Le star di Hollywood tornano all’attacco nella crociata contro le intelligenze artificiali con «Stealing Isn’t Innovation», la nuova campagna organizzata dalla Human Artistry Campaign a tutela delle proprietà intellettuali e artistiche
«Rubare il nostro lavoro non è innovazione. Non è progresso. È furto, semplice e chiaro». Il messaggio della campagna condivisa da centinaia di attrici, scrittori e musicisti di ogni genere (come i R.E.M. e Jodi Picoult) è evidente e non lascia di certo spazio a fraintendimenti di alcun tipo: a gran parte delle celebrità di Hollywood l’intelligenza artificiale (e l’uso non regolamentato delle loro proprietà intellettuali, soprattutto) non piace, ma è anzi vista come un ostacolo scomodo e ingombrante alla professione e alla creatività artistica (come ricorda la lettera firmata da più di 200 cantanti sull’utilizzo improprio dell’AI).
«Stealing Isn’t innovation», questo il nome della nuova campagna guidata dalle attrici Scarlett Johansson e Cate Blanchett, punta il dito contro le compagnie responsabili dei principali modelli di intelligenza artificiale, accusate di violazione delle leggi di copyright. Scavando a ritroso, i primi «attriti» di Scarlett Johansson con l’intelligenza artificiale risalgono più precisamente al 2024, quando OpenAI fu accusata di aver rubato la sua voce per dare vita ad uno degli ultimi modelli di ChatGpt, nonostante il chiaro rifiuto dell’attrice.
Mesi prima, migliaia di nomi di peso del mondo del cinema e della musica (tra cui Julianne Moore, Kevin Bacon, Thom Yorke, Bjorn Ulvaeus, Kazuo Ishiguro e tanti altri) decisero di scendere in campo per mettere un freno al modello d’addestramento «copyright-free» delle intelligenze artificiali, firmando una dichiarazione ufficiale. L’attore Matthew McConaughey è perfino corso preventivamente ai ripari, registrando un vero e proprio marchio a suo nome, per tutelarsi da eventuali abusi dell’intelligenza artificiale. Non si tratta più di casi singoli e isolati, ma di una mobilitazione generale talmente macroscopica da non poter essere più ignorata dalle compagnie AI.
L’obiettivo della nuova campagna, dunque, sarebbe proprio quello di esortare più compagnie AI possibili a stringere accordi con i proprietari dei contenuti, come successo recentemente con OpenAI e il suo miliardario contratto di partnership con Disney per la generazione di video e immagini a tema.
Il riconoscimento dei diritti d’autore rimane ancor oggi uno dei temi più controversi e combattuti, quando si parla di intelligenza artificiale e delle sue «fonti di sostentamento»: di recente, big tech come Google hanno espresso il loro rifiuto a pagare i contenuti gratuitamente accessibili sul web per addestrare i propri modelli (come AI Overview), scatenando il malcontento tra gli editori.
In questi casi, rimuovere l’accesso ai dati gratuiti del web sarebbe come far cadere un (enorme) «castello di carta», e non tutte le compagnie sono disposte a riconoscere e retribuire chi, effettivamente, detiene quelle proprietà intellettuali.
L’altro lato della barricata
Il mondo di Hollywood è al momento spaccato in due fazioni: se attrici come Scarlett Johansson e Cate Blanchett si fanno bandiera per tutelare le proprietà intellettuali di centinaia di artisti, altre celebrità hanno deciso di passare «al lato oscuro» abbracciando l’intelligenza artificiale.
È il caso di Liza Minelli, Art Garfunkel e Michael Feinstein, che hanno recentemente donato la propria voce all’intelligenza artificiale per dare vita a The Eleven Album, un nuovo progetto musicale già distribuito su Spotify e altre piattaforme di streaming.
Dall’alto della sua veneranda età (prossima ai 85 anni), lo stesso Garfunkel si è sorprendentemente dimostrato di ampie vedute, sostenendo che in un’operazione del genere l’essere umano rimane ancora al centro.
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24 gennaio 2026 ( modifica il 24 gennaio 2026 | 15:22)
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