di
Daniele Sparisci

La Ferrari svilupperà rapidamente la macchina da qui al primo Gp a Melbourne. Hamilton: «La più grande rivoluzione da quando corro in F1»

C’è una parola che tutti ripetono durante una delle presentazioni più 
basiche nella storia della Ferrari, lontanissima dagli sfarzi e dai proclami di dodici mesi fa, quando gli eventi pre-campionato si erano rivelati migliori, e di gran lunga, di una stagione poi conclusa senza vittorie e con un quarto posto tra i costruttori. La parola è «viaggio». Hamilton: «Sarà molto lungo, siamo appena all’inizio e dobbiamo essere veloci e reattivi». Vasseur: «Godiamocelo, la strada è lunga e per ora è una bella sensazione». Parlano di «strada», di «percorso», di «direzione»: nessuno cita la destinazione finale, obbligata: tornare al vertice dopo un digiuno quasi ventennale.
Nella nebbiolina umida di Fiorano tornano in mente le dichiarazioni del boss francese sulla necessità di interrompere presto il progetto 2025 per puntare tutto sulla SF-26, la prima Rossa di un nuovo ciclo. 

Hamilton: «La rivoluzione più grande»

«La più grande rivoluzione da quando corro in F1: a ogni cambio di regole si riparte sempre da zero, stavolta sarà ancora più estremo. Amo questa squadra», parola di Lewis reduce dalla sua peggior annata in carriera. I quindici chilometri percorsi ieri sulla pista di casa (in attesa di cominciare a girare davvero, da martedì a Barcellona) hanno dato il via al tour della macchina della verità. Ad assistere: il presidente John Elkann, Piero Ferrari, gli sponsor invitati e pochi intimi. I tifosi fuori dai cancelli, sempre tanti, sperano e per ora si accontentano dell’estetica: il bianco abbondante è stato reintrodotto per armonizzarsi con uno dei partner principali (Hp), ma è anche un richiamo alla 312T che dal 1975 inaugurò un’epoca d’oro. Portava la firma di Mauro Forghieri, un fuoriclasse.



















































Charles, da otto anni aspetta la macchina giusta

La Ferrari di oggi, che due anni fa ha rinunciato al genio Newey (pare in difficoltà con l’Aston Martin), dovrà dimostrare di essere all’altezza sfruttando il reset tecnico: Vasseur ha cambiato pedine in pista e in fabbrica, ha costruito una propria catena di comando (molto francofona), ha ottenuto un mandato di lungo periodo e ora si trova a dover rilanciare Hamilton e conquistare la piena fiducia di Leclerc, otto Gp vinti all’alba della sua ottava stagione con il Cavallino. Un numero che parla da solo. E infatti Charles pesa ogni parola, esprimendo concetti in un infinito replay: «Magari qualcuno mi troverà un po’ ripetitivo: faremo di tutto per riportare la squadra dove merita. Non stiamo sottovalutando questo grande cambiamento, in cui i piloti dovranno impegnarsi molto di più, soprattutto nella gestione dell’energia. Spingiamo al massimo». Lui lo ha sempre fatto, anche con mezzi mediocri. Stavolta tocca al team metterlo nelle condizioni ideali.

Motori Mercedes, «la questione non è ancora chiusa»

Con la svolta del 2026 il motore torna al centro: nelle prime gare l’effetto dell’aerodinamica sarà ridotto, o almeno questa è l’opinione comune dei ben informati. Ecco perché attorno alla trovata (regolare) della Mercedes sul rapporto di compressione modificabile a caldo si è scatenata una baruffa tra costruttori. Per qualcuno è solo la scusa di chi è indietro per giustificarsi (a proposito, la Williams salterà i test di Barcellona perché in gravissimo ritardo).«La questione non è ancora chiusa, avremo altre riunioni e confidiamo che venga affrontata nel modo corretto», spiega Enrico Gualtieri, responsabile dell’area power unit del Cavallino. 

Il piano per gli sviluppi

Prendere tempo e massimizzare lo sviluppo è l’obiettivo del direttore tecnico Loic Serra: significa che dopo i primi collaudi in Catalogna, la prossima settimana, dove si testerà l’affidabilità, nelle due sessioni di test in Bahrein a febbraio la SF-26 comincerà a cambiare. «A quel punto si proveranno le prestazioni», rivela Vasseur. Il viaggio è soltanto all’inizio. E non esistono scorciatoie»

24 gennaio 2026