RIETI – Attraverso il suo obiettivo, gestendo “Fotomania Terminillo”, unico negozio di fotografia della stazione reatina, Massimo Mendia ha immortalato luoghi, volti ed eventi di oltre 40 anni di vita pubblica del Terminillo. Oggi, a 75 anni, ne è una delle memorie storiche più importanti.
Mendia, cosa fa oggi?
«Non ho certo abbandonato la fotografia. All’inaugurazione della nuova sede della Scuola Sci Terminillo, il 13 dicembre, ho regalato ai maestri un album con le foto scattate dal 1960, anno di costituzione della scuola e quelle realizzate da me a loro nei successivi decenni».
Quando nacque la passione per la fotografia?
«Avevo 18 anni. A casa avevo costruito una piccola camera oscura, con gli acidi e l’ingranditore che i figli di Willy Acherer, gestore di “Willy Sport” al Terminillo, mi riportarono dalla fabbrica di Bressanone».
Al Terminillo quando arrivò?
«Sempre a 18 anni. Fino ad allora ero vissuto a Rieti, ma sciavo e in famiglia avevamo una grande passione per la montagna (il padre, Luciano Mendia, fu tra i fondatori del Rotary Club di Rieti e della rivista “Sabina”, ndr.). Quando, nel 1968, mia madre Giulia Caloisi fu assegnata all’ufficio dell’Azienda di promozione turistica che si trovava sotto la funivia, mi trasferii qui».
Per 40 anni, fino al 2016, “Fotomania Terminillo” è stata l’incarnazione della fotografia al Terminillo. Come nacque?
«Nel 1976, il mio socio Bruno Tarquini mise i soldi, io l’attrezzatura e aprimmo. D’inverno, Terminillo era meta del mondo sportivo dello sci: si svolgevano almeno due gare a settimana, i corsi Fisi per l’abilitazione dei maestri e il vice presidente Fisi, Daniele Cimini, portò ad allenarsi qui la nazionale di sci femminile. Scattavo foto a tutti, turisti e sportivi: loro le sceglievano attraverso i provini a contatto e noi inviavamo i negativi a Italo Salvemme, che li sviluppava».
Che macchine utilizzava, all’epoca?
«Una Nikon F, la stessa impiegata da Rino Barillari in via Veneto, a Roma. Come professionale, una Yashica 6×6. Ed era tutto in bianco e nero: il colore arrivò dopo. Dal 2000, il digitale cambiò tutto, ma servì tempo affinché equiparasse l’analogico».
Ha lavorato sfruttando anche il jet-set degli anni d’oro del Terminillo.
«C’erano due categorie. Quella dei politici, come Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, i ministri Giovanni Conso e Clelio Darida e quella degli attori e degli sportivi, come Nino Manfredi, Sandra e Raimondo Vianello, Piero Gros e Tony Valeruz, oltre a conti, contesse e prìncipi. Al Terminillo è arrivato il mondo, ma ci fu una notte che cambiò un po’ le sorti della stazione».
Cosa accadde?
«Dopo lo scandalo della droga che nel 1971 investì il “Number One” di Roma, una sera la Digos circondò il residence Tre Faggi e arrestò tutti. L’immobile fu posto sotto sequestro, i suoi locali chiusi e fu venduto all’asta. Alcune personalità non si fecero vedere più molto. Da quella notte cambiò tutto».
Poi arrivarono gli anni ‘80.
«C’era una bella clientela, molta più neve e 14 impianti di risalita».
La sua firma è sulla maggior parte delle fotografie dell’Azienda del turismo.
«Lavoravo per l’Ente provinciale del turismo, quando direttore era Loris Scopigno. Per anni ho realizzato le foto di luoghi e santuari della Valle Santa. Le foto della maggior parte dei quadri negli uffici pubblici di Rieti, sono mie».
Quale è il confronto, oggi, rispetto agli anni d’oro del Terminillo?
«Mancano gli impianti di risalita. La loro dismissione ha determinato la scomparsa di alberghi e servizi e oggi dobbiamo accontentarci di quello che c’è. Terminillo non è più una stazione turistica, ma un luogo dove ogni tanto qualcuno sa di poter venire a sciare e dove non esiste più una comunità».
Quant’è grande il suo archivio fotografico?
«Dal 1976 al 2000 supera le 50mila fotografie. Dal 2000 al 2016, sono altre migliaia di foto per ogni stagione».
Ha mai pensato di tutelarlo giuridicamente?
«Se qualcuno me le chiede, le mie foto sono a disposizione».
Cosa le manca degli anni più belli?
«Non mi mancano. Li ho vissuti appieno: ho cresciuto i miei figli, Raffaele e Alberto, entrambi maestri di sci, e sono stato insieme a mia moglie, Mara De Felicibus, vivendo in montagna, dove amo stare. Va bene così».
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