di
Federico Nicoletti

Definita la causa civile contro consiglieri e sindaci: soldi anche dalle assicurazioni

Veneto Banca, si chiude dopo otto anni, con una conciliazione giudiziale da 34 milioni di euro, l’azione di responsabilità contro gli ex amministratori. Mentre va avanti la causa civile contro i revisori di Pwc. 

La novità è uscita ieri dall’audizione dei commissari liquidatori di Veneto Banca, Giuseppe Vidau e Giuliana Scognamiglio, in commissione banche del Senato, presieduta dal parlamentare vicentino Pierantonio Zanettin (Fi). Per tre ore i commissari hanno ricostruito l’attività su quel che resta dell’ex popolare, che ha visto fin qui incassi per 2,6 miliardi di euro, tra recupero dei crediti deteriorati e cessioni di partecipazioni e attività finanziarie, 2,4 dei quali andati a Intesa Sanpaolo (per restituire il prestito concesso per lo sbilancio di cessione). Attività su cui i commissari hanno denunciato anche «il clima intimidatorio» verso la loro gestione, a colpi di esposti rimasti senza esito, intorno alle vendite delle partecipate. A partire dalla quota ancora disponibile in Ferak, la società di cui Veneto Banca era in origine socia insieme a Finint e alla famiglia Amenduni, che detiene ancora una cospicua quota di azioni Generali.



















































«Siamo sotto attacco da tre anni, tra articoli, post sui social e lettere a Banca d’Italia, ministro dell’economia e presidente del consiglio, per non aver voluto svendere alla prima offerta una partecipazione con un valore significativo, tutelando i creditori – ha sostenuto Vidau -. L’aver atteso però ha portato al quasi raddoppio delle successive offerte avanzate».
E poi, sull’accordo per chiudere la vicenda dei 77 milioni di finanziamenti concessi da Veneto Banca al finanziere Andrea De Vido, di fronte all’obiezione di non aver accettato un’offerta di restituzione integrale: «Non ci risulta fosse formalizzata alcuna offerta di questo tipo e garantita da Banca Finint: solo 10 milioni erano garantiti. La stessa Bce prevedeva recuperi inferiori».

A spiccare però è la notizia del verbale di conciliazione giudiziale, formalizzata nell’udienza del 13 gennaio davanti al Tribunale delle imprese di Venezia, giudice Chiara Campagner, con cui i liquidatori hanno chiuso con successo l’azione civile di responsabilità contro i revisori e il consiglio di amministrazione di Veneto Banca in carica fino all’assemblea del 26 aprile 2014. Quello con presidente Flavio Trinca e amministratore delegato Vincenzo Consoli, spinto da Banca d’Italia, al termine delle ispezioni 2013, a presentarsi dimissionario nella drammatica assemblea di quell’anno, convocata sotto il maxi-tendone. L’azione di responsabilità era stata poi votata nell’assemblea di Veneto Banca del 16 novembre 2016, gestione del fondo Atlante, e partita con gli atti di citazione del 13 giugno 2017. Dodici giorni prima della liquidazione.

Più volte interrotta e ripartita, dopo le consulenze tecniche avviate nel 2022, la causa è arrivata alla fase finale con la proposta di conciliazione avanzata dal giudice Campagner alle parti a metà 2025, definita come proposta economica a settembre, accettata dalle parti il 14 ottobre e chiusa la scorsa settimana. In commissione, in seduta pubblica, Vidau non quantifica la cifra già incassata con l’accordo, di fronte a un verbale di riservatezza firmato dalle parti. «Abbiamo avuto di fronte un quadro desolante di patrimoni incapienti, di persone che per anni hanno goduto di posizioni di potere nella banca, ottenendo finanziamenti a volte per decine di milioni di euro – ha commentato Vidau -. Abbiamo passato ai raggi X i patrimoni dei convenuti, a cominciare da quello più importante per il ruolo in banca (Consoli, ndr), anche con indagini all’estero molto complesse: purtroppo non è uscito alcun bene libero. Dove possibile abbiamo esercitato a tappeto azioni revocatorie che hanno avuto successo e che sono stati i puntelli dell’azione di responsabilità».

Il presidente Zanettin chiede ai liquidatori delle assicurazioni. «Erano parte del giudizio e si sono indotte a contribuire alla soluzione con un esborso abbastanza consistente: è stato uno degli ossi più duri da combattere», è la replica di Vidau. Contributo a definire l’accordo, aggiunge, dopo aver avanzato la linea della mancata responsabilità di fronte a polizze scadute e a comportamenti dolosi, non colposi, e quindi non coperti.

Ora per i liquidatori in ballo c’è la specifica causa civile contro i revisori di Pwc, diversa dal processo penale a Roma, in cui si sono costituiti 12 mila risparmiatori e dove risulterebbero, per Vidau, già «accordi con gruppi di azionisti». «È ancora in una fase iniziale – dice sulla causa il commissario -, con un invito della controparte a cercare un accordo transattivo; ma le posizioni sono ancora distanti. Ai primi di febbraio la prossima udienza. La posta in gioco è elevata: la società qui non è incapiente, come ex amministratori e sindaci».


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23 gennaio 2026 ( modifica il 23 gennaio 2026 | 15:38)