Troppo pochi 5 anni e 8 mesi per l’amante di Matteo Messina Denaro, la contestazione di favoreggiamento aggravato va rivista in pejus: la Cassazione accoglie il ricorso della Procura generale di Palermo contro Lorena Lanceri e annulla con rinvio una sentenza ritenuta troppo benevola nei suoi confronti. La Corte d’appello del capoluogo siciliano aveva infatti modificato l’imputazione per la donna, derubricandola da concorso esterno in associazione mafiosa: di conseguenza aveva ridotto la pena, riducendola da 13 anni e 4 mesi, appunto, a 5 e 8 mesi.
I supremi giudici chiedono però alla Corte siciliana di tornare su questo aspetto particolare e di rivalutare l’accusa a carico dell’imputata, ma in senso potenzialmente peggiorativo. La Procura generale di Palermo aveva chiesto di ripristinare la prima decisione del Gup: pur pronunciandosi con il rito abbreviato, che prevede la riduzione di pena di un terzo, il giudice di Palermo aveva inflitto una pena molto dura. Condannato in via definitiva invece Emanuele Bonafede, marito della donna: dovrà scontare 4 anni e 4 mesi per favoreggiamento aggravato. Lui faceva da vivandiere al superlatitante, che aveva scelto la moglie del suo fiancheggiatore come propria amante, facendo regali sia alla coppia che al figlio diciottenne, al quale era stato donato un Rolex d’oro.
I fatti si erano svolti a Campobello di Mazara (in provincia di Trapani), dove abitavano i coniugi Bonafede-Lanceri e dove Messina Denaro era stato ospite nell’appartamento della famiglia. Lanceri aveva ammesso la relazione, negando però di conoscere la vera identità dell’amante: tesi non ritenuta credibile né dal Gup né dalla Corte, che però non aveva considerato la donna una concorrente dell’organizzazione mafiosa, ma una semplice favoreggiatrice. 

Fonte Agi