di
Alessio Di Sauro

Il 45enne, fondatore nel 2020 della Motion Security di via Salvemini a Milano, aveva otto dipendenti: era punto di riferimento di attori e sportivi. L’ultimo post con l’attore e modello Alex Belli

La foto profilo su Instagram lo ritrae in compagnia di Mike Tyson, eppure sovrastava l’ex campione dei pesi massimi di quasi venti centimetri e altrettanti chili. Ma Simone Bonino, il bodyguard morto nella notte in un incidente stradale in corso Sempione dopo essersi schiantato con la sua Bmw contro un mezzo dell’Amsa, non era famoso solo per la sua stazza. Il lasciapassare – quello vero –  che gli aveva consentito di entrare nel mondo patinato della sicurezza di attori, soubrette e sportivi di fama, infatti, era la riservatezza.

 Lui, Bonino, fondatore nel 2020 della Motion Security di via Salvemini a Milano, otto dipendenti e quasi 140 mila euro di fatturato, era il punto di riferimento per chi chiedeva protezione nella Milano degli eventi e in quella notturna, dall’alto non solo dei suoi quasi due metri d’altezza ma anche dei 20 anni di esperienza nel settore della sicurezza privata. Bodyguard, tuttofare e confidente. L’ultima storia è stata postata poche ore prima dell’incidente e lo ritrae all’interno di una nota panineria milanese in compagnia di Alex Belli, attore e modello, amico di lunga data, lo stesso che probabilmente Bonino avrebbe riaccompagnato a casa poco prima dello schianto. Qualche battuta, complicità. La stessa che lo legava a personaggi del mondo dello spettacolo e del cinema come Samira Lui, valletta de la Ruota della fortuna, con cui si era immortalato in un selfie in auto pochi giorni fa, o Massimo Boldi, «amico e cliente». 



















































Ma anche del pugile Alessio Lorusso, dell’orologiaio-influencer Lorenzo Ruzza, di Maria Teresa Ruta, dei calciatori Zlatan Ibrahimovic e Ismail Bennacer, milanisti come il suo idolo Arrigo Sacchi, personalità speciali per lui che era legato al collettivo della Curva sud rossonera. Clienti spesso diventati amici, molti dei quali gli avevano manifestato il loro affetto e auguri di pronta guarigione ad agosto 2024, quando Bonino aveva postato una foto dal letto del Niguarda, ringraziando i medici dell’ospedale milanese per avergli salvato la vita.

Un professionista che aveva avuto modo di collaborare tra gli altri anche con Paola Cortellesi e che il pubblico televisivo aveva imparato a conoscere per le numerose ospitate legate ai temi della microcriminalità, oltre che per le interviste rilasciate a proposito della storia più ombrosa del suo passato: era infatti lui a presidiare la camera da letto padronale dell’imprenditore Alberto Genovese, condannato a oltre otto anni di carcere per violenza sessuale nei confronti di due ragazze nelle serate che si consumavano nella famigerata «Terrazza sentimento». 

«Non mi ero accorto di nulla – disse Bonino, che non è mai stato indagato – , se avessi percepito qualcosa sarei intervenuto immediatamente». Bloccava l’ingresso a chiunque, sosteneva gli fosse stato detto che all’interno della stanza erano custoditi «oggetti di valore». Il resto è cronaca, e storia.


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24 gennaio 2026 ( modifica il 24 gennaio 2026 | 16:52)