di
Ilaria Sacchettoni

La Procura di Civitavecchia gli contesta il reato di femminicidio. Federica Torzullo, 41 anni, è scomparsa l’8 gennaio ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, e ritrovata senza vita il 18. L’omicidio avvenuto nel bagno

«L’ho uccisa in 45 minuti, perché non volevo perdere l’affidamento mio figlio»: è una delle ammissioni di Claudio Agostino Carlomagno che ha reso piena confessione del delitto della moglie Federica Torzullo, avvenuto ad Anguillara Sabazia. I due si stavano separando. «Abbiamo avuto una discussione – ha aggiunto l’uomo davanti al gip – ho distrutto il suo telefono». Carlomagno da tre giorni è in stato di fermo. Il procuratore capo di Civitavecchia lo ritiene il solo (al momento) responsabile della morte della moglie. Il fermo dell’uomo è stato convalidato dal giudice che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ma il procuratore di Civitavecchia nutre dubbi: «La ricostruzione della dinamica non convince».

«Zone d’ombra»

«Il tema è complesso: la confessione c’è stata, ma per noi non è piena. Non siamo completamente soddisfatti della ricostruzione fornita», dichiara il procuratore Alberto Liguori. «Per i tempi così contingentati descritti – 45 minuti circa – come li ha descritti, riteniamo che ci sia qualcosa che non quadra. Ci sono delle zone d’ombra su cui vorremmo fare luce. L’indagato ha preso atto del quadro indiziario, robusto e completo». L’uomo avrebbe ucciso la moglie in bagno. Il procuratore aggiunge: «Pentimento? L’ho visto provato ma no parole per Federica».



















































L’arma del delitto

La confessione di Claudio Carlomagno fornisce agli investigatori nuove chiavi di ricerca per chiudere l’inchiesta sulla morte di Federica Torzullo. Si sa dove cercare il coltello, ad esempio, pur con qualche approssimazione (è stato gettato via). Ma si sa anche che il cellulare della donna non sarà mai rintracciato: Carlomagno lo ha distrutto in seguito ai fatti. Tutto si sarebbe svolto nell’appartamento della coppia, così come avevano accertato le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia, coordinati dal procuratore capo di Civitavecchia Alberto Liguori. E come le telecamere di videosorveglianza, presenti, hanno puntualmente accertato. Quasi quattro ore di ammissioni alle quali si è arrivati, con ogni probabilità, su input dell’avvocato difensore Andrea Miroli. In questo lasso di tempo si è parlato anche della preoccupazione numero uno di Carlomagno, ovvero il figlio di dieci anni orfano di madre e con il papà in carcere.

L’accusa di femminicidio

La Procura di Civitavecchia contesta all’uomo il reato di femminicidio. Per modalità (l’accanimento mostrato) e per probabile movente (rabbia verso la nuova relazione intrapresa dalla donna), come spiega Ilaria Sacchettoni qui. L’articolo 577 bis del codice penale prevede la condanna all’ergastolo per l’omicidio di una donna che viene commesso «per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione».

Prima il silenzio

La 41enne era scomparsa lo scorso 8 gennaio ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, ed è stata ritrovata senza vita la scorsa domenica. Carlomagno, che finora si è avvalso della facoltà di non rispondere, si trova in carcere a Civitavecchia, in stato di fermo. Fermo convalidato dal giudice per le indagini preliminari. Il pm aveva sottolineato il contegno scarsamente collaborativo di Carlomagno e aveva concluso sostenendo vi fosse «il pericolo di fuga» per vari motivi.

«Carica violenta e personalità negativa»

L’uomo è accusato, oltre che di femminicidio, anche di occultamento di cadavere. Nell’ordinanza il giudice parla di «personalità negativa che non solo non ha mostrato alcuna capacità di autocontrollo e di contenimento dei propri impulsi, ma ha altresì evidenziato una particolare ostinazione nella condotta delittuosa posta in essere sia per la carica violenta esercitata sulla vittima in costanza dell’atto omicidiario, sia per le successive attività volte a ostacolarne il ritrovamento». Il giudice ha direttamente emesso ordinanza senza convalidare il fermo ritenendo che non vi fosse pericolo di fuga (diversamente da ciò che avevano indicato i pm) ma sussiste la possibilità di inquinare le prove.

La ferocia

Secondo i primi risultati dell’autopsia sul corpo di Torzullo, ritrovata in una buca all’interno di un fondo attiguo a quello dell’azienda del marito, la donna sarebbe stata raggiunta da 23 coltellate, di cui 19 colpi sul collo e sul viso, i restanti sul corpo. L’assassino ha infierito: dall’esame sono emerse anche ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace. I colpi hanno raggiunto con forza in particolare l’addome e il bacino ma anche gli arti inferiori. L’intera gamba sinistra è stata amputata, mentre il torace è stato schiacciato dall’azione a cucchiaio della benna-scavatrice. Federica ha provato a difendersi dalla furia omicida, a confermarlo almeno quattro delle ferite inferte. La morte causata dalla lesione dei vasi arteriosi del collo. Il colpo fatale sarebbe stato sferrato al lato destro. Secondo una prima valutazione, l’indagato avrebbe utilizzato una lama bitagliente; da qui le tante tracce di sangue individuate dai carabinieri del Ris sugli abiti da lavoro del marito, all’interno di un armadio e nella sua auto.


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21 gennaio 2026 ( modifica il 21 gennaio 2026 | 19:56)