di
Giuseppe Guastella
I legami stretti e i nomi citati dal gestore ai pm. Il titolare del locale andato a fuoco aveva fatto alcuni nomi: «Non mi faranno mancare la loro solidarietà»
I loro uffici sono proprio di fronte a Le Constellation, appena oltre la rotatoria dove fino a qualche giorno fa c’era la cappelletta in tensostruttura che, prima che fosse smantellata, riparava dalla neve centinaia di mazzi di fiori, messaggi e candele deposti in memoria delle vittime della strage di Crans-Montana: il notaio sta a destra, l’assicuratore a sinistra lungo rue Centrale.
Potrebbe essere uno di loro l’amico generoso che ha versato la cauzione da 200 mila franchi che ha permesso a Jacques Moretti di uscire dal carcere e tornare praticamente libero.
Da quando nel 2015 arrivarono a Crans-Montana, Jacques e la moglie Jessica non hanno allacciato che poche amicizie. «A parte le relazioni professionali, l’imputato non ha concretamente stretto relazioni personali con nessuno in Vallese», sottolineava la Procura generale di Sion il 9 gennaio quando la Polizia aveva arrestato il gestore del bar della morte.
«Non ha tempo per nessun momento libero, quindi, a parte la sua attività professionale e i suoi beni immobili ampiamente ipotecati (valore oltre 5 milioni ndr), non ha alcun legame in Svizzera», aggiungevano tre pm per dimostrare l’esistenza di un concreto pericolo di fuga.
Su questo rischio non si può dire che il loro atteggiamento sia stato lineare, dato che nelle ore successive alla tragedia di Capodanno la procuratrice generale Béatrice Pilloud con fermezza garantista affermava che dagli elementi in suo possesso non emergeva alcuna necessità di arrestare i titolari del Constellation, salvo poi cambiare opinione ordinando che Jacques forse messo dentro proprio mentre le critiche negative montavano e a Martigny si commemoravano le vittime alla presenza di Mattarella, Macron e Parmelin, presidenti di Italia, Francia e Svizzera.
Moretti esce di prigione con l’unica differenza, tra prima ed ora, rappresentata dal versamento della cauzione da parte di un amico. Quale? Interrogato dopo l’arresto, aveva detto di non avere praticamente più legami con la Francia. «Abbiamo la nostra famiglia qui, le nostre attività sono qui, i nostri figli sono nati qui. Ci sentiamo molto vicini alle persone di questo posto e speriamo di poter continuare la nostra vita qui» perché «la nostra vita è il lavoro».
Pochi amici e «molto stretti», aveva aggiunto citando per nome il notaio, l’agente assicurativo e un terzo uomo che, assieme a «persone che frequentiamo regolarmente per le nostre attività», non gli avrebbero fatto mancare la solidarietà: «Abbiamo ricevuto sostegno da tutte le parti». Probabilmente non da Nicolas Féraud, il presidente del Comune, l’ente che negli ultimi 6 anni non ha mai fatto controlli di sicurezza nel locale andato a fuoco uccidendo 40 persone e ferendone altre 116.
«Lo conosco di nome ma raramente ho avuto discussioni con lui», metteva a verbale. Féraud è dello stesso partito di Pilloud la quale fino a due anni fa faceva l’avvocato nel Vallese prima di essere eletta Procuratrice. Vaga conoscenza anche con il responsabile municipale della sicurezza: «L’ho incrociato 2-3 volte».
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24 gennaio 2026 ( modifica il 24 gennaio 2026 | 10:38)
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