di
Laura Martellini
Si deve anche al «no» della magistratura elvetica la forte presa di posizione del governo italiano che ha richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera
La forte presa di posizione del governo sulla tragedia di Crans-Montana, con il richiamo da parte del ministro degli Esteri Tajani dell’ambasciatore italiano in Svizzera dopo il rilascio dietro cauzione del proprietario del locale Le constellation Jacques Moretti, ha un’origine che è anche giudiziaria. Nonostante la Procura di Roma si sia mossa in tempi rapidi, inviando una rogatoria alle autorità elvetiche per chiedere la lista degli indagati, gli atti relativi agli interrogatori e l’attività istruttoria svolta in questi giorni, nulla è arrivato finora all’Italia. Il primo Paese, tra quelli coinvolti nella tragedia, a procedere appunto con una rogatoria internazionale. Dalla Svizzera, nulla è stato recapitato ai pm romani, e non trapela di sicuro ottimismo sui tempi di consegna dei documenti richiesti.
Il fascicolo aperto presso la Procura di Roma
Presso la Procura di Roma è aperto un fascicolo in cui si ipotizzano l’omicidio colposo, lesioni colpose, incendio e disastro colposo: la richiesta dei documenti è stata accolta formalmente dalla Svizzera il 13 gennaio, ma è rimasta lettera morta. Non c’è stato infatti al momento alcuno scambio di informazioni e di documentazione, né sono state aperte le porte alla partecipazione ad alcune attività di indagine, come richiesto dall’Italia. Tra il 3 il 4 gennaio si era svolta una missione della polizia scientifica, che ha potuto svolgere solo un rapido sopralluogo nei locali del Constellation. Il modello a cui si rifanno le autorità italiane è quello sperimentato in occasione del naufragio della Costa Concordia nel gennaio del 2012, in cui una delegazione del Bundeskriminalamt tedesco venne immediatamente integrata nelle attività di indagine, sin dalle fasi dell’identificazione delle vittime originarie della Germania.
Prescrizione più rapida che in Italia, Svizzera Paese extra europeo
La Procura capitolina ha in mano i dati delle autopsie che sono state svolte sui corpi dei ragazzi italiani morti, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Giovanni Tamburi e Riccardo Minghetti. Ma serve la collaborazione dei colleghi svizzeri per avere un quadro chiaro delle dinamiche e delle responsabilità. È stato lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio a sottolineare che «le difficoltà sono essenzialmente di ordine normativo» perchè i reati hanno discipline diverse nei due Paesi. Il ministro ha messo anche in guardia sul rischio prescrizione, perchè i tempi «in Svizzera sono più ristretti e quindi bisogna agire con rapidità». Altro elemento di freno: la Confederazione elvetica non fa parte dell’Unione europea, quindi la cooperazione giudiziaria è meno agevole. Quello che non ci si aspettava, però, era una chiusura quasi totale di fronte alle richieste di uno dei Paesi maggiormente colpiti dal lutto, con cinque giovani vite spezzate.
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24 gennaio 2026 ( modifica il 24 gennaio 2026 | 21:25)
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