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Francesca Basso, inviata a Strasburgo
Il Parlamento europeo rinvia l’accordo Ue-Mercosur alla Corte di Giustizia per verificarne la conformità ai Trattati, prendendo tempo sulla ratifica. Commissione critica, maggioranze spaccate
STRASBURGO Hanno avuto la meglio gli eurodeputati contrari all’accordo con i Paesi del Mercosur siglato sabato scorso in Paraguay dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La plenaria del Parlamento europeo, riunita a Strasburgo, mercoledì ha votato con 10 voti di scarto a favore del deferimento dell’accordo alla Corte di Giustizia dell’Ue per verificarne la conformità con i Trattati dell’Unione.
Una mossa che ha l’obiettivo di prendere tempo (circa sei mesi) e posticipare il momento del voto di ratifica da parte del Parlamento Ue. Abbastanza per far esultare gli agricoltori europei che per due giorni hanno protestato contro il Mercosur davanti al Parlamento di Strasburgo. Eppure la Commissione aveva incassato — il 9 gennaio scorso — il via libera a maggioranza qualificata dai Paesi Ue, contrari solo Francia, Polonia, Irlanda, Austria e Ungheria. Belgio astenuto.
Ha espresso «rammarico» il commissario al Commercio Maroš Šefcovic «poiché gli esportatori hanno bisogno di certezza, prevedibilità e accesso a nuovi mercati», mentre «il Parlamento ha scelto di riaprire questioni già risolte». E «l’Ue deve rimanere un partner commerciale affidabile». Non un bel segnale in vista della missione in India di Ursula von der Leyen e António Costa della prossima settimana per chiudere un accordo con Narendra Modi. Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe l’esclusione dall’intesa dell’agricoltura.
La risoluzione è stata presentata da un gruppo di deputati provenienti dalla Sinistra, dai Verdi e da Renew Europe ed è stata sostenuta trasversalmente da eurodeputati di diversi gruppi, tra cui i Patrioti in cui milita la Lega, che vi vede una «sfiducia» a von der Leyen: il testo è passato con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni. Una seconda risoluzione dei Patrioti, che chiedeva a sua volta una valutazione legale, è invece stata respinta.
Alla vigilia i popolari e i socialisti si erano schierati a difesa dell’accordo mentre i liberali (guidati dalla francese Valérie Hayer) si erano detti a favore del ricorso alla Corte. Tuttavia ieri Ppe, S&D e Renew si sono spaccati e a prevalere sono state le logiche nazionali. Nel Ppe in 43 non hanno seguito la linea del gruppo, soprattutto polacchi, francesi e ungheresi. Tra i socialisti in 35. Tra i liberali 24 hanno votato a favore del rinvio e 46 contro. Nel gruppo dei conservatori dell’Ecr 35 a favore e 39 contro. Invece compatti Sinistra e Patrioti.
Si sono spaccate anche la maggioranza di governo e l’opposizione italiane, con la Lega, il M5S e Avs a favore del ricorso, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Pd contrari.
La Corte ora è chiamata a valutare la base giuridica dei due testi che formano l’intesa con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay: l’accordo di partenariato Ue-Mercosur e l’accordo commerciale provvisorio, che tuttavia tecnicamente può comunque entrare in vigore in via temporanea su iniziativa della Commissione. E questo è il vero nodo politico: se la Commissione, sostenuta dagli Stati membri, andrà comunque avanti. Il Ppe ha chiesto di «attivare subito l’applicazione provvisoria». Del resto la reazione del cancelliere Friedrich Merz (Cdu/Ppe) è stata molto dura. Il leader tedesco ha definito «deplorevole» la decisione del Parlamento: «Valuta erroneamente la situazione geopolitica. Siamo convinti della legalità dell’accordo. Basta con i ritardi. L’accordo deve ora essere applicato in via provvisoria». La presidente del gruppo S&D Iratxe García Pérez ha spiegato che i socialisti «deplorano» il voto ma lo «rispettano» e attenderanno la decisione della Corte. Ma ha anche detto di «riconoscere che il Consiglio e la Commissione hanno ora le prerogative per l’applicazione provvisoria».
La Commissione è «fermamente convinta che le tre questioni sollevate nella mozione del Parlamento europeo in merito all’accordo siano ingiustificate». L’esecutivo comunitario spiega di avere «già affrontato ampiamente tali questioni con il Parlamento europeo» e sottolinea che «non sono nuove e e sono state trattate in accordi precedenti».
Il dossier sarà giovedì sera sul tavolo dei leader al Consiglio europeo straordinario convocato per discutere di Groenlandia e dei rapporti Ue-Stati Uniti. Il Parlamento europeo dovrà invece attendere il giudizio della Corte prima di poter approvare o respingere l’accordo commerciale, che riguarda una competenza esclusiva dell’Ue e infatti è soggetto solo alla ratifica a livello dell’Unione: richiederà appunto il consenso del Parlamento europeo e l’approvazione formale finale del Consiglio, dopo la quale potrà entrare in vigore. La parte commerciale dell’intesa cesserà di applicarsi una volta che sarà entrato in vigore l’accordo di partnership che di fatto l’assorbirà, ma che richiede le ratifiche nazionali. Ad esempio il Ceta, l’accordo tra Ue e Canada, è ancora in vigore in via provvisoria perché è stato ratificato solo da 17 su 27 Stati membri.
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21 gennaio 2026 ( modifica il 21 gennaio 2026 | 22:09)
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