L’ex segretario generale della Nato ed ex primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, avverte: “L’Alleanza atlantica sta affrontando la sua sfida più grande dalla sua nascita”. In un’intervista esclusiva a Dossier, la sezione di inchieste in abbonamento di Today.it, Rasmussen illustra il suo piano in tre punti per ricucire le relazioni transatlantiche.

A pesare è soprattutto la postura muscolare del presidente statunitense Donald Trump, che durante un discorso al World Economic Forum di Davos ha affrontato i dossier più spinosi delle relazioni tra Europa e Stati Uniti. Il discorso, durato un’ora e dieci minuti, si è concluso con quello che è stato descritto come un “sospiro di sollievo” udibile in tutta Europa. Sulla Groenlandia, dopo mesi di ambiguità in cui Trump non aveva escluso un intervento militare, il presidente ha promesso che non ricorrerà alla forza per acquisire il territorio artico, pur ribadendo l’intenzione di acquisirla. Diversa la posizione sulla Nato, giudicata dall’inquilino della Casa Bianca come un’alleanza che riceve troppo poco in cambio degli sforzi americani.

Le “bufale” di Trump sulla Groenlandia smontate punto per punto

Rasmussen ha lanciato attraverso Dossier Today.it un pesante monito: le mire espansionistiche sulla Groenlandia e le politiche commerciali aggressive di Trump rappresentano un rischio senza precedenti, e per questo motivo invita l’Europa a prepararsi a uno scontro politico, economico e strategico senza precedenti. E invita i paesi membri dell’Allenza a unire le proprie forze.

La controversia sulla Groenlandia ha evidenziato crescenti tensioni tra Stati Uniti ed Europa. Pensa che l’alleanza transatlantica si stia avvicinando a un punto critico nella gestione dei disaccordi interni, o ritiene che la Nato disponga ancora degli strumenti politici per assorbirli senza compromettere la sua credibilità?

“Sì, siamo a un punto critico. Questa è la sfida più grande dalla nascita della Nato. Non può esistere un’organizzazione di sicurezza collettiva in cui un importante alleato esercita coercizione su un altro per questioni territoriali. Dobbiamo smettere di discutere dell’impossibile e mettere sul tavolo proposte concrete: modernizzare gli accordi esistenti, rafforzare la presenza della Nato in Groenlandia e sviluppare una strategia più solida per l’Artico. Danimarca e Groenlandia accolgono con favore una maggiore presenza degli Alleati. Ciò che non possiamo accettare è l’acquisizione territoriale. La Groenlandia non è in vendita”.

Dal punto di vista strategico, quanto reale è il rischio che Cina e Russia prendano il controllo della regione artica?

“Cina e Russia cercano di ottenere una leva strategica attraverso le infrastrutture critiche, le catene di approvvigionamento e gli asset strategici. Un ruolo più forte della Nato in Groenlandia risponderebbe concretamente alle preoccupazioni degli Stati Uniti in materia di sicurezza e ridurrebbe l’influenza cinese e russa”.

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Quindi la Nato è oggi preparata a una competizione di lungo termine nell’area artica?

“Ho proposto un piano in tre punti per rafforzare la presenza della Nato e limitare l’influenza di Cina e Russia nell’Artico. La Danimarca e Groenlandia potrebbero mettere sul tavolo tre proposte concrete: primo, modernizzare l’accordo di difesa del 1951 con gli Stati Uniti per rafforzare la presenza della Nato in Groenlandia; secondo, concordare un patto sugli investimenti per attrarre capitali americani ed europei nel settore dei minerali critici. E terzo: adottare un patto di stabilizzazione e resilienza per impedire che ci siano investimenti cinesi e russi nei settori critici”.

La Nato ha definito la Cina una “sfida sistemica”. È solo una formula diplomatica o riflette un reale cambiamento nelle priorità strategiche dell’Alleanza?

“Riflette un cambiamento reale. La Cina sta plasmando lo scenario strategico attraverso la tecnologia, i minerali critici, le catene di approvvigionamento e l’influenza politica. La sicurezza, oggi, non è solo una questione di potenza militare: riguarda anche le dipendenze e la resilienza. La Nato non sta diventando un’alleanza indo-pacifica, ma deve adattarsi a questa realtà. E dobbiamo essere chiari: gli unici vincitori, in caso di divisione transatlantica, sono Putin e Xi. Già solo questo ci dice quanto sia grave la situazione”.

L'ex segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen (LaPresse, 2013)

Quanto il futuro della Nato dipende dall’esito della guerra in Ucraina, non solo sul piano militare ma anche sulla credibilità politica globale?

“Molto. L’Ucraina è un banco di prova per la credibilità occidentale. Se la Russia dovesse prevalere sull’Ucraina, verrebbe minato l’ordine mondiale stabilito dopo la Seconda guerra mondiale. E avrà conseguenze drastiche per la sicurezza all’interno dell’Unione Europea e, quindi, in tutti i nostri Paesi. È una lezione che va ben oltre l’Ucraina. Ecco perché la Groenlandia è diventata un’arma di distrazione di massa dalla vera minaccia: la guerra della Russia contro l’Ucraina. Dobbiamo rimanere concentrati su questa sfida centrale”.

Dalla pressione sulla spesa per la difesa ai dubbi sul sostegno automatico agli alleati, quanto è vulnerabile oggi la Nato a un eventuale disimpegno degli Stati Uniti?

“Per anni gli europei hanno beneficiato di beni a basso costo dalla Cina, energia economica dalla Russia e sicurezza vantaggiosa dagli Stati Uniti. Quel modello non esiste più. Se l’impegno degli Stati Uniti viene messo in discussione, la deterrenza militare si indebolisce. E la deterrenza è una questione di credibilità, non di intenzioni”.

Quindi cosa dovrebbero fare concretamente i paesi europei per prepararsi a uno scenario del genere?

“L’Europa deve trarre conclusioni chiare: investire di più e più velocemente nella difesa, costruire un pilastro europeo più forte all’interno della Nato ed essere in grado di difendersi da sola, se necessario. Allo stesso tempo, l’Unione Europea deve essere pronta a rispondere con fermezza alla coercizione utilizzando strumenti economici. L’era dell’adulazione nei confronti di Trump è finita: si è dimostrato che non funziona. Forza, unità e determinazione sono ora essenziali”.

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