di
Paolo Tomaselli
Inizio choc con doppio errore di Sommer e la doppietta di Moreo, poi tre gol in 8′ a fine primo tempo. Da lì è uno show
Altrimenti ci arrabbiamo. Dopo i tre schiaffoni ancora freschi presi dall’Arsenal, l’Inter trasforma la sua cortissima settimana in un incrocio tra un film di Bud Spencer e la memorabile scena alla stazione di Amici Miei. Ma le sberle si prendono e si danno. E la squadra di Chivu (alla settima partita in venti giorni) passa dallo psicodramma per i due gol del Pisa segnati nei primi 23’ alla rimonta negli 8’ finali del primo tempo grazie all’ingresso stile «arrivano i nostri» di Dimarco al posto di Luis Henrique: l’Inter ribalta il tavolone del saloon, seminando il panico con la coppia Lautaro-Esposito. E il ventenne azzurro mostra ancora i muscoli dopo la frustata di testa che vale il sorpasso.
Dallo choc allo show: sembra quasi facile, ma non lo è. E la forza mentale dell’Inter nella rimonta, anche se il tempo gioca a suo favore, trasforma un potenziale venerdì nero nella partita che può segnare la corsa scudetto, considerati gli scontri diretti nel weekend fra le inseguitrici. Cristian Chivu non esagera con il turnover, cambia cinque titolari rispetto all’Arsenal, perché lo scudetto è la stella polare. Ma Luis Henrique patisce più di tutti il doppio sforzo ravvicinato ed è disorientato sulla destra. Mai come Sommer però, che regala subito un momento di gloria a Moreo: sollecitato da un passaggio di Mhkitaryan, il portiere è ampiamente fuori dall’area sul centrodestra e serve una palla avvelenata a Zielinski, colto in controtempo. Moreo sfrutta il regalo e trova il pallonetto perfetto, a porta vuota.
Passa un’altra manciata di minuti, con il Pisa che tra le linee blocca quasi tutti i passaggi nerazzurri e continua ad attaccare. Su corner, dopo il patatrac con l’Arsenal, che è pur sempre la squadra più forte del mondo sui calci piazzati, l’Inter ha l’ennesima conferma che ogni tiro nella sua porta praticamente è un gol: Moreo taglia tutta l’area indisturbato per colpire di testa in terzo tempo sull’angolo di Tramoni, beffando Bisseck (che avrebbe dovuto tenerlo) e Sommer sul proprio palo.
Sotto di due gol, con Carlos Augusto che a sinistra non fa tanto meglio di Luis Henrique a destra, Chivu sacrifica il brasiliano più stanco («Gigi» esce affranto per i fischi impietosi: si contano i giorni per il possibile arrivo di Perisic), dirottando Carlos sulla fascia dove ha giocato (male) solo il derby e la sfida con l’Atletico. Quel che conta è trovare spazio a Dimarco, che entra ispiratissimo: da un suo tiro respinto nasce quello di Zielinski «parato» da Tramoni. Il polacco fa fino in fondo il suo compito di vice Calhanoglu e accorcia su rigore. Ma Dimarco completa l’opera, prima con un cross arcuato e potente per Lautaro che travolge Angori e pareggia di testa, segnando il suo dodicesimo gol, tanti quanti l’intero campionato scorso. Poi sul 3-2, l’esterno rigenerato da Chivu attacca l’area senza palla e porta via l’uomo a Bastoni, lasciandolo libero di andare indisturbato al cross per Pio, che ancora di testa, in anticipo netto su Canestrelli, completa il sorpasso.
La ripresa si gioca quasi a una porta sola, anche se alla mezzora Canestrelli (ancora di testa e ancora su corner) ha la palla del 3-3. Scuffet è svelto su Pio e Thuram. Poi il palo (su tiro di Dimarco deviato da Calabresi) e l’imprecisione di Barella, Augusto e Mhkitaryan, tengono alto il livello di suspence. Fino al sinistro al volo di Dimarco, su cross di Thuram, che carambola su entrambi i pali e poi va in buca. C’è spazio per un ultimo virtuosismo, di Bonny, che dopo un filtrante di Dimarco (e chi se no?) si costruisce un gran gol e per l’esultanza liberatoria del 6-2 di Mhkitaryan, che non segnava da 453 giorni. I gol dell’Inter adesso sono 50 in 22 partite: un attacco allo scudetto in piena regola.
23 gennaio 2026 ( modifica il 23 gennaio 2026 | 23:11)
© RIPRODUZIONE RISERVATA