Tra decreti, disegni di legge e volumi di diritto, il Presidente si prende il tempo per le scelte. La scena è girata all’Accademia delle Scienze
Eleganza è un termine spesso male interpretato, usato a volte a sproposito, talvolta sottovalutato, che ha un’origine etimologica in qualche modo legata all’etica. Deriva dal latino, ex legere, ovvero ‘scegliere tra’. Il nuovo film del Premio Oscar Paolo Sorrentino, La Grazia, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e in questi giorni nelle sale, oltre a essere un film sull’amore, è un film, appunto, sulle scelte.
La storia è quella di un verosimile Presidente della Repubblica, Mariano De Santis – un grandioso Toni Servillo, vincitore della Coppa Volpi a Venezia – alle prese con i suoi ultimi mesi di mandato. Giurista, vedovo, cattolico, con due figli – una è giurista come lui, interpretata da una straordinaria Anna Ferzetti – si trova a decidere su due delicate richieste di grazia e sul cruciale disegno di legge sul fine vita.
Toni Servillo, il Presidente Mariano De Santis, ascolta Guè in cuffia su un divano Chesterfield. La sala si trova all’Accademia delle Scienze
Il Presidente passeggia per i corridoi del Quirinale, nelle sale di epoca sabauda, fra broccati e arazzi, ascolta la musica sul divano Chesterfield, si scopre appassionato di Guè che nel film ha un cammeo. Elegante nei suoi completi grigi e nel suo cappello, un po’ Magritte, un po’ Giorgio Napolitano, il De Santis pensa sotto la luce elegante di una lampada (la Snoopy di Achille e Piergiacomo Castiglioni). Non è un caso: dal 2019 il presidente Mattarella ha avviato il progetto Quirinale Contemporaneo portando negli ambienti del palazzo opere d’arte e design contemporaneo.
Padre e figlia sotto l’eleganza della luce della Sala Studio. Foto © Andrea Pirrello
Il Presidente fuma sul parapetto davanti a grandi porzioni di cielo specchiate sulla grande bellezza romana, ricorda l’amore e l’ossessione, i filari di pioppi e la campagna, canta con gli alpini a capo di una lunga tavola imbandita. Ma soprattutto è mosso dal dubbio. “La Grazia è un film sul dubbio – spiega Sorrentino, e sulla necessità di praticarlo, soprattutto in politica, soprattutto oggi, in un mondo dove i politici si presentano troppo spesso col loro ottuso pacchetto di certezze che provocano solo danni, attriti e risentimenti, minando il benessere collettivo, il dialogo e la tranquillità generale”.
Anna Ferzetti è Dorotea, la figlia del Presidente De Santis. Foto © Andrea Pirrello
La bellezza del dubbio, ma anche la bellezza della solitudine, del tempo, della morale. C’è una scena emblematica nel film e ambientata in una scuderia: un cavallo giace agonizzante sotto una severa scritta che recita Virtus in periculi firmior, La virtù è più forte nel pericolo. Il film, prodotto da Fremantle, The Apartment, Numero 10 e PiperFilm, pare uno splendido arazzo con fili e voci intrecciate, grazie a un bellissimo lavoro fra la fotografia di Daria D’Antonio, la scenografia di Ludovica Ferrario coadiuvata da Laura Casalini per l’arredamento, e Carlo Poggioli per i costumi.
Toni Servillo. Foto © Andrea Pirrello
Gli antichi e sfarzosi saloni non sono però quelli del Quirinale. Il film è stato girato principalmente a Torino, tra Palazzo Reale, Palazzo Chiablese, Castello del Valentino, Accademia delle Scienze e Castello di Moncalieri. Il carcere dove il Presidente incontra i due detenuti per cui è richiesta la grazia è quello della casa circondariale Lorusso e Cutugno.
La scena della Prima al Teatro alla Scala – Da sinistra in prima fila Milvia Marigliano, Roberto Zibetti, Toni Servillo, Simone Colombari, Orlando Cinque. Foto © Andrea Pirrello
A Milano alcune scene sono state girate al Teatro alla Scala, mentre a Roma, oltre alla piazza del Quirinale, a via dei Condotti e a piazza di Spagna, le torrette dove il Presidente fuma sono quelle di Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia la cui vista ricorda quella della Casa degli italiani.
La migliore amica del Presidente, Coco Valori, interpretata da Milvia Marigliano. Foto © Andrea Pirrello
«Abbiamo dovuto reinventare un nostro Quirinale, anche perché non è permesso girare lì», spiega la scenografa Ludovica Ferrario da Napoli, in fase di sopralluoghi per il prossimo film su cui sta lavorando. «La sfida e la scelta erano quelle di raccontare la sontuosità istituzionale ma allo stesso tempo un’intimità possibile, quindi ricreare anche uno spazio psicologico. Un luogo ricostruito fedelmente per quanto riguarda lo studio presidenziale e il cortile del Palazzo del Quirinale, mentre per gli altri interni l’obiettivo era ricrearli con credibilità rispetto al racconto. In particolare, anche insieme all’aiuto degli effetti visivi, è stato rimodulato, ridisegnato e progettato il cortile girato a Palazzo Reale, che ha tutt’altro aspetto rispetto a quello del Quirinale, ma proporzioni plausibili».
Mariano De Santis (Toni Servillo) viene applaudito durante una cena con gli Alpini. Foto © Andrea Pirrello
Sono invece state girate nel mantovano le scene in cui Mariano De Santis rammenta e vede passeggiare fra gli alberi la moglie, ossessionato da un suo tradimento di oltre quarant’anni prima. «Altri spazi interessanti da trovare da un punto di vista psicologico oltre che visivo – continua Ferrario – sono quelli della memoria e dei ricordi del Presidente dove la nebbia, gli argini diventano metafora ulteriore del rapporto col tempo. Il film racconta, in fondo, anche questo: il tempo necessario affinché una scelta diventi decisione, la responsabilità ma anche la capacità di saper lasciar andare».
Il pioppeto è il luogo dei ricordi in cui passeggia la moglie del Presidente De Santis. Foto © Andrea Pirrello
Toni Servillo, Coppa Volpi all’ultima mostra del Cinema di Venezia, è Mariano De Santis. Foto © Andrea Pirrello
La moglie di De Santis, interpretata da Elisa Perolini. Foto © Andrea Pirrello
La responsabilità, dice Sorrentino è “un’altra dote che dovrebbe riguardarci tutti ma che, in modo particolare, dovrebbe caratterizzare l’essere politico, la figura che rappresenta gli altri e che guida o determina le scelte”.
Serafica una frase nel finale che pronuncia il Presidente mentre si congeda dal Quirinale alla fine del suo mandato, rispondendo ai complimenti che gli vengono rivolti. «Non siamo stati bravi, siamo stati eleganti».
Backstage del film La Grazia, Paolo Sorrentino e Toni Servillo. Foto © Andrea Pirrello
Un’altra scena del backstage con Paolo Sorrentino e Toni Servillo
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