Rispetto al passato, l’attesa è contraddistinta da minori preoccupazioni. Venerdì – alla chiusura dei mercati – S&P annuncerà il suo giudizio sul rating italiano. E con lo spread tra Btp e Bund decennale calato a fine di questa settimana fino a 60 quota punti base, gli analisti non si attendono grandi scossoni: la stessa agenzia ad aprile ha portato, rialzandola, la sua valutazione a BBB+, con outlook stabile. Giudizio confermato anche ad ottobre.
Non a caso, ieri, il ministero dell’Economia, collegandosi all’evento organizzato della Lega “Idee in movimento” a Roccaraso, ha voluto sottolineare che il rialzo del rating dell’Italia e il calo dello spread «testimoniano la rinnovata fiducia e credibilità di chi governa il Paese». Un qualcosa che non si fa con un decreto legge ma lavorando in silenzio». Per poi aggiungere sia che questa maggiore fiducia «dobbiamo usarla» sia, soprattutto, che «la spesa più negativa per il bilancio dello Stato è quella per interessi, perché non produce nulla, mentre io vorrei spendere in infrastrutture, scuola e sanità». Di conseguenza, «tutto quello che non viene speso per interessi passivi, oneri finanziari, può essere speso per altre utilità o per ridurre le imposte». L’obiettivo è trasmettere gli effetti di questa credibilità finanziaria anche all’economia reale. In questa direzione a trarre giovamento sono in primo luogo le famiglie. Perché «se i tassi di interessi sui mutui calano, è perché è migliorata la situazione del Paese». E di questo «beneficiano anche le imprese».
Recovery
Guardando al futuro, non sono mancate riflessioni su come sostenere gli investimenti in vista della conclusione del Recovery. «Abbiamo un Pnrr – si è fatto notare – di cui si parla molto poco, che sono i Fondi di coesione. Centinaia di miliardi, che per l’80% devono essere destinati alle regioni meridionali, che noi abbiamo gestito male come Paese. Credo che le esperienze e gli errori fatti rispetto al Pnrr possano essere utili anche sui fondi di coesione, dove un ruolo fondamentale lo hanno le Regioni». Da qui la necessità, per gli enti del Sud di aprire «una riflessione importante su come utilizzare i Fondi di coesione» in prospettiva dei residui ancora da spendere. Su questo fronte «un piano deve essere messo ancora terra e ce n’è un altro che deve partire dal 2028».
Non è mancato l’auspicio – seguendo «lo spirito con cui la Lega ha lavorato» – di allargare anche ai Comuni la rottamazione fiscale». Utile anche «per andare rapidamente allo smaltimento di quell’immenso magazzino di crediti accertati che sono lì da decenni». Sulle Zes (zone economiche speciali) c’è l’annuncio che il governo si appresta a «un minimo di revisione» per garantire «quello che gli imprenditori vogliono: cioè la certezza».
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