseguire una vera diversificazione tra fornitori.