di
Paola Di Caro
La premier: «Provo indignazione e sconcerto, non lasceremo sole le famiglie delle vittime»
Da due giorni ci pensa con «una rabbia e un dolore enormi». La scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, il proprietario del locale Le Constellation di Crans Montana andato a fuoco la notte di Capodanno provocando 40 vittime quasi tutte giovanissime, è stato un colpo inferto a tutto il Paese. E anche a lei sia come capo del governo, sia come persona che ha avuto contatti intensi con i genitori delle vittime.
Per questo Giorgia Meloni non vuole che sia solo l’indignazione a dominare, ma decide di agire direttamente con la forza della presidenza del Consiglio. E, dopo una giornata di contatti intensi con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e anche con il presidente delle Confederazione elvetica, chiede formalmente che sia istituita «una squadra investigativa comune» tra Italia e Svizzera per dare giustizia alle vittime e ristoro ai feriti.
Il tutto accade a sera, dopo una mattinata in cui il governo già si era mosso formalmente. Il leader azzurro e ministro degli Esteri Tajani aveva già sentito l’ambasciatore italiano Cornado e il segretario generale della Farnesina e, dopo che nella giornata di venerdì aveva avuto contatti con i familiari delle vittime, aveva deciso di muoversi per vie diplomatiche. Per questo, quando la premier in mattinata lo ha chiamato chiedendo di «ritirare l’ambasciatore» in vista di altri passi, le ha risposto «l’ho già fatto, è la strada che dobbiamo prendere». Non una guerra con la Svizzera, spiega Tajani che ha parlato con il suo omologo, ma una pressione forte anche politica perché magari l’inchiesta passi dalla gestione del Canton Vallese ad un altro, dove la vicinanza tra diversi ambienti non sia così forte.
Ma le resistenze non sono poche, e dopo le dichiarazioni del presidente svizzero sulla necessità che la politica non si occupi della fase giudiziaria, Giorgia Meloni ha espresso tutta la sua determinazione e rabbia parlando al Corriere della Sera: «Come ho già detto questa mattina (ieri, ndr), provo profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti». Da qui, l’assicurazione: «Lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno, al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità. Il governo non lascerà mai sole queste famiglie».
Poi la premier entra nel merito di un’inchiesta che ha lasciato esterefatte le famiglie delle vittime e dei superstiti. «Fin dall’inizio — spiega Meloni— l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto. La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie: mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni».
Un sistema che non funziona insomma, è l’accusa del capo del governo, e che di fronte alla gravità enorme del fatto e all’impatto sull’opinione pubblica italiana non può essere lasciato a sé stesso, magari con il sospetto che ci siano omissioni o leggerezze, come quelle che hanno portato nei fatti al tragico rogo di Capodanno. Dunque, la richiesta: «Chiedo pertanto che almeno adesso, dopo quanto accaduto, sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune, che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani».
Insomma, la parola adesso sta alla Svizzera, Paese amico ma in questo caso apparso troppo protettivo nei confronti di quello che a tutti gli effetti è l’imputato numero uno. Del quale, si lamenta Tajani, non si sa nemmeno chi e perché abbia pagato la cauzione.
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25 gennaio 2026 ( modifica il 25 gennaio 2026 | 07:47)
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