di
Massimiliano Nerozzi
Risultato netto nello scontro diretto dello Stadium: a segno David, Yildiz e Kostic
TORINO La Juve (stra)vince da grande squadra una partita d’importanza capitale per lei (che resta in piena corsa per un biglietto Champions) e per il Napoli (che ora si ritrova a meno nove dall’Inter capolista): per Madama, tre gol fatti e, soprattutto, zero subiti, con Di Gregorio mai seriamente impegnato. E’ stata una Juve mai così letale, che non ha sequestrato per forza il pallone (41 per cento di possesso), ma ha sempre saputo cosa farsene (6 tiri a 1 nello specchio). Ad Antonio Conte – nel finale preso di mira da tutto l’Allianz, quello che fu il suo stadio – mancava mezza squadra, con assenze pesanti dietro (malissimo Juan Jesus) e a centrocampo, ma la sconfitta potrebbe abbacchiare ancor più l’ambiente proprio nel momento chiave della stagione, anche in Europa: mercoledì, la squadra di DeLa si giocherà tutto contro il Chelsea.
Madama conferma invece il trend: dopo aver battuto il Benfica (2-0), infila un’altra vittoria «pesante». Con sprazzi di grande gioco e senza mai staccare la spina del cervello, anche quando, umanamente, tirava il fiato. Già dal primo tempo, i bianconeri sono come Spalletti sempre vorrebbe: solidi in fase di non possesso – con McKennie che fa il quinto a destra – e liquidi con la palla tra i piedi, quando il texano sale e si accentra, alle spalle di David. Sulla lavagna sarebbe un 3-4-2-1 che, in fase di possesso porta appunto un tris di trequartisti alle spalle del centrocampo del Napoli. Siamo nei dintorni del 4-2-3-1, in fase di sviluppo. Punto di equilibrio, l’avrete capito, proprio McKennie, in versione quantistica: un po’ onda, un po’ particella. Passando con disinvoltura da un sombrero in mezzo al campo, e trasformando una posizione di pressione (subita) a una di transizione (a favore), a chiudere una gran diagonale, da difensore d’antan, anticipando il colpo di testa di Spinazzola. Insomma, una Juve intensa, aggressiva, concentrata; spesso attorno a Thuram, fantastico centrocampