2 cuori 2 capanne film

I protagonisti di 2 cuori e 2 capanne: Edoardo Leo e Claudia Pandolfi. Regista del film (nei cinema) è Massimiliano Bruno: l’abbiamo intervistato.

POTREBBE ESSERE UN MANUALE D’AMORE per un’epoca confusa e combattiva, il nuovo film di Massimiliano Bruno. Che in questo  2 cuori e 2 capanne torna a dirigere Edoardo Leo e Claudia Pandolfi in una commedia sentimentale ricca di spunti di confronto e di occasioni per sorridere.

Il cast di 2 cuori e 2 capanne: attori e gust star (nei panni di se stessi)

Con loro, nel film distribuito da Vision Distribution, anche Gian Marco Tognazzi, Giorgio Colangeli, Benedetta Tiberi. E, nel ruolo di se stessi: Carolina Crescentini, Valerio Lundini, il rapper Jekesa e Daniele Silvestri.

“2 cuori e 2 capanne” è un piccolo, piacevole manuale d’amore italiano contemporaneo- immagine 3

Daniele Silvestri

La trama di 2 cuori e 2 capanne

Un piccolo incidente su un autobus romano (la clip qui sopra) fa conoscere Alessandra e Valerio. Sconosciuti diversissimi tra loro, si ritrovano a trasformare una accesa discussione su maschile e femminile in attrazione e tensione sessuale. Dopo una notte vissuta senza pensare alle conseguenze, il risveglio riporta entrambi alla realtà. Che li vede contrapposti. Lei professoressa femminista e progressista, lui rigoroso preside da poco in carica nello stesso liceo. Ma il loro rapporto si dimostra più forte, e i due trovano un modo per continuare a vedersi fuori dalla scuola. Fino a quando Alessandra scopre di essere incinta. Ma Valerio le aveva giurato di essere sterile in quanto affetto da criptozoospermia. La notizia sconvolge la vita di entrambi, costringendoli a un confronto su responsabilità e modelli familiari. Tra occupazioni scolastiche, rivendicazioni, obblighi sociali e pregiudizi reciproci, i 2 dovranno scegliere se cercare di far convivere visioni del mondo tanto distanti o rinunciare a un futuro insieme.

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Claudia Pandolfi

La recensione di 2 cuori e 2 capanne: un sorprendente piccolo laboratorio di pensiero

Le premesse sono quelle più prevedibili, con le dinamiche classiche di una storia d’amore tra due opposti, per sesso, convinzioni, posizione lavorativa. Eppure… Il ritorno alle origini di Massimiliano Bruno si rivela qualcosa di molto simile a un piccolo laboratorio di pensiero. Una boccata d’aria fresca per il regista e sceneggiatore romano che, dopo gli ultimi film “di gruppo” (da Non ci resta che il crimine, serie compresa, a I migliori/peggiori giorni e 100 di questi anni), si concentra su temi più sentiti. In una cornice da rom-com nella quale però non è solo la coppia a essere messe in discussione. Amore, bugie & calcetto (dal film di Lucini) non mancano, e con loro stereotipi, famiglie disfunzionali, pericoli social, conflitti generazionali, equivoci, pregiudizi e via dicendo. Ma nel suo essere al fianco di tutti i personaggi – almeno i principali – il film rende complicato prendere posizione nella classica battaglia dei sessi, e questo è un bene. Anche a rischio di trovarsi dalla parte sbagliata del vero confronto messo in scena: quello tra (i giovani di) ieri e (quelli di) oggi.

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Edoardo Leo

A parte alcune scene in cui i toni del conflitto appaiono eccessivamente caricati e uno sguardo quasi compassionevole sulle ferite lasciate da certe figure paterne, è soprattutto nei momenti in cui si esce dal rapporto esclusivo dei due che il film ha più da dire. Perché la speranza è fuori dai confini di una partita giocata male da entrambe le parti, dove l’errore comune è nel cercare la sopraffazione – anche solo intellettuale – invece di impegnarsi “insieme”. Un messaggio affidato idealmente a una certa gioventù, responsabile e consapevole, che insiste speranzosa sul concetto di consenso e chiede a gran voce una “educazione emotiva” che potrebbe essere utile anche a molti adulti. A patto di scendere dalla torre e andare in piazza con loro a “urlare cose giustissime”, come si vede nella scena finale del film, dedicata alla manifestazione romana del novembre 2025 contro la violenza sulle donne e di genere.

