di
Ornella Sgroi

La conduttrice televisiva e scrittrice, legata da sentimenti profondi a Linosa, si batte per la raccolta fondi, mentre le stime complessive dei danni subiti dalla regione sfiorano il miliardo di euro

«Al mio amico Fabrizio Giardina il ciclone ha portato via la barca. Sua mamma, Pina detta ‘a Bidella perché, di Linosa, è stata la bidella storica, è stata anche tra i personaggi del libro che ho scritto lì. Il figlio di Fabrizio, Leone, che adesso ha dodici anni, è il mio più grande amico sull’isola. Ogni tanto ci siamo visti anche a Milano. Un altro amico, Renzo, per riuscire a salvare la sua, di barca, ha rischiato letteralmente la vita. In questi giorni naturalmente li ho sentiti tutti. Per ultima Esmeralda, la bibliotecaria, giusto poco fa: ha perso tutte le galline, tanti hanno perso molto di più». E così, di slancio, Daria Bignardi è stata la prima a rispondere all’appello per Linosa.

I danni

Che naturalmente è solo una tra le «vittime» — isole, coste, spiagge, città, borghi piccoli o grandi, strade, case — su cui il ciclone Harry si è abbattuto tra Sicilia, Calabria e Sardegna con tutta la sua violenza, il suo vento e le sue onde di dodici, quattordici, da qualche parte sedici metri. Oltre un miliardo di danni stimati — e non siamo che all’inizio della conta — nella sola Sicilia e almeno il doppio calcolando anche Calabria e Sardegna. Ma è chiaro che le isole più piccole e lontane, come appunto Linosa, ai danni in sé devono aggiungere un carico da novanta in più: la difficoltà di andare fin là ad aggiustarli, i danni.



















































I 400 residenti

Con 419 abitanti censiti, che d’inverno in realtà scendono a circa duecento, Linosa è uno di quei posti che hanno tutte le caratteristiche per diventare il rifugio di chi per periodi più o meno lunghi vuol starsene da solo. Magari per scrivere un libro. Vista da questo scoglio di cinque chilometri quadrati, che per trovarlo su Google Maps devi zoomare al massimo sennò trovi solo mare, la Tunisia dista quanto Parma da Milano. Metà delle miglia che la separano dalla Sicilia. Il suo penultimo libro, “Ogni prigione è un’isola”, Daria Bignardi era venuta a scriverlo appunto qui.

«Meravigliosa e difficile»

«Ci ero venuta la prima volta qualche anno fa — dice — e mi era sembrata fin da subito un posto speciale. Per tanti motivi. Per la sua piccolezza, la sua lontananza da tutto. La sua bellezza, ovviamente. Il suo essere un luogo estremo. La sua bellezza, ovviamente. Il suo essere amministrativamente sotto Lampedusa: quanto quella è, per evidenti ragioni, sotto i riflettori, tanto questa è dimenticata. Tutto a Linosa è difficile, a cominciare dai rifornimenti. Uno dei tre moli dell’isola era già inagibile prima del ciclone. Una volta c’era un medico, adesso una guardia medica a rotazione. Eppure, a fronte di tutto questo o forse proprio a causa di questo, i suoi abitanti sono una comunità meravigliosa. Quando ho cominciato a scrivere “Ogni prigione è un’isola” ho pensato che quello era il posto in cui venire a scriverlo».

E ora che il disastro l’ha colpita la comunità si è mossa. Ieri col mare più calmo è finalmente riuscito ad approdare anche il sindaco Filippo Mannino. Il Comitato 28 gennaio, costituito nel 2024 per dare voce unitaria e quindi più forte agli abitanti dell’isola, ha avviato una raccolta online sulla piattaforma GoFundMe (la si trova digitando «il nostro scoglio nero ha bisogno di aiuto»). E quello è, come si diceva, l’appello cui Daria Bignardi ha risposto prima di tutti gli altri.

La raccolta fondi

Alle 19.45 di ieri le donazioni erano salite a quota 386 per un totale di 40.579 euro su un obiettivo di 50 mila. La portavoce del Comitato, Antonella Brignone, spiega che «i fondi raccolti saranno usati per progetti comunitari che interessino tutta la popolazione e per dare una mano a chi ha subìto maggiori danni. Tanta partecipazione ci ha commossi, è stato un modo per starci vicini seppur da lontano e per darci una mano, in un momento di grande difficoltà anche dal punto di vista psicologico». Torinese di nascita ma figlia di mamma linosana, dal 2021 si è trasferita a Linosa col marito. Lasciato il lavoro di radiologa, ora coltiva con lui un orto biologico che rifornisce la comunità.

«Una simile cura per il luogo in cui si vive — racconta la scrittrice e giornalista — l’avevo trovata solo in Amazzonia. Una buona notizia — conclude — è che sono riusciti a portare sull’isola una ruspa per cominciare a rimuovere i detriti». Il lavoro è appena cominciato.

24 gennaio 2026 ( modifica il 24 gennaio 2026 | 21:45)