di
Alessandra Muglia

Di ritorno dal supermercato. O nel vialetto di casa: le storie dei minori coinvolti nei blitz dell’Ice e della Border Patrol. Gli insegnanti: trauma che dura

Chloe a soltanto due anni ha scoperto che gli uomini neri mascherati esistono davvero, che sono cattivi, mica come Spiderman, e sono anche più forti del suo papà. Era con lui in auto in una strada di Minneapolis quando è stata prelevata a forza dagli agenti federali dell’anti immigrazione (Ice) sguinzagliati da Trump per «ripulire» le città, soprattutto quelle a guida democratica, dagli immigrati. Anche da regolari richiedenti asilo come Chloe e il suo papà, Joel Tipan Echevarria, originari dell’Ecuador

I due sono stati bloccati in una retata giovedì mentre rientravano a casa dopo aver fatto la spesa in un supermercato. La loro auto è stata fermata dai federali che li hanno poi trasportati in un carcere del Texas. Detenuti nonostante non ci fosse alcun provvedimento di espulsione a loro carico e il padre sia incensurato. «Un veicolo sospetto ha seguito l’auto del padre fino a casa, ha rotto il finestrino e li ha rapiti. Non è stato emesso alcun mandato giudiziario» è la ricostruzione via Instagram di Jason Chavez, membro del consiglio comunale di Minneapolis, dove da settimane è in corso un braccio di ferro tra autorità locali e agenti dell’Ice. Un giudice del Minnesota ha immediatamente ordinato il rilascio in libertà dei due, ma la coppia era già stata trasferita in Texas, fuori dalla giurisdizione del loro Stato. Soltanto all’indomani dell’accaduto, la piccola è uscita dal carcere. Con fatica «si sta riprendendo da questa orribile esperienza», ha dichiarato l’avvocato della famiglia, Kira Kelley.



















































Il blitz a targhe coperte

Nel ricorso presentato ai giudici, si legge che Echevarria e la figlia sono stati fermati nella parte sud di Minneapolis, a Hannepin, nel corso dell’operazione Metro surge. «Il blitz — si legge nel ricorso — ha coinvolto centinaia di persone mascherate a bordo di veicoli privi di identificazione (molte con targhe illegalmente coperte)».

Peperoncino e spazzatura

Anche questa volta la scena è stata ripresa da testimoni che sono stati bersagliati dagli agenti con spray al peperoncino. Secondo il dipartimento di Sicurezza, Echeverria stava guidando in modo irregolare e si è rifiutato di aprire la portiera del veicolo. Circa 120 persone hanno circondato gli agenti federali durante l’arresto, lanciando pietre e bidoni della spazzatura. E anche questa volta, gli agenti hanno sostenuto di «essersi presi cura della bimba che la madre non voleva prendere». Mentre la versione della famiglia è opposta: la mamma e i vicini avrebbero supplicato gli agenti di rendergliela. Ma non sono stati ascoltati.

Il cappellino con le orecchie da coniglio

Chloe è la quinta bambina ad essere stata trattenuta dall’Immigration and Customs Enforcement nelle ultime settimane. Aveva tre anni più di lei Liam, che di ritorno dall’asilo ha visto degli agenti mascherati prelevare suo padre dal vialetto di casa ed è poi stato usato come esca per attirare la madre. La sua foto con addosso il cappello blu con le orecchie da coniglio e uno zaino di Spiderman è diventata il simbolo della natura indiscriminata e violenta delle deportazioni di massa dell’amministrazione Trump che non risparmiano neanche i bambini.

Già nel suo primo mandato il tycoon aveva sollevato un’ondata di critiche con le separazioni forzate dei figli dai genitori immigrati illegalmente effettuati dalla polizia di frontiera.

Ora queste recenti retate stanno sconvolgendo di nuovo la vita dei più piccoli: sui media locali gli insegnanti parlano di «trauma generazionale». «La maggior parte dei bambini di colore resta a casa» riferisce una maestra. E chi frequenta mostra comunque sintomi da stress traumatico: «Si addormentano nel mezzo della lezione o scoppiano a piangere».
Alessandra Muglia

24 gennaio 2026