di
Francesco Bertolino
Per il tribunale di Bologna era illegittimo lo schermo societario frapposto nel 2021 da Denis e Flavio tra la holding di famiglia e il gruppo Amadori. Patrizia e Loretta devono tornare socie dirette della controllante dell’azienda da 1,7 miliardi
Le sorelle Patrizia e Loretta Amadori devono tornare azioniste dirette della controllante dell’omonimo gruppo avicolo. Lo ha stabilito una sentenza del tribunale di Bologna che ha giudicato illegittimo lo schermo societario frapposto nel 2021 dai fratelli Denis e Flavio tra la holding di famiglia e il gruppo Amadori.
La struttura del gruppo
La controversia riguarda gli assetti proprietari di una delle principali aziende agroalimentari italiane che conta più di 9300 dipendenti e oltre 1,7 miliardi di ricavi. La sua proprietà e divisa fra i discendenti dei due fondatori, Arnaldo e Francesco: i primi detengono il 23% di Amadori, i secondi il 77% del capitale. Sino al 2021 quest’ultima quota faceva capo a Finama, controllata dalla holding Francesco e partecipata anche direttamente dai figli del 94enne Francesco Amadori: Denis, Flavio, Patrizia e Loretta. A sua volta la cassaforte Francesco vedeva Patrizia e Loretta con il 23% ciascuna, Denis e Flavio in maggioranza con il 54%. Un assetto azionario che rifletteva la volontà dei due fratelli di occuparsi della gestione dell’azienda, testimoniata anche dal loro ruolo di amministratori delle holding oltre che del gruppo Amadori.
Il riassetto del 2021
Nel luglio del 2021 i quattro fratelli decidono di accorciare la catena societaria, fondendo la holding di mezzo — Finama — nella cassaforte Francesco. In tal modo Loretta e Patrizia si sarebbero trovate socie al 46% della diretta controllante di Amadori. O, perlomeno, questo è quello che credevano. Nelle more della fusione, infatti, per decisione di Denis e Flavio — e all’insaputa delle sorelle — il 77% di Amadori è stato conferito a una nuova sub-holding, denominata Finama Holding, che è controllata al 100% da Francesco e, di nuovo, si frappone fra la cassaforte familiare e il controllo dell’azienda avicola.
La causa di Loretta e Patrizia
Loretta e Patrizia scoprono la nuova struttura proprietaria di Amadori solo nel 2022 dai giornali. Assistite dal legale Roberto Nevoni, decidono allora di agire in giudizio per ottenere l’eliminazione dello schermo societario Finama Holding, ritenendo lesi i loro diritti di socie di minoranza. Più precisamente, impugnano la delibera del cda (ossia dei fratelli) con cui la holding Francesco ha conferito il 77% di Amadori alla nuova holding.
Le conseguenze della sentenza
Un conto, è la loro tesi, è essere azioniste della holding diretta di Amadori — come era prima del 2021 e come avrebbe dovuto essere dopo la fusione — con le prerogative che ne derivano, per esempio, in termini di controllo sulla gestione del gruppo da parte degli amministratori (i fratelli) e sulle operazioni straordinarie. Un altro è avere quote di una «scatola vuota» e più «lontana» da Amadori perché, a sua volta, azionista al 100% di Finama, la vera holding di controllo di Amadori. La tesi è stata accolta dalla sentenza del tribunale di Bologna che, a meno di un‘impugnazione da parte di Denis e Flavio, riporterà il 77% di Amadori sotto la cassaforte Francesco. E, quindi, sotto la supervisione di Loretta e Patrizia.
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23 gennaio 2026 ( modifica il 23 gennaio 2026 | 10:24)
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