di
Fabrizio Geremicca
La storia di John D. Allison, fotografo d’arte in pensione, e della moglie scrittrice Jan Merete Weiss: nel 2018 non pensarono di chiedere il visto d’ingresso, poi rimasero. I giudici amministrativi danno loro ragione
Lui si chiama John D. Allison, è americano, ha 80 anni ed è un fotografo d’arte in pensione. Lei, la sua compagna, è statunitense come lui, ha 74 anni, si chiama Jan Merete Weiss ed è una scrittrice abbastanza nota. Vivono insieme da mezzo secolo e sette anni fa decisero di trasferirsi a Napoli da New York.
Sono sbarcati a Capodichino, hanno affittato casa nella zona di piazza Bellini, hanno stretto relazioni ed amicizie. Cresciuti nella cultura hippy dell’America dei “figli dei fiori”, non pensarono nel 2018 di chiedere il visto d’ingresso. Un po’ perché forse non immaginavano che sarebbero rimasti così tanto a Napoli, un po’ perché si reputano cittadini del mondo e non amano timbri, carte da bollo ed autorizzazioni per vivere dove hanno scelto di stare. Hanno dunque fatto a meno per anni del permesso di soggiorno. Presenze fisse al bar Settebello del consigliere della II Munipalità Pino De Stasio, John e Jan si sono fatti conoscere ed apprezzare a Napoli in diverse iniziative sociali e nell’aiuto ai senza fissa dimora.
Jan ha continuato a scrivere libri, alcuni ambientati nella sua nuova città, e nel 2021 ne ha presentato uno – “May you burn” – all’Università Federico II, presso il Dipartimento di Scienze Politiche, presente anche lo scrittore Maurizio de Giovanni.
Quel vizio di origine, però, la mancata richiesta del visto d’ingresso, ha rischiato di interrompere bruscamente la seconda vita all’ombra del Vesuvio dei due statunitensi.
«È accaduto – raccontano al cronista davanti ad un cappuccino nel bar di De Stasio – che nel 2024 abbiamo deciso di chiedere il permesso di soggiorno. Ci siamo convinti per poter fruire pienamente dell’assistenza sanitaria».
Il 19 luglio 2024, dunque, i due statunitensi hanno inoltrato tramite posta alla Questura il kit con la loro istanza di permesso di soggiorno per residenza elettiva. Il 27 marzo 2025 sono stati convocati negli uffici di via Galileo Ferraris ed hanno ricevuto la risposta che li ha gelati. È stato notificato loro il decreto che ha dichiarato l’inammissibilità della domanda, in quanto era stata presentata senza uno specifico visto d’ingresso nel territorio italiano, ed il decreto di espulsione con contestuale ordine di allontanamento.
John e Jan, però, non avevano intenzione alcuna di abbandonare Napoli e di tornare negli Stati Uniti. Men che meno, sono parole loro, dopo l’elezione alla presidenza di Donald Trump. Si sono affidati dunque all’avvocato Stella Arena ed hanno avviato una battaglia davanti al Tar. Con esito positivo, perché la Sesta Sezione ha ora annullato il provvedimento di espulsione.
«Il ricorso è fondato e va accolto», scrivono i giudici. Argomentano: «Condivisa giurisprudenza ha chiarito che il possesso di reddito adeguato (John incassa ogni mese 3600 euro di pensione, n.d.r,), unito alla stabilità abitativa ed alla disponibilità dei mezzi economici, constituisce condizione sufficiente per il rilascio del titolo, anche in assenza di un visto d’ingresso specifico per residenza elettiva».
Vittoria piena per i due americani, dunque, che però solo in parte smorza l’amarezza di Jan. «Abbiamo visto tante persone in Questura – racconta – che aspettavano per ore ed ore un documento che avrebbe deciso il destino delle loro vite. A noi è andata bene, forse perché non siano poveri e siamo americani. A tanti altri no».
Aggiunge Stella Arena, l’avvocato che li ha patrocinati con successo: «Da una storia come questa si comprende quanto possa essere penoso e difficile il percorso di chi ha bisogno dei documenti per provare a costruire la sua esistenza nel nostro paese, magari proveniente da situazioni di fame, di carestia, di guerra». Rileva poi Andrea Chiappetta, ricercatore in Diritto costituzionale alla Federico II ed allievo del professore Alberto Lucarelli: «La vicenda chiarisce bene quanto sia importante per la tutela dei diritti dei cittadini conservare e difendere la terzietà dei giudici e della magistratura rispetto agli altri poteri dello Stato».
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23 gennaio 2026 ( modifica il 23 gennaio 2026 | 14:05)
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