Sono 18 le anomalie identificate dagli astronomi che studiano la cometa sin dal suo arrivo nel sistema solare. Il telescopio Hubble ha evidenziato una struttura molto peculiare dei getti prodotti dal misterioso corpo celeste
Prima di tutto il fatto che nessuno può mettere in discussione: giovedì 22 gennaio 3I/Atlas, l’oggetto interstellare che secondo la maggior parte della comunità scientifica è una cometa, pur con caratteristiche strane, mentre per pochissimi, ad esempio l’astrofisico Avi Loeb di Harvard, potrebbe essere un manufatto tecnologico (quindi di natura aliena), raggiungerà un allineamento particolare nel nostro cielo. Si troverà infatti a circa 3,3 UA (alias Unità Astronomica) dal Sole e 2,35 UA dalla Terra, ovvero a circa 350 milioni di chilometri. Posto che una UA corrisponde a 149,6 milioni di chilometri.
L’ospite giunto da lontano non sarà ovviamente intercettabile a occhio nudo. Ma si manifesterà agli strumenti, purché siano di livello professionale adeguato oppure a patto che si tratti delle potenti apparecchiature degli osservatori astronomici di tutto il mondo. In ogni caso sarà un allineamento non visivo, ma orbitale e geometrico. E qualcuno seguirà l’evento tramite dati condivisi. L’allineamento – ecco un’altra peculiarità rispetto alle comete tradizionali – durerà quasi una settimana e non poche ore: è quindi l’occasione per raccogliere dati di un certo valore e per prendere atto che la Terra non è isolata ma è attraversata da frammenti provenienti da altri mondi.
Intanto 3I/Atlas, che in marzo avrà un ultimo rendez vous (si fa per dire) con Giove per poi uscire dal Sistema Solare e proseguire il cammino verso le profondità dello spazio interstellare, lo scorso 16 gennaio è finita nel mirino del Telescopio Spaziale Hubble (quello che tra qualche anno cadrà sulla Terra, con conseguenze non ancora messe ben a fuoco, ndr.). Gli scatti grezzi una volta elaborati attraverso un apposito filtro hanno mostrato la struttura molto peculiare dei getti prodotti dal misterioso visitatore. Così il buon Avi Loeb ha ripreso a pubblicare e a commentare su Medium. stavolta citando pure le elaborazioni di Toni Scarmato, un astrofisico italiano che ha un osservatorio in Calabria e che ha collaborato con lui. In sintesi: oltre alla gigantesca ed enigmatica anti-coda rivolta verso il Sole, sono visibili tre getti più piccoli che si estendono per circa 25.000 chilometri. Il dettaglio più interessante risiede tuttavia nella loro disposizione: sono a 120 gradi di distanza l’uno dall’altro.
Non solo: assieme i due scienziati hanno stabilito che la struttura del getto attorno a 3I/Atlas «oscilla periodicamente di +/- 20 gradi in un periodo di 7,1 ore. L’oscillazione – sottolinea Loeb – è probabilmente il risultato della rotazione, con ogni getto che si comporta come un fascio di luce disallineato proveniente da un faro rotante. L’asse di rotazione è orientato sorprendentemente vicino (entro 10-20 gradi) alla direzione verso il Sole, come già dedotto nell’agosto 2025». In parole povere e formulando una domanda: posto che nei razzi e nei velivoli spaziali sono presenti ugelli per dare spinta e aggiustare le traiettorie, visto che in assenza di atmosfera non sono sfruttabili le appendici aerodinamiche, non è che 3I/Atlas sia davvero un’astronave o qualcosa di simile? Questa è la domanda che si sta ponendo Loeb. Se lo fosse, probabilmente ci sarebbe la quadra rispetto alle immagini di Hubble elaborate dal filtro.
Questo non basta a evitare lo scetticismo di quasi tutti gli altri scienziati – precisato che lo stesso Loeb non esclude che alla fine si sia di fronte a una cometa interstellare con caratteristiche peculiari dovute alla velocità d’ingresso nel Sistema Solare e nel fatto di non aver interagito con altre stelle prima del Sole –, ma qualcuno vacilla. Loeb nel suo articolo ha citato ad esempio il dottor Frank Laukien, imprenditore, scienziato e dirigente d’azienda tedesco-americano, presidente e Ceo di Bruker Corporation. «La spaziatura angolare simmetrica di 120 gradi tra i 3 mini-getti è sbalorditiva! È difficile immaginare una tale simmetria in un oggetto macroscopico naturale. Una domanda chiave è: tre mini-jet simmetrici sono la configurazione minima praticabile di dispositivi di propulsione per riorientare un oggetto nello spazio tridimensionale? I propulsori satellitari di fabbricazione umana di solito sono piazzati a coppie in direzioni opposte».
La disposizione geometrica dei mini-jet potrebbe essere un’indicazione di tecnologia attiva? Laukien si è posto la domanda e ha dato questa risposta, che termina però con un altro interrogativo. «Per sistemi di propulsori ortogonali, sarebbero necessari 6 propulsori, con due di essi opposti lungo ciascuna delle tre direzioni spaziali ortogonali. Se 3I/Atlas ruota attorno al suo asse maggiore ogni 7,1 ore circa, i propulsori nella direzione dell’asse maggiore non sarebbero molto utili. Forse solo 4 (meglio, 3+1) nel piano ortogonale all’asse di rotazione maggiore sono sufficienti per qualche tipo di manipolazione tecnica come le regolazioni di assetto?».
E’ uno dei quesiti ancora in attesa di una risposta chiara e definitiva. Intanto Loeb aggiorna la lista delle anomalie di 3I/Atlas: con la simmetria dei mini-getti siamo arrivati a ben 18, un numero che come minimo rende legittimo il dubbio sulla reale natura del viaggiatore cosmico.
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22 gennaio 2026
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