di
Viviana Mazza
Chi era l’uomo ucciso dalla Border Patrol. Il padre: «Sia i miei nonni materni che i miei nonni paterni sono emigrati qui dal nord Italia. Alex era un eroe»
DALLA NOSTRA INVIATA
MINNEAPOLIS (STATI UNITI) – «Sì, sia i miei nonni materni e che i miei nonni paterni sono emigrati qui dal nord Italia», dice al Corriere Michael Pretti. E’ il padre di Alex Pretti, l’infermiere ucciso a Minneapolis dalla Border Patrol, la polizia di confine che ora viene usata contro gli immigrati illegali nelle città americane ed è comandata da un altro erede di emigranti italiani, Greg Bovino.
Michael e la moglie Susan vivono in Colorado, hanno avuto la notizia dell’uccisione del figlio trentasettenne da un giornalista dell’Associated Press. Sabato sera non avevano ancora ricevuto alcuna comunicazione sulla morte del figlio da nessuno del dipartimento della Sicurezza Interna.
«Per favore, faccia in modo che il mondo lo sappia», ci dice per due volte Michel Pretti, nella nostra breve conversazione. Poche ore fa ha perso il figlio nelle strade di Minneapolis, eppure si scusa («I’m sorry») quando spiega che ai giornalisti non vuole dire di più al momento. E ci invia le dichiarazioni che ha mandato ad altri colleghi americani, chiedendo di «far uscire la verità su nostro figlio, per favore. Era un brav’uomo».
Dopo aver visto i video in cui il dipartimento di Sicurezza interna di Kristi Noem ha definito Alex Pretti un terrorista e quello in cui Bovino ha affermato che Alex Pretti aveva un’arma, aveva «affrontato» la polizia di frontiera e respinto i tentativi di disarmarlo, i genitori hanno diffuso la seguente dichiarazione scritta: «Abbiamo il cuore spezzato, ma siamo anche molto arrabbiati. Alex era un’anima buona, si preoccupava profondamente per la sua famiglia e per gli amici e anche per i veterani di guerra americani di cui si prendeva cura come infermiere dell’unità di terapia intensiva all’ospedale per gli Affari dei Veterani di Minneapolis. Alex voleva fare la differenza in questo mondo. Purtroppo non sarà con noi vedere l’impatto delle sue azioni. Non uso con leggerezza il termine eroe. Comunque il suo ultimo pensiero e atto è stato quello di proteggere una donna».
I video emersi finora hanno contraddetto le dichiarazioni di Bovino e Noem. «Le bugie disgustose su nostro figlio da parte dell’amministrazione sono riprovevoli. Alex certamente non sta tenendo in mano una pistola mentre viene attaccato dai teppisti assassini e codardi dell’Ice. Ha il telefono nella mano destra e la mano sinistra, libera, è sollevata sulla testa mentre cerca di proteggere la donna che Ice ha appena spinto a terra mentre le spruzzavano lo spray al peperoncino».
Alex Pretti era cittadino americano, nato in Illinois. Non aveva precedenti penali. Viveva da solo, dopo il divorzio un paio di anni fa, e la recente morte del suo cane Joule. Spesso lavorava fino a tardi, ma secondo i vicini di casa non era una persona solitaria: aveva molti amici. L’ex moglie Rachel N Canoun ha detto che Alex possedeva un’arma e aveva una licenza per armi nascoste (legale nello Stato del Minnesota). Una vicina di casa ha dichiarato ai giornalisti che sapeva che Alex ogni tanto andava al poligono di tiro, ma era sorpresa che l’avesse portata alla protesta. I genitori gli avevano detto di stare attento. Sapevano che aveva partecipato alle proteste contro l’Ice perché «come milioni di altre persone provava tristezza per quello che sta succedendo a Minneapolis e in tutti gli Stati Uniti. Pensava che fosse terribile: rapire i bambini, prendere le persone per strada».
Gli avevano raccomandato di non fare nulla di stupido. «E aveva detto che lo sapeva, lo sapeva», ha spiegato il padre all’Associated Press. L’ultima conversazione con il figlio l’hanno avuta due giorni prima della sua morte. Aveva raccontato loro di aver fatto riparare la porta del garage ad un operaio ispanico e «con tutto quello che sta succedendo a Minneapolis» gli aveva dato una generosa mancia di 100 dollari.
25 gennaio 2026 ( modifica il 25 gennaio 2026 | 07:35)
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