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Redazione Spettacoli

L’appello di tre consiglieri di amministrazione della Rai (Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale) dopo le dichiarazioni di Levante

«La Palestina deve trovare ospitalità sul palco dell’Eurovision, se non si vogliono sfregiare i valori di inclusione e di fratellanza che la musica porta con sé». Lo chiedono tre consiglieri di amministrazione della Rai (Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale) dopo le dichiarazioni della cantante Levante, in corsa al prossimo Festival.

«Levante ha dichiarato che, se anche dovesse vincere il Festival di Sanremo, sceglierebbe di non rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest per protestare contro la presenza di Israele — hanno scritto i tre consiglieri in una nota —. La cantautrice è la prima artista, e probabilmente non sarà l’unica tra quelli in gara all’Ariston, a ricordarci che Gaza grava ancora pesantemente sulla manifestazione musicale in programma a Vienna a maggio. Come è noto la Rai ha scelto di partecipare, dato che in consiglio di amministrazione non era passata la nostra proposta di boicottare l’Esc, come avevano deciso invece altre cinque emittenti. E in seno all’European Broadcasting Union (Ebu) ampia è stata la maggioranza che ha preferito non estromettere Israele».



















































I tre consiglieri ricordano che la Rai stessa, anche in risposta alle sollecitazioni di tanta parte dell’opinione pubblica, ha chiesto agli organizzatori dell’Eurovision Song Contest di Vienna di non chiudere gli occhi: «Il servizio pubblico italiano ha proposto di valutare scelte editoriali capaci di dare visibilità, in forma non competitiva, a un artista rappresentativo della cultura palestinese, quale segno di sensibilità civile e di promozione del dialogo. A oggi nessun riscontro è arrivato dall’Ebu o dall’Orf, l’emittente austriaca organizzatrice dell’evento. Ma la pressione internazionale può ancora influenzare le decisioni dei broadcaster europei, che a metà marzo si riuniranno con l’Orf per definire i contenuti editoriali delle tre serate di Vienna», concludono i tre consiglieri.

25 gennaio 2026