Il medico ed epidemiologo statunitense William Herbert Foege, una delle figure chiave della sanità pubblica mondiale e protagonista dell’eradicazione del vaiolo, la prima malattia infettiva eliminata dalla storia dell’umanità, è morto nella sua abitazione di Atlanta all’età di 89 anni a causa di un’insufficienza cardiaca congestizia. L’annuncio della scomparsa è stato dato dall’amico e collega Mark Rosenberg al “New York Times”.
Foege – come spiega Adnkronos – è stato tra i principali artefici della strategia di “vaccinazione ad anello”, che negli anni Settanta permise di contenere e poi eliminare il vaiolo, una malattia che nei secoli ha causato centinaia di milioni di morti. In seguito guidò i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) degli Stati Uniti e fu tra i promotori dei programmi globali di vaccinazione infantile. Considerato da molti il decano della sanità pubblica americana, Foege diresse i Cdc dal 1977 al 1983, sotto le presidenze di Jimmy Carter e Ronald Reagan.
Durante il suo mandato ampliò il raggio d’azione dell’agenzia, includendo tra le priorità anche gli incidenti stradali e la violenza armata, scelte che lo portarono spesso allo scontro politico a Washington. Nel 2012 ricevette dal presidente Barack Obama la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile statunitense.
Il contributo decisivo alla lotta contro il vaiolo risale agli anni trascorsi in Africa occidentale, dove Foege, allora giovane medico missionario, operava per conto dell’Organizzazione mondiale della sanità. Di fronte alla scarsità di vaccini, mise a punto un approccio innovativo: individuare i casi, isolarli e vaccinare rapidamente i contatti diretti e indiretti, creando una barriera attorno ai focolai. Una strategia ispirata, come raccontò lui stesso, alle tecniche di contenimento degli incendi boschivi.
Il metodo si rivelò decisivo. Nel 1970 il vaiolo fu eliminato dall’Africa occidentale e centrale; nel 1978 venne registrato l’ultimo caso al mondo, in Somalia. Due anni dopo l’Oms dichiarò ufficialmente eradicata la malattia. Foege è considerato, insieme a Donald Henderson e J. Donald Millar, uno dei principali architetti di quel successo storico.
Dopo l’esperienza africana, Foege ebbe un ruolo di primo piano anche in India, uno degli ultimi Paesi in cui il vaiolo rimase endemico. Qui difese con fermezza la strategia di sorveglianza e contenimento contro le pressioni politiche a favore della vaccinazione di massa, contribuendo alla scomparsa definitiva della malattia nel 1975.
Da direttore dei Cdc – scrive sempre Adnkronos – Foege affrontò anche le prime fasi dell’epidemia di Aids, tra tagli di bilancio e forti resistenze politiche. Difese la riservatezza dei pazienti e cercò risorse per la ricerca epidemiologica in un contesto segnato da forte stigmatizzazione.
Lasciato il governo federale, si dedicò alla salute globale dei bambini. Guidò la Task Force for Child Survival, contribuendo a portare il tasso di vaccinazione infantile mondiale dal 15% degli anni Ottanta a circa l’80% nel 1990. Fu poi direttore esecutivo del Carter Center e, successivamente, figura di riferimento per la Fondazione Bill & Melinda Gates, influenzando la nascita di Gavi, l’Alleanza per i vaccini.
Negli ultimi anni Foege si era distinto anche come voce critica verso le politiche sanitarie delle amministrazioni Trump e verso le posizioni antivacciniste dell’attuale segretario alla Sanità statunitense, Robert F. Kennedy Jr., che ha definito “pericolose per la salute pubblica”.
Nato nel 1936 a Decorah, nello Iowa, Foege era figlio di un pastore luterano. Laureato in biologia e medicina, aveva conseguito un master in sanità pubblica ad Harvard. Dal 1997 fu professore alla Rollins School of Public Health dell’Università Emory. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti figurano il Calderone Prize e la Public Welfare Medal della National Academy of Sciences. Lascia la moglie Paula, due figli, quattro nipoti e due pronipoti. Un figlio, David, era morto nel 2007.