A volte i film colpiscono al cuore anche chi li gira: Il Falsario, dal 23 gennaio su Netflix, presentato con successo alla Festa del Cinema di Roma, porta lo spettatore dentro i giorni prima, durante e dopo il rapimento Moro, nei giorni della Banda della Magliana, dei servizi deviati, delle Br. E Pierluigi Gitante per quegli anni ha una vera e propria passione: gli regaliamo le pagine del Messaggero in cui si parla del depistaggio del lago di Leonessa. “E’ incredibile essere qui dove arrivò la telefonata che annunciava proprio al Messaggero il comunicato numero 7, rivelatosi poi un falso”.

Nel film di Ludovichi con Pietro Castellitto nel ruolo principale del controverso Antonio Giuseppe Chichiarelli, detto Tony, ucciso in un regolamento dei conti post Banda della Magliana nel 1984, Gigante è un operaio passato alle Br, con loro per un trio di amici venuti dalla provinca abruzzese, a cercare di fare la gloria o scrivere la storia, anche Andrea Arcangeli. “Un cast molto importante, con una splendida Giulia Michelini, con Claudio Santamaria ed Edoardo Pesce, Aurora Giovinazzo. E’ stata una bellissima esperienza: ora il mio look è completamente diverso: via i capelli lunghi e la barba da latitante”. In effetti sbarbato come si presenta all’Interrogazione sembra di rivedere il giovane salernitano che per una lettera di mamma e zia si trova al provino con Raffaella Carrà. “Ebbene sì, sono stato un Carramba Boy a mia insaputa: a Salerno sono cresciuto nella famiglia che – grazie a mio nonno mito del calcio salernitano, giocatore e anche allenatore – viveva di calcio. Io stesso sono abbonato alla curva della Salernitana, ho il cavalluccio tatuato sulla gamba. Ma non ero bravo nel calcio, come nonno e papà. A scuola ero un mezzo disastro e mi salvarono con un corso di teatro. Poi mamma e zia mandano la lettera per la selezione di questi boys: al ritorno da una vacanza la selezione con Raffaella, Iapino e Boncompagni: preso. A casa scoppiò il boato”.

La carriera d’attore è un decollo inesorabile fino an ruolo davvero iconico e importante: in “Nata per me” è Luca Trapanese, papà single e gay che riesce ad adottare – grazie ad una sentenza storica del tribunale di Napoli, una bimba down che nessuno voleva. “E’ stata una grande responsabilità e un grande coinvolgimento entrare in quella storia di tenerezza e determinazione: penso che in un’altra città non sarebbe potuto succedere. La profondità del sentimento di amore materno lì ha piegato la legge”.

Pierluigi è un istrione: sul set di Acab la Serie rivela la sua capacità di imitazione e conquista uno dei suoi idoli ora divenuto uno dei suoi grandi amici. “Io ho una venerazione per due attori: Gian Maria Volontè (che è immagine di uno dei suoi profili social, ndr) e Giancarlo Giannini. Quando ho saputo di essere nel cast di Acab con Adriano non ho resistito: gli ho fatto l’imitazione a memoria di tutti i dialoghi di Shining, la voce italiana di Nicholson è del padre”. E all’Intrerrogazione Pierluigi dà spettacolo: un perfetto Giannini/Nicholson. Ma anche una spugna nell’apprendere le lingue: quando con il mappamondo l’attore salernitano sceglie un luogo del mondo, punta sull’Egitto. “Ci andrò a maggio: girando Acab, avevo un lungo dialogo con un terrorista in arabo (e lo ripete tale e quale all’Interrogazione, ndr). Il mio coach è egiziano e mi ha detto: tu pronunci l’arabo come un egiziano. Sono troppo curioso e ci andrò”.

Intanto ripassa gli anni di piombo: “Mi affascina un tempo in cui tutti pensavano di poter scrivere la storia con la partecipazione. Il Falsario Chichiarelli si butta con chi gli conviene: fa una scelta di equilibrismo individuale servendo Banda della Magliana, servizi, mafie. Gente che si connette al suo talento di disegnatore provetto e lo sfrutta, gente frequentata in carceri dove tutto si fondeva: malavita, terrorismo rosso e nero. Qualcosa di quella voglia di partecipare di quegli anni un po’ sta tornando nella scelta di riempire le piazze dei giovani”.