di
Lorenzo Cremonesi
I fortunati che hanno il gas in cucina si attrezzino con mattonelle da scaldare e tenere come stufe. Le candele sono diventate fonti di calore. Il sindaco ha dichiarato la situazione d’emergenza e ha chiuso le scuole
Appena torna l’acqua nelle tubature riempi taniche e secchi e, se non perde, anche la vasca da bagno. Fai subito il bucato, fatti la doccia: non sai quando potrai rifarlo. Quando hai almeno un paio d’ore di elettricità carica il
power bank
e ogni tipo di batteria che hai in casa, inserisci le spine di computer e cellulare; accendi le stufette elettriche che almeno contribuiscono a rialzare la temperatura.
Costruisci un baldacchino di coperte attorno al letto e tappa con stracci le fessure di porte e finestre. Se poi vivi ai piani alti e funziona l’ascensore, corri a fare la spesa e porta subito su le cose pesanti: tutti noi sappiamo che cosa significhi trasportare a piedi al diciannovesimo piano chili e chili di roba. Per i fortunati che hanno il gas naturale in cucina si attrezzino con mattonelle da scaldare e tenere come stufe, la fiamma comunque aiuta, ma non lasciatela accesa se uscite di casa. E fate buona riserva di candele: diventano a loro volta fonti di calore e fungono persino da fornelli.
Le istruzioni via social
Di questi tempi gelati, bui e travagliati dai bombardamenti russi, i social media ucraini e i siti di governo e municipalità assomigliano sempre più a manuali per le Giovani Marmotte o a vecchie guide del Club Alpino per affrontare la montagna invernale. Ancora una volta Kiev è nell’occhio della crisi.
«Il terrorista Putin approfitta dell’ondata di gelo per cercare di colpire la nostra popolazione, mira a fiaccare la volontà di resistenza, ci vuole tutti morti di freddo e penalizza in particolare bambini, anziani e malati», denuncia con rabbia crescente il presidente Volodymyr Zelensky.
Freddo eccezionale
Non è certo la prima volta che i missili e droni russi prendono di mira il sistema energetico nazionale per bloccare l’elettricità, impedire il pompaggio dell’acqua nelle tubature e fermare i sistemi di riscaldamento centralizzati. È dall’inverno 2022-23 che ci provano. Ma questa volta è la peggiore di tutte. L’ondata di freddo eccezionale è iniziata a fine dicembre con temperature che nella regione di Kiev sono costantemente tra i meno 10 e meno 20 gradi, con punte notturne sino a meno 24.
Il fiume Dnipro è ghiacciato come non si vedeva da decenni, certo da molto prima degli attacchi russi contro il Donbass e la Crimea nel 2014. I ghirigori di neve gelata sui rami, i riflessi argentei del cielo, i pescatori nel mezzo della distesa bianca del corso del fiume di fronte al buco nel ghiaccio sono immagini che ricordano le novelle di Gogol e quadri ottocenteschi di un’altra era climatica.
I raid mirano alle infrastrutture
Ma oggi ad aggravare la situazione sono questi continui raid notturni, che mirano alle infrastrutture della capitale. I più gravi in questo mese di gennaio sono avvenuti le notti del 9, del 13, del 19 e ieri tra l’una e le quattro del mattino, quando droni e missili balistici sono tornati a colpire ciò che i tecnici municipali avevano appena rimesso in funzione. Ci sono migliaia di abitazioni in totale black out, i loro numeri cambiano di continuo; la notte manca l’illuminazione municipale e i marciapiede coperti di ghiaccio verde diventano trappole per i pedoni che rischiano cadute rovinose.
Scuole chiuse
Il sindaco, Wladimir Klitschko, ha dichiarato la situazione d’emergenza, ha chiuso le scuole sino almeno ai primi di febbraio: invita chi ha la possibilità a lasciare l’area urbana per non gravare sui servizi pubblici e pochi giorni fa ha annunciato che almeno 600 mila persone erano già partite. Ma Google, Telegram e i siti locali sono carichi di critiche contro l’autorità pubblica e richieste di soccorso. «Buongiorno, in via Balzac 92 non c’è riscaldamento già da sei giorni, in casa ci sono meno di otto gradi, chiediamo aiuto, ci dicono che arrivano, ma poi non si presenta nessuno. Non sappiamo più che cosa fare», si legge tra i tanti appelli.
«Già da molti giorni abbiamo soltanto quattro ore di elettricità ogni 24. Manca internet, scaldiamo con i fornelli, ma il problema è il bucato. È difficile portare fuori i cani. Oggi non lo abbiamo fatto per nulla, sono sotto choc. Abbiamo i pannolini, ma loro hanno bisogno di correre», scrive un’altra famiglia. «Abbiamo la luce soltanto tre ore ogni due giorni. Non capiamo come si possa vivere con un bambino», dice una mamma.
I generatori
Come spesso in questi casi, a fare la differenza sono le possibilità economiche. La municipalità sta fornendo pasti caldi nei quartieri di Berezniaky e Darnyza, che stanno sulla riva orientale del Dnipro e sono tra le zone più povere. Se la cavano meglio i professionisti che lavorano nei grandi uffici del centro. «L’azienda permette di farsi la doccia al lavoro, i potenti generatori garantiscono acqua calda notte e giorno», ci dicono i giornalisti del canale televisivo 1+1. Chi può spendere almeno 5 mila euro per comprare i power bank cinesi di EcoFlow ha la vita più facile. Ci sono inquilini che se la prendono con i proprietari, i quali a loro volta rispondono di essere al buio.
24 gennaio 2026 ( modifica il 24 gennaio 2026 | 22:30)
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