di
Lara Sirignano

il capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano oggi sarà in Calabria e in Sicilia per un sopralluogo.. Schifani stima 741 milioni di danni per la sua regione, pesanti le difficoltà per le isole minori. Salvini

Le prime stime dei danni del ciclone Harry, che per tre giorni ha flagellato le due isole maggiori e la Calabria, sono a sei zeri e la conta è appena iniziata. «In Sicilia ci sarà veramente da lavorare. Sono tante le opere da mettere in campo, c’è da fare il ripristino della viabilità, delle linee ferroviarie che sono state interessate, in alcune situazioni c’è da fare addirittura il ripristino delle superfici degli elicotteri che sono state danneggiate dagli eventi, e non dobbiamo dimenticare un elemento fondamentale che è legato ai porti e agli approdi delle isole minori che sono state quasi tutte danneggiate», dice il capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano che oggi èarà in Calabria e in Sicilia per un sopralluogo. 

Le coste ioniche calabresi sono state colpite da onde «che hanno raggiunto nove metri e mezzo, ciò significa una massa d’acqua alta come un palazzo di quattro piani che si è abbattuto sui litorali per diverse ore». Così il capo del dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano ha sintetizzato il fenomeno che ha interessato la Calabria per giorni dopo avere sorvolato in elicottero le zone colpite del catanzarese e del reggino e un sopralluogo nell’area del quartiere Lido di Catanzaro. «Stiamo parlando di un evento che ha impattato con venti di 100/110 chilometri orari» ha aggiunto.



















































Ripristinare le infrastrutture

«Abbiamo la necessità di ripristinare quanto prima questo tipo di infrastrutture per consentire il raggiungimento dei mezzi di trasporto che da un lato portano ovviamente persone, ma dall’altro fanno attività commerciale, conferimento dei rifiuti, farmaci, carburanti e tutto quello che all’interno di un’isola piccola è necessario far arrivare dalla terraferma o dall’isola maggiore – ha aggiunto – questo diventa strategico soprattutto quindi quando devi rifinire con tempestività questi danni infrastrutturali importanti». E «tempestività» è la parola d’ordine anche dei sindaci dei comuni devastati dal ciclone come Santa Teresa Riva, nella fascia ionica siciliana dove mancano acqua e luce e si spala via il fango. Il presidente della Regione siciliana Renato Schifani – cha stima danni per oltre 740 milioni di euro – ha indetto per oggi una giunta straordinaria, mentre la governatrice della Sardegna Alessandra Todde chiede l’aiuto del Governo nazionale. «Qui stiamo parlando di danni anche infrastrutturali e legati ai beni culturali e ambientali per centinaia di milioni». Todde ha fatto un sopralluogo insieme a Ciciliano alla spiaggia del Poetto di Cagliari cancellata dalla furia del ciclone. «Prima di discutere di fondi regionali dobbiamo discutere con il governo e avere le giuste risorse – ha aggiunto – Non è una situazione in cui bisogna reagire di pancia, è una situazione in cui bisogna reagire seriamente».

La visita del ministro Musumeci r l’appello dell’Anci

Per oggi pomeriggio in Sicilia è attesa la visita del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, che sarà nel Messinese e sul lungomare Ognina. «Dopo quanto accaduto negli ultimi giorni, la Sicilia è irriconoscibile. Non solo per i danni gravissimi e le devastazioni che hanno colpito in maniera violenta il territorio, in particolare le isole minori, il Messinese, il Catanese, il Siracusano e il Ragusano, ma perché intere comunità sono state colpite al cuore, trasformate e in molti casi sfigurate rispetto alla loro conformazione, alla loro identità, al loro rapporto storico con i luoghi», commenta l’Anci che ritiene indispensabile un immediato intervento straordinario dello Stato e della Regione. 

I danni all’agricoltura 

E di milioni di danni all’agricoltura specie nella piana di Catania e alla pesca, parlano la Cia e Fedagripesca. Sulla vicenda interviene anche la segretaria del Pd Elly Schlein che chiede di destinare i fondi del Ponte sullo Stretto alle infrastrutture danneggiate dal maltempo. «La drammaticità della situazione è evidente a tutti e richiede azioni immediate da parte del governo e dei ministri competenti: parliamo di attività che hanno necessità di aiuti mirati e veloci per non compromettere, oltre ai danni immediati, anche la prossima stagione, salvaguardando i posti di lavoro attraverso strumenti specifici. Il ministro Salvini, che chiede lo Stato di emergenza, potrebbe ad esempio iniziare a destinare le somme dell’annualità del Ponte sullo Stretto per il ripristino immediato delle infrastrutture».

22 gennaio 2026