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Claudio Bozza, inviato a Rivisondoli (l’Aquila)

Il segretario sul palco scarica il generale, che sta per annunciare il suo nuovo partito ipersovranista: «Qualcuno ritiene che il suo seggio sia più garantito da altre parti: vai». E attacca la stampa

«C’è chi pensa solo alla poltrona… Sciocco chi esce dalla Lega: finisce nel nulla. Auguri, buon viaggio: senza rancore e col sorriso»». Non siamo al famigerato «che fai mi cacci?» di Fini contro Berlusconi nel 2010, ma con queste parole Matteo Salvini mette alla porta il generale Roberto Vannacci, suo vicesegretario ed eurodeputato leghista, che sta per annunciare la fondazione di un nuovo partito ultrasovranista. 

È la resa dei conti finale, davanti a oltre mille persone, arrivate a Rivisondoli per ascoltare l’intervento conclusivo del capo del Carroccio. Salvini non cita espressamente Vannacci, ma le sue parole sono un invito più che esplicito a togliere il disturbo: «Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi – attacca il vicepremier – Qualcuno ritiene che il suo seggio sia più garantito da altre parti: vai. Anche perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla».



















































Salvini, dal palco, dedica diverso tempo ad attaccare la stampa: «Sono pochi i giornalisti che scrivono la verità. Non facciamoci dettare le nostre agende, da Bruxelles ai Comuni, dai loro “palazzi”». Poi mette all’indice giornalisti e testate precise, che scrivono presunte notizie «imposte dall’alto». Lo schema dal leader della Lega, al solito, gira attorno a uno schema collaudato: la costruzione del nemico. La platea annuisce e applaude.

Tornando alla scissione interna, il vicepremier ricorre poi alla metafora militare: «La Lega è famiglia, comunità, non siamo una caserma. Qualcuno mi chiama “Capitano”. Ci sono capitani, generali, colonnelli e marescialli. La forza della Lega è la truppa, è il popolo, non il capitano. È voi, è perché ci siete voi e le idee, perché quelle non le ammazzi». E sulla politica estera: «Abbiamo sentito Zelensky che dopo tutti i soldi, gli sforzi e gli aiuti ha pure il coraggio di lamentarsi. Amico mio: stai perdendo la guerra, stai perdendo uomini e credibilità. Firma l’accordo di pace il prima possibile. Devi scegliere tra sconfitta e disfatta». 

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25 gennaio 2026 ( modifica il 25 gennaio 2026 | 13:39)