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Redazione Sport
Prima la vittoria nel SuperG di Wengen poi quella nella discesa più prestigiosa di Coppa del Mondo. Ora tutti lo aspettano adesso all’appuntamento olimpico. Il ricordo commosso dell’amico Matteo Franzoso scomparso a settembre in Cile: «L’anno scorso eravamo in camera insieme ed era la mia prima volta qui»
Uno due. Prima il Superg di Wengen, poi la discesa libera di Kitzbuhel. Roba da non crederci. Giovanni Franzoni a quasi 25 anni sta facendo registrare record su record. Lo sciatore azzurro è una delle nostre più grandi speranze in chiave olimpica. Purtroppo da oggi, dopo la vittoria nella libera di Kitz, sarà un osservato speciale da parte dei suoi avversari, ma lui spiega: «In prova non mi nascondo perché i test cronometrati mi servono per trovare maggiore fiducia in vista della gara. Da qui in poi la pressione sicuramente aumenterà. Ci penso spesso e mi dico che devo abituarmi: ma sono sicuro che una volta che si capisce come gestire la situazione si riesce a superare tutto. I Giochi olimpici in Italia a febbraio? Vedremo: devo solo concentrarmi su quello che so fare e sciare con la testa libera». Il primo pensiero oggi dopo il trionfo sulla Streif è stato ancora una volta per il suo grande amico e compagno di squadra Matteo Franzoso, scomparso la scorsa estate per una drammatica caduta in allenamento in Cile. «Oggi è stata una
giornata un po’ speciale, alla partenza avevo in testa Matteo –
ha detto ai microfoni della Rai – perché l’anno scorso eravamo
in camera insieme ed era la mia prima volta qui».
Nato a Manerba del Garda (Brescia) il 30 marzo 2001, Franzoni ha esordito in coppa Europa nel 2018 a Sarentino e nel 2020 ha conquistato due podi, uno in Combinata ed uno in super G. Nella stessa stagione ha esordito in Coppa del Mondo in Alta Badia e nel Febbraio 2021 è stato convocato ai Mondiali di Cortina. Un mese dopo ha conquistato l’oro e l’argento ai Mondiali Junior di Basko, rispettivamente in superG e gigante.
Negli ultimi anni di attività aveva costruito una strettissima amicizia con lo scomparso collega Franzoso, nelle ore successive alla morte di Matteo raccontava: «Il vuoto è rappresentato dalle borse qui in appartamento. Eravamo in stanza io, lui, Marco Abbruzzese e Leonardo Rigamonti. A risvegliarsi adesso sembra un incubo, c’era sempre spazio per una battuta o una risata prima di uscire, anche alle sei del mattino. Matteo riusciva a prendere il meglio di ogni situazione, sapeva anche scherzare: non ricordo segnali di tristezza, mentre io tendo ad avere più il muso. Era la mia spalla morale. In più di un’occasione, in Coppa del Mondo, abbiamo rischiato di saltare le prove perché ci eravamo addormentati. Lo stesso in America, quando per colpa del fuso ci appisolavamo e saltavamo le riunioni».
24 gennaio 2026 ( modifica il 24 gennaio 2026 | 14:56)
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