Roma, 21 gennaio 2026  – L’appuntamento è fissato per domani, giovedì 22 gennaio 2025 alle ore 14. Ma chiariamolo subito: inutile alzare gli occhi verso il cielo, a meno che non si possiedano potenti telescopi, perché lo storico allineameto della cometa 3I/Atlas con Terra e Sole non sarà visibile a occhio nudo. Ciò non toglie che sarà un evento storico dopo più di un mese dal momento in cui ha toccato il punto più vicino al nostro pianeta. Scopri di più.

3I/Atlas e l’allineamento particolare nel cielo terrestre

Insomma, tra poche ore la cometa 3I/Atlas raggiungerà un allineamento particolare nel cielo terrestre. Numeri alla mano, si troverà a circa 3,3 UA dal Sole e 2,35 UA dalla Terra, circa 350 milioni di km. Una UA (Unità Astronomica) corrisponde alla distanza media tra la Terra e il Sole, circa 149,6 milioni di chilometri. Come abbiamo già detto, non sarà possibile vederla a occhio nudo  eppure questa apparizione è un evento che tocca qualcosa di più profondo della semplice osservazione scientifica: ci ricorda che la Terra non è isolata, ma attraversata da frammenti di altri mondi. Ecco perché semplici appassionati e osservatori astronomici di tutto il pianeta si preparano a puntare i loro strumenti verso il cielo, consapevoli che un’occasione simile potrebbe non ripetersi per decenni.

3I/ATLAS -Foto di NASA, ESA, STScI, D. Jewitt (UCLA), M.-T. Hui (Shanghai Astronomical Observatory) Image Processing: J. DePasquale (STScI)

3I/ATLAS – Foto di NASA, ESA, STScI, D. Jewitt (UCLA), M.-T. Hui (Shanghai Astronomical Observatory) Image Processing: J. DePasquale (STScI)

Il primo avvistamento della cometa 3I/Atlas

In questi medi abbiamo imparato a ‘conoscerla bene’, si fa per dire ovviamente. Fatto sta che la cometa 3I/Atlas fu identificata per la prima volta nel febbraio del 2023 dagli astronomi del Pan-STARRS (Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System) nelle Hawaii. Inizialmente catalogata come un oggetto cometario ordinario, gli astronomi si accorsero ben presto che la sua orbita non era influenzata gravitazionalmente dal Sole in modo tipico. Studi successivi mostrarono che il corpo non era vincolato al nostro sistema solare. Insomma, proveniva da un altro sistema stellare. Un visitatore interstellare simile a ‘Oumuamua’, osservato nel 2017. Da allora la 3I/Atlas è diventata una delle comete più studiate del nuovo secolo, merito sia della sua traiettoria unica che della sorprendente attività di coda glaciale che ha mostrato.

Un'analisi della cometa 3I/Atlas e dei suoi 'getti'

Un’analisi della cometa 3I/Atlas e dei suoi ‘getti’

Le anomalie che la rendono straordinaria

Ma che cosa rende 3I/Atlas diversa da tutte le altre comete? Sarà sorprendente eppure a renderla unica non è solo l’origine interstellare, ma alcune proprietà fisiche anomale. In primis, la sua orbita iperbolica indica senza ombra di dubbio che non è legata gravitazionalmente al Sole: questo significa che, molto probabilmente, non tornerà mai più nel nostro sistema dopo questa transizione. Inoltre, l’analisi spettroscopica ha evidenziato composizioni chimiche insolite, con livelli di materiali ghiacciati e organici che non corrispondono ai modelli tipici delle comete Oortiane o della fascia di Kuiper. Alcuni dati suggeriscono anche variazioni impreviste nella luminosità, come se la cometa avesse un nucleo strutturalmente complesso o frammentato. Queste caratteristiche hanno spinto una collaborazione internazionale di astronomi amatoriali e professionisti a monitorare costantemente la cometa sin dal suo ingresso nel sistema solare interno. Radiotelescopi e osservazioni spettroscopiche dallo spazio hanno contribuito a mappare una coda di polveri e gas che cambia rapidamente, rivelando processi di sublimazione molto più intensi di quelli osservati in comete simili di dimensioni comparabili.

Un'immagine della cometa Atlas/3I tratta dal sito della Nasa

Un’immagine della cometa Atlas/3I tratta dal sito della Nasa

Le teorie sull’origine ‘aliena’

Come spesso accade di fronte all’insolito, non sono mancate le teorie più suggestive. La più fantasiosa? Si tratterebbe di un’astronave aliena che distruggerà la Terra. Per fortuna, non è andata così. Ad ogni modo, alcuni ricercatori hanno speculato che la cometa 3I/Atlas potrebbe essere un relitto di un pianeta espulso dal suo sistema natale, forse in un’antica danza gravitazionale con giganti gassosi. Altri, con un tono meno ortodosso, l’hanno definita un potenziale “messaggero” di materiali esotici: un veicolo naturale che trasporta composti chimici mai visti prima, capaci di raccontare come si formano i mondi in lontane regioni della galassia. La comunità scientifica, però, al momento rimane cauta per non dire scettica rispetto alle interpretazioni più spettacolari. La spiegazione più accreditata è che 3I/Atlas sia un classico frammento di sistema planetario alieno, espulso durante le fasi di formazione stellare e ora catturato temporaneamente dal nostro sistema solare, offrendo una rara finestra sul materiale primordiale di un’altra stella.

Perché guardare il cielo domani

Domani non sarà una foto di Instagram stellare, né un “oggetto luminoso” visibile senza strumenti e nemmeno con piccoli strumenti di osservazione da balcone. Non sarà un allineamento visivo, ma orbitale e geometrico, ecco perché c’è anche chi seguirà l’evento tramite dati condivisi, più che con osservazione diretta che comunque sarà possibile in osservatori astronomici e in altri luoghi che possono disporre di strumentazione professionale adeguata. Non implica che la cometa “passi davanti al Sole” come un transito osservabile. Ma puntare un telescopio verso 3I/Atlas significa guardare oltre il nostro cosmo. In qualche modo domani, per qualche ora, questa particolare cometa ci inviterà ad allargare lo sguardo, a pensare alle migliaia di mondi là fuori, e a ricordare che i confini dello spazio non esistono e che noi ne conosciamo solo una minima parte.