Salve, sono Dredd Astaire. Forse vi ricorderete di me per le mie apologie sulla terza età come Highest 2 Lowest e The Rule of Jenny Pen.
Oggi, sono qui per porvi un quesito: vi sareste mai immaginati Emma Thompson, Dama dell’Ordine dell’Impero Britannico, protagonista di Casa Howard, Quel che resta del giorno, l’unica attrice al mondo ad avere ricevuto un Oscar alla sceneggiatura (per Ragione e sentimento), mettersi in tutona da lavoro e andare a pescare su un lago ghiacciato Minnesota?
La verità? Forse nemmeno lei.
Dead of Winter, il nuovo film a tinte geriatriche di cui ho l’onore di parlarvi, è chiaramente un tentativo dell’attrice di britannica di farsi una vacanza pagata in Finlandia e far fruttare il suo stacanovismo.

Sigla! (ma ogni volta che dice mare cantate LAGO!)

É pieno inverno in Minnesota. Barb (Emma Thompson) sfida le intemperie per raggiungere, e ricordare il primo appuntamento con il marito da poco deceduto con una sessione di pesca sul ghiaccio. Durante il tragitto si perde e chiede indicazioni alla prima cabin: qualcosa nel comportamento dell’uomo che la accoglie appare subito sospetto, soprattutto la cospicua chiazza di sangue davanti all’abitazione. Barb, tutta sale in zucca e fiducia per il prossimo, scrolla le spalle e se ne va.
Tutto sembra filare liscio, finché Barb, in piena pesca sul Lago, non vede lo stesso uomo inseguire una ragazzina in fuga e ri-catturarla in punta di pistola. Ormai senza mezzi di locomozione e senza ricezione al suo Nokia 3310, la donna decide di dire addio al fritto misto e salvare una vita umana, investendo tutta la sua arguzia per tentare di liberare la ragazza dalle grinfie della moglie dell’uomo (Judy Greer), la vera mente dietro al rapimento, che vuole la giovane per una misteriosa operazione che potrebbe salvarle la vita.

Cose che si imparano recitando Shakespeare

Il pitch è chiaramente Fargo incontra Taken, ma Dead of Winter è più vicino a un action geriatrico alla Nobody, solo con qualche acciacco in più. Non vogliamo accusare Dama Thompson di non essere in forma – d’altronde ci vuole anche una certa cazzimma ad andare a filmare in Finlandia un film ambientato in Minnesota.
Dead of Winter vede l’attrice immergersi nell’archetipo della donna agée con forte istinto eroistico, ma questa volta senza nessuno da proteggere: è sola, e l’impatto emotivo di questa solitudine viene fuori in una serie di comodissimi flashback parcheggiati strategicamente nel film. Soprattutto, non è mossa da alcun spirito di vendetta, bensì da buon spirito di vicinato e dalla proiezione della propria mancata maternità – la cosa che la motiva a salvare la vita a una ragazzina sconosciuta, doppiamente vittima in quanto prescelta per le sue precedenti tendenze suicide.

Lake Fradic

Qui sta il twist più interessante del film: una indifesa vecchietta del Minnesota, ferita ma non sconfitta dalla vita, una signora senza pretese, con tanta fiducia nel prossimo e altrettanto senso pratico, mica un ex agente della CIA con tanta muscle memory e pochissima compassione. Questo ancoraggio sale della terra livella anche i villain – una coppia borghese con poche risorse e buona mira, ridotta al gesto estremo del rapimento (e peggio)- ma dà anche al tutto tendenze sentimentali di grana piuttosto grossa. Emma Thompson qui pesca un po’ dalla Marge Gunderson di Fargo (l’iconica Frances McDormand), con ancora più abilità tecniche e coraggio, ma molta meno mobilità – qui sì Taken, ma con l’artrite e un mese prima del bastone a tre piedi.
Il suo contraltare, Judy Greer, è forse la seconda cosa più interessante del film. Come suo marito, non ha nome e veniamo a sapere pochissimo del suo background, solo il poco che si può inferire dai dialoghi e dal comportamento. La sua è però un’interpretazione vorace, che rende vivide le scelte del personaggio e la sua determinazione folle da vena che si chiude del cervello. Se la Barb di Emma Thompson è l’incarnazione del “Minnesota nice”,  Greer in tutona da sci è l’egoismo incarnato – disposta a ogni sacrificio pur di vivere un secondo di più.

Dead of Winter prova ad alzare emotivi e narrativi lavorando su più fronti: l’ambientazione estrema e rarefatta, trattata con un certo realismo (anche se con questa fotografia così opprimente alla filtro Instagram “Oslo a -30”…); poi l’eroina improbabile al centro del racconto; la struttura da thriller attraversata da deviazioni emotive e da una tensione da horror, soprattutto nel build-up del primo atto. Tutti fronti che, messi in fila, diventano una collezione di momenti riconoscibilissimi, ma senza quell’energia anarchica che li avrebbe trasformati in saporitissimi momenti “gotcha” alla meme di Di Caprio, in virtù di un fortissimo testa a testa tra attrici, e della concretezza Midwestern dei personaggi e il lavoro di Emma Thompson sui manierismi locali, elevano il potenziale surreale delle premesse.
Vi sareste mai immaginati un film in cui Emma Thompson, Dama dell’Ordine dell’Impero Britannico, salvare quasi da sola un film destinato a congelare sott’acqua a -30? Il film è esattamente questo: un vermicino striminzito attaccato all’amo che ancora si divincola.

Streaming-quote:

“Il fatto che prima o poi zoppichino tutti potrebbe ingannare, ma nonostante il titolo– no, non è un film di zombi”

Dredd Astaire, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Dove guardare Dead of Winter