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Massimiliano Bruno, regista e sceneggiatore

5 domande a Massimiliano Bruno, regista di 2 cuori e 2 capanne

Si parla molto di maschilismo inconsapevole nel film: una rivelazione anche per lei, nata da un rimprovero ho letto.

Sì, della mia compagna: ci sposiamo in estate. Io la parola inconsapevole non l’avevo mai legata a maschilista, allora sono andato su internet a cercare e ho visto che Sara aveva ragione. Un po’ di quelle caratteristiche ce le avevo, ma non me ne rendevo conto. Come tanti, ero abituato a sentire ‘auguri e figli maschi’, ‘donne e buoi dei paesi tuoi’ e così via. A mentalità ereditata, pensi sia normale che il telecomando lo tieni tu, a casa. Da lì mi sono chiesto cosa succederebbe se una femminista incallita rimanesse incinta di un maschilista inconsapevole. Così è nato il film. Che ho scritto mentre aspettavamo Adriano, nostro figlio, e ho girato quando era appena nato.

Anche la scrittura è cambiata durante le riprese?

Non tanto la scrittura, quanto il modo di affrontarla. Mi son chiesto da subito perché a una femminista atea, di sinistra, sarebbe dovuto piacere un fascistone? Lui doveva essere uno ragionevole, anche se maschilista, cattolico e di centrodestra. Uno ironico, che anche se dice cose contrarie a lei, le dice in maniera talmente divertente da piacerle. Tant’è che la prima scena del film l’ho fatta fare con questo sorriso sulle labbra…

E si nota: hanno subito uno scambio bello ritmato, con una guest star…

Pensi che la “lesbica” che interviene è la mia prima fidanzatina del liceo, Monica. La prima ragazza che ho baciato in vita mia, a 15 anni. Oggi fa questo lavoro, la figurante. Confesso anche che la voce dell’andrologo è la mia. E ho addirittura riscritto il finale del film, le ultime 15 pagine, alla terza settimana di riprese. Prima finiva in tutt’altro modo, ma a un certo punto ho capito che invece dovevo finire con la manifestazione dei ragazzi.

Ragazzi che sono co-protagonisti. Vuole essere un omaggio generazionale?

Ed un auspicio. Perché in piazza, alla Stazione Ostiense, era pieno anche di uomini. Questo film è un grande atto d’amore nei confronti di questa generazione, che poco tempo fa ha riempito le piazze per dire no a un massacro e che sta lottando per avere diritti che in questo momento non ha. Per avere uno sportello psicologico, perché si parli di problematiche sesso-affettive nelle scuole, di sessualità. Come dico in una battuta, sono ragazzi incasinati che avrebbero bisogno di qualcuno che gli dà una mano, e non sempre papà e mamma ce la fanno. Li conosco per il lavoro che faccio con il Laboratorio di Arti Sceniche. Prima tendevo a dire cose come “ai miei tempi si stava meglio”, ma mi hanno fatto ricredere, ho scoperto che sono meravigliosi.

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Invece delle proiezioni per le scuole non sarebbe il caso forse di farne nelle aule del Parlamento, vista certa tendenza a rimandare o a non voler vedere da parte di chi fa le leggi?

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Leggevo che nelle scuole spagnole hanno adottato le misure di cui parliamo nel film 30 anni fa e in Spagna i casi di femminicidio sono diminuiti del 30%. Questo significa che si può aiutare i ragazzi a comprendere meglio le relazioni tra uomo e donna, a essere meno violenti e a costruire un futuro migliore quando hanno 14, 15 o 16 anni. Ma l‘attuale governo non ha interesse a creare una generazione di ragazzi consapevoli. Più non sanno, più sono manipolabili da gente di 50, 60 o 70 anni, che vuole decidere per loro. La Spagna ha fatto un altro ragionamento, per creare una generazione di giovani forti. Tant’è che loro sono ‘giovani’ in tutti i settori. Eppure siamo così simili. Sono un paese laico, certo, ma fortemente cattolico. Anche loro hanno avuto una grande dittatura fascista, durata più della nostra. Noi invece siamo un paese sempre col freno a mano tirato, la presenza immanente della religione e un certo tipo di mentalità conservatrice rendono il progresso e il riconoscimento dei diritti delle donne e degli uomini molto faticoso. Molto molto faticoso.