di
Rinaldo Frignani e Ilaria Sachettoni

Il marito di Federica Torzullo ammette di averla uccisa e spiega: «Temevo di perdere mio figlio». La famiglia della vittima: fesserie

Prima annunciata, poi slittata e infine sottoscritta, la confessione di Claudio Carlomagno somiglierebbe più a un’ammissione parziale dei fatti. Mancano, secondo il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, i presupposti per parlare di «piene dichiarazioni». Offrendosi di spiegare alcune circostanze il marito di Federica Torzullo avrebbe cercato in realtà di difendersi dallaggravante della premeditazione, non ancora contestato dai magistrati che ora lo accusano di «femminicidio e occultamento di cadavere».

 Il gip conferma il carcere e descrive una «personalità negativa che non solo non ha mostrato alcuna capacità di autocontrollo e di contenimento dei propri impulsi ma ha altresì evidenziato una particolare ostinazione nella condotta delittuosa posta in essere». Non ritiene fondato il pericolo di fuga («non dispone di una solidità economica tale da sostenere una latitanza») mentre sottolinea il rischio di inquinamento delle prove.



















































A pochi giorni dall’arresto, quanto raccontato da Carlomagno arricchisce la ricostruzione dell’omicidio di numerosi dettagli. In circa quattro ore di colloquio di fronte ai magistrati l’uomo chiarisce e precisa, offrendo nuovi spunti investigativi sull’arma, sul cellulare scomparso di Federica, infine sul movente. Carlomagno, assistito dal difensore, l’avvocato Andrea Miroli, avrebbe confermato ciò che l’autopsia aveva già riscontrato, vale a dire l’utilizzo di un coltello. Un semplice coltello da cucina, ha fatto sapere l’indagato che ha detto di essersene liberato più tardi lungo un corso d’acqua a Osteria Nuova.

 «Lo stiamo cercando» è la replica di chi coordina l’inchiesta dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia. Carlomagno conferma, poi, che il cellulare della vittima è stato «distrutto» dopo un primo tentativo di servirsene per nascondere l’omicidio: «Ho bruciato il telefonino e tutti gli effetti personali di mia moglie» avrebbe spiegato, accreditando anche l’ipotesi che Federica fosse in bagno, senza vestiti, al momento dell’aggressione. 
Dopo l’omicidio, la disperazione culminata in un’intenzione suicida poi abortita.

 È sul movente, tuttavia, che si appuntano le perplessità. L’imprenditore edile ha sostenuto di aver avuto paura, il timore «di perdere l’affidamento del figlio». E questo nel tentativo evidente di dimostrare che si è trattato di un delitto d’impeto, mentre da chiarire c’è la presenza del padre Pasquale su un furgone davanti alla villetta della coppia fra le 7.08 e le 7.17 del 9 gennaio, dunque poco dopo che il figlio ha ucciso la moglie, e di una «persona non identificata» alle successive 14.17 quando Carlomagno è tornato a casa.

Una versione che non convince il gip. Nell’ordinanza si parla di «indicazioni generiche» che non spiegano, ad esempio, «come abbia potuto provvedere ad eliminare le tracce ematiche dall’abitazione in un arco temporale così ristretto come quello descritto». 

Non bastasse, dalla famiglia di Federica arriva una netta sconfessione rispetto a quanto dichiarato sul figlio: «Si tratta di fesserie — spiegano —. Fede non ha mai avuto intenzione di togliere il figlio al padre, che peraltro riteneva un buon padre. Tanto è vero che quando sono andati insieme dall’avvocato a dicembre per la separazione, avevano accettato che si trattasse di una separazione consensuale».

È chiaro che per gli investigatori c’è ancora lavoro da fare: «Non può escludersi — scrive il gip — vi siano ulteriori elementi e profili investigativi da approfondire che potrebbero essere facilmente annullati da un’eventuale azione dell’indagato».  E c’è spazio per una conferma sulla appropriatezza del reato contestato, il femminicidio: «La vittima era ormai proiettata verso l’azione», a dire la separazione.

 Nessuna delusione per l’avvocato Miroli: «Il mio cliente, dal quale ho preteso tutta la verità, è pienamente consapevole e pronto a pagare per ciò che ha fatto. Anzi, vuole pagare per ciò che è avvenuto».


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22 gennaio 2026 ( modifica il 22 gennaio 2026 | 08:08)