Ravenna, 25 gennaio 2026 – Nel mondo del cinema è entrato per caso, giovanissimo, e non ne è più uscito. Luigi Pini, ravennate, classe 1975, è un microfonista che lavora in prestigiose produzioni italiane e straniere, posizionando microfoni su star del calibro di Brad Pitt e Penélope Cruz. Vive a Roma, ma a Ravenna torna spesso.

Pini, in cosa consiste il suo lavoro?

“Il fonico si occupa principalmente della registrazione del suono, quella del microfonista è la parte manuale del lavoro. Sono il braccio del fonico sul set, muovo fisicamente i microfoni e, negli ultimi anni, con l’evoluzione della tecnologia, si lavora molto addosso agli attori, c’è un contatto fisico che una volta non c’era. E questo richiede professionalità, sensibilità, educazione, tatto”.

Come funziona?

“Non si lavora da soli, si collabora con il reparto costumi, gli abiti di scena sono forme d’arte, non puoi slacciare, sbottonare, spostare come pare a te. Noi abbiamo determinate esigenze e ne parliamo con chi cura i costumi”.

Quando un fonico lavora bene cosa si ottiene, oltre alla qualità del prodotto?

“Un grande risparmio nella post produzione. Se noi lavoriamo bene con la giraffa e con i microfoni sui corpi, la post produzione può risistemare, aggiustare, a seconda delle esigenze, quello che è stato fatto”.

Quando ha deciso che questo sarebbe stato il suo futuro?

“A 23 anni casualmente un amico, Matteo Bezzi, mi fece conoscere suo fratello, Rocco Valentini, che oggi purtroppo non c’è più. Aveva, insieme ad Andrea Gioacchini, una società di documentari e piccoli video. Mi propose un mese di prova, ho accettato e non ho più cambiato mestiere. È stato un incontro importante”.

A un certo punto si è trasferito a Roma.

“Dopo tre anni. Volevo cambiare, ero curioso del mondo del cinema. Anche lì il caso ha giocato un ruolo: un altro amico, Manuel Cassano, mi indicò un fonico, Andrea Fiorentini. Abbiamo lavorato insieme 7 anni. In questo settore gli incontri sono determinanti e io ho avuto fortuna perché ho incontrato persone che mi hanno fatto crescere. Un altro fonico con cui ho lavorato a grosse produzioni, Marco Fiumara, mi chiamò perché parlo bene inglese. Con lui feci il rifacimento di ’Ben Hur’. Abbiamo vinto anche un Emmy Award per il suono con ’Mozart in the Jungle’”.

Cosa è indispensabile in questo mestiere?

“Ho fatto errori, li ho memorizzati per non ripeterli. E devi essere capace di stare con gli altri. Ci sono registi che proprio non ti vedono, con altri bevi alla festa di fine produzione”.

Qualche nome?

“Quasi tutti gli italiani hanno uno stile poco formale. Tra gli stranieri penso a Michael Mann, con cui ho lavorato in ’Ferrari’. È a un livello altissimo, non hai a che fare con lui. ’Ferrari’ è stata un’esperienza importante e faticosa. Mike White ad esempio, regista di ’White Lotus 2’, è molto affabile”.

La sua prima produzione internazionale?

“Un sequel de ’L’esorcista’, nel 2003, ero quello che “tirava i cavi“. Il fotografo di scena, Sergio Strizzi, aveva lavorato con i più grandi, da Fellini ad Antonioni a Huston, un mito. Mi ha dato tanti consigli”.

C’è un regista con cui ha lavorato che l’ha colpita particolarmente?

“Joe Wright di ’M.’ è un grande intellettuale, gioviale, inglese fino al midollo. Mi ha colpito il livello di conoscenza che aveva della storia italiana. Questo ha addolcito la fatica del lavoro, abbiamo persino girato su un biplano vero, originale. È stato come fare l’università”.

E tra gli attori e le attrici?

“Penélope Cruz è nel mio cuore perché è una grande professionista, è speciale, dolcissima e gentilissima. Ho lavorato con lei in ’Ferrari’. Con Brad Pitt ho fatto una pubblicità all’hotel Cipriani di Venezia ed è forse la persona più professionale con cui abbia mai lavorato. È arrivato, gentile, sapeva quello che doveva fare, conosceva i dettagli, è stato come bere un bicchier d’acqua. Era un lavoro enorme: pochi minuti di girato preceduti da diversi giorni di preparazione. Mi ha proposto lui di mettere il microfono in un certo modo”.

Lei ha lavorato anche con George Clooney

“Sì, in ’The American’, girato in Italia. Una notte, in Abruzzo, era un freddo terribile, giravamo una scena in cui lui in vespa inseguiva un ‘cattivo’. Al termine dovevamo spostare l’attrezzatura per cambiare scena, io stavo raccogliendo dei cavi da una finestrella. Vedo dall’altra parte delle mani curate che me li passano, faccio il giro e vedo Clooney. L’ho ringraziato e lui mi ha risposto “Figurati, facciamo lo stesso lavoro“”.

E Tom Cruise, oltre che con Angelina Jolie.

“Con Angelina Jolie ho lavorato a ’Without Blood’, di cui era regista. Con Salma Hayek. Con Tom Cruise ho fatto la parte di ’Mission Impossible’ girata a Roma. Gira di persona anche le scene più pericolose. Eravamo sotto l’Altare della patria, lavoravamo dall’alba perché fosse tutto pronto per le 10, a un certo punto ci dicono di fermarci perché sarebbe arrivato lui per provare l’auto. L’ho visto percorrere via dei Serpenti su un Bmw ai 140 all’ora, una follia. Lui non ha battuto ciglio”.

Anche Patrick Dempsey è un appassionato di motori.

“Sì, era nel cast di ’Ferrari’. In Abruzzo, un giorno, a fine lavoro, continuava a stare in auto, non voleva mollarla, gliel’hanno dovuta portare via”.