di
Giulio Gori

Dai guasti ai deragliamenti, i mille casi in cui «l’imbuto» fiorentino ha messo in ginocchio l’alta velocità e in generale il trasporto su binari di tutto il Paese. Fino al caso dei 30 metri di ponte da demolire

Un’Italia ferroviaria tagliata in due per un giorno intero, a causa di un ponte lungo appena 30 metri. Succederà in questo fine settimana, quando dalle tre del pomeriggio di sabato 24 gennaio alle tre del pomeriggio di domenica 25, per la demolizione di Ponte al Pino a Firenze e l’installazione di una passerella pedonale provvisoria, quasi tutti i treni che circolano sul capoluogo toscano vedranno interrotta la circolazione, compresi tutti gli Alta Velocità che viaggiano lungo la dorsale della penisola.

Il caso di Ponte al Pino

Frecciarossa e Italo si dovranno fermare da Sud alla stazione di Firenze Campo di Marte e da Nord a quella di Firenze Rifredi, con i passeggeri che saranno trasferiti su delle navette che dovranno fare avanti e indietro per cinque chilometri di strada.



















































Ponte al Pino, una struttura ottocentesca che negli scorsi anni ha mostrato dei limiti statici che non possono essere risolti con una semplice manutenzione, deve essere demolito e ricostruito di sana pianta. E siccome i cinque binari ferroviari che corrono al di sotto sono l’unico punto di collegamento tra Roma e Milano – le uniche distanti alternative viaggiano lungo il mar Tirreno e l’Adriatico – l’Italia intera dovrà fermarsi per 24 ore.

I precedenti di un’infinita storia di disagi

Non è tuttavia una novità per il nodo ferroviario di Firenze diventare protagonista di gravi contraccolpi su tutta la circolazione dei treni italiani, complice la complicata orografia della zona che, tra le tante montagne e colline toscane, non dà spazio alla possibilità infrastrutture alternative.

L’ultimo caso riguarda il 28 dicembre 2025 quando, prima per la presenza di alcune persone sui binari, poi per un investimento mortale, gli Alta Velocità rimasero bloccati per due volte nel giro di poche ore.

La vicenda più clamorosa risale alla notte del 20 aprile 2023: il deragliamento di un treno merci a pochi passi dalla stazione di Firenze Castello mandò in tilt la circolazione ferroviaria, col blocco totale dei treni Roma-Milano per 10 ore, la riduzione della circolazione Alta Velocità per altre 6 e giorni di stop ai treni regionali.

Mentre il 4 dicembre 2021 un guasto ai sistemi di gestione della circolazione a Campo di Marte causò ritardi fino a 200 minuti con 80 treni coinvolti e 14 cancellati.

Una luce in fondo al tunnel?

La parziale soluzione arriverà nel 2028, o forse nel 2029, quando a Firenze dovrebbe essere inaugurato il doppio tunnel sotterraneo per l’Alta Velocità che collegherà Campo di Marte a Castello e permetterà a Frecciarossa e Italo di passare sotto terra senza doversi più fermare nella stazione di testa di Santa Maria Novella, risparmiando inoltre 8 minuti di tempo. 

Parziale perché, se a Nord di Castello Firenze ha un’alternativa alla linea veloce nella vecchia linea che arriva a Bologna attraverso Prato, a Sud di Campo di Marte l’imbuto invece resterà.

Quando l’imbuto fiorentino quasi provocò una crisi di governo

Proprio alla periferia Sud di Firenze, il 22 luglio 2019 un triplice attentato incendiario alle cabine elettriche della stazione di Rovezzano bloccò la circolazione ferroviaria tra Firenze e Roma per diverse ore. 

L’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, quel giorno nel capoluogo toscano, tuonò contro «l’attacco allo Stato» e puntò l’indice contro i No Tav, provocando le ire del ministro degli Esteri Luigi di Maio. Mancò poco che l’imbuto fiorentino non provocasse una crisi di governo.


Vai a tutte le notizie di Firenze

Iscriviti alla newsletter del Corriere Fiorentino

23 gennaio 2026