La zona 30 del centro storico di Roma non è a rischio. O, quanto meno, non sarà un tribunale ad annullarla. Il Tar dell’Emilia Romagna ha accolto il ricorso presentato da due tassisti, bloccando il progetto “Bologna Città 30”, il provvedimento del Comune che aveva esteso a tutta la città, a eccezione delle strade ad alto scorrimento, il limite di velocità di 30 chilometri orari. Una decisione che, qualora qualcuno dovesse rivolgersi ai giudici, non dovrebbe riproporsi anche a Roma.
La sentenza del Tar dell’Emilia Romagna
I giudici del Tar dell’Emilia Romagna hanno bocciato l’ordinanza del Comune di Bologna, definendola “illegittima”, per tutta una serie di motivi. In primis, c’è la questione dei divieti che vanno dettagliati strada per strada. Insomma, non si può applicare un divieto generalizzato in aree non omogenee tra loro. Poi, i giudici avevano contestato le “motivazioni generiche” del provvedimento. Mancava, alla base dell’ordinanza del sindaco Lepore, uno studio per giustificare i nuovi divieti.
La zona 30 di Roma
Dopo la sentenza del Tar, il centrodestra è partito all’attacco chiedendo al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e all’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, di cancellare la zona 30 nel centro storico, in vigore dal 15 gennaio 2026.
“La sentenza del Tar che ha annullato il provvedimento ‘Bologna Città 30’ è un avvertimento chiarissimo anche per Roma – ha detto Fabrizio Santori – capogruppo della Lega in Assemblea capitolina – motivazioni generiche, limiti generalizzati, assenza di criteri puntuali e sacrifici sproporzionati per cittadini e lavoratori: esattamente gli stessi errori che la giunta Gualtieri sta commettendo con l’imposizione ideologica delle Zone 30 nella Capitale” ha evidenziato.
Le differenze tra Roma e Bologna
In realtà, da quanto apprende RomaToday, la situazione tra Roma e Bologna è molto diversa. L’amministrazione capitolina, infatti, a differenza di quanto fatto dalla giunta Lepore, è intervenuta su un’area limitata e omogenea, ovvero il centro storico, già ricompreso all’interno di una ztl attiva da decenni.
Inoltre, nel prevedere i nuovi divieti, la delibera che ha istituito la zona 30 era accompagnata da uno studio di Roma Servizi per la Mobilità con il quale si dimostrava che l’abbassamento dei limiti di velocità comporta una riduzione degli incidenti, in particolare quelli mortali. Si tratta di un’istruttoria tecnica articolata e documentata (analisi di traffico, sicurezza, ambiente, TPL), che ha mostrato benefici misurabili in termini di sicurezza stradale e qualità ambientale. In sintesi, il provvedimento di Roma non è una deroga generalizzata ma un intervento all’interno di un’area ben delimitata.
Bologna segue Roma
Così, da primo capoluogo italiano ad aver adottato questa misura, Bologna “rischia” di passare da capofila delle zone 30 a dover imitare quanto fatto a Roma. Ci sarebbero state, infatti, delle interlocuzioni tra le due amministrazioni negli ultimi giorni, con lo staff di Lepore impegnato a studiare il “modello romano” per riproporlo, poi, anche a Bologna.