di
Alessia Conzonato

Secondo Trump la JpMorgan avrebbe chiuso i suoi conti correnti e quelli della sua società per pregiudizio ideologico e pressione politica

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto causa a JpMorgan Chase e al suo ceo, Jamie Dimon, per 5 miliardi di dollari, con l’accusa di debanking politico. Lo riporta Fox Business. Per debanking si intende la chiusura dei conti bancari di persone o organizzazioni da parte delle banche, quando ritengono che i titolari dei conti rappresentino un rischio finanziario, legale o reputazionale. In una dichiarazione a Cnbc, JPMorgan alle accuse ha risposto: «Sebbene ci rammarichiamo che il presidente Trump ci abbia fatto causa, riteniamo che detta causa non abbia fondamento».

Le accuse

Il tycoon sostiene che il gruppo bancario avrebbe chiuso i suoi conti correnti e quelli della sua società dopo la vicenda dei 6 gennaio 2021, quando ci fu l’assalto dei sostenitori di Trump al Congresso di Washington. Le ragioni? Pregiudizio ideologico e pressione politica. La causa, depositata presso il tribunale statale della contea di Miami-Dade, accusa formalmente la banca di diffamazione commerciale e violazione del patto implicito di buona fede e correttezza. Il presidente Usa sostiene, inoltre, che Dimon abbia violato l’Unfair and Deceptive Trade Practices Act della Florida, legge statale che protegge i consumatori e in certi casi anche le imprese da pratiche commerciali sleali o ingannevoli. 



















































La risposta di JP Morgan

«Pur rammaricandoci che il presidente Trump ci abbia citato in giudizio, riteniamo che la causa sia priva di fondamento — recita la risposta del gruppo bancario —. Rispettiamo il diritto del presidente di citarci in giudizio e il nostro diritto di difenderci: è a questo che servono i tribunali. JPMC non chiude conti per motivi politici o religiosi. Chiudiamo conti perché creano rischi legali o normativi per l’azienda. Ci dispiace doverlo fare, ma spesso le norme e le aspettative normative ci costringono a farlo. Abbiamo chiesto sia a questa amministrazione che alle amministrazioni precedenti di modificare le norme e i regolamenti che ci mettono in questa posizione e sosteniamo gli sforzi dell’amministrazione per impedire l’uso del settore bancario come arma.

I precedenti

Trump aveva dichiarato già ad agosto 2025 che le banche lo avevano discriminato, in passato. JpMorgan gli aveva chiesto di chiudere i conti che deteneva da decenni entro 20 giorni, dichiarò in un’intervista alla Cnbc. Al contrario, però, il gruppo ha negato di aver rifiutato affari per motivi ideologici. Non è nemmeno la prima volta che il presidente degli Stati Uniti prende di mira JpMorgan: è successo ripetutamente nella sua battaglia contro il rifiuto delle banche, a suo dire, di fornire servizi finanziari ai clienti per motivi ideologici. La più grande banca statunitense ha rivelato a novembre di essere sottoposta a verifiche, indagini e procedimenti legali legati alla lotta dell’amministrazione Trump contro il «debanking».

Tassi di interesse sulle carte di credito

Gli attriti tra l’amministrazione Trump e i vertici di JpMorgan sono da andare a ricercare – tra le altre cose – anche nelle dichiarazioni recenti del ceo Jamie Dimon, che ha definito «un disastro economico» la proposta del presidente Usa di fissare un tetto del 10% ai tassi di interesse delle carte di credito per un anno, con l’obiettivo di proteggere i consumatori dai tassi usurari (che attualmente negli Stati Uniti possono superare il 20–30%). Secondo l’economista, infatti, la misura potrebbe far perdere l’accesso al credito a oltre l’80% della popolazione del Paese, famiglie che hanno un punteggio di credito basso e che quindi non verrebbero considerate dal mercato. 

Contro il NY Times

Dimon e la sua banca non sono gli unici a essere finiti nel mirino di Trump. Con toni molto duri, il tycoon ha annunciato che allargherà la sua causa per diffamazione contro il New York Times includendo un recente sondaggio sfavorevole. L’accusa, appunto, è di «sondaggi falsi». «È sempre estremamente negativo nei miei confronti — ha scritto sul suo social Truth —, soprattutto poco prima delle elezioni del 2024, in cui ho vinto con una vittoria schiacciante. L’ultimo sondaggio verrà aggiunto alla mia causa contro il New York Times, un giornale in declino».

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22 gennaio 2026 ( modifica il 22 gennaio 2026 | 20:18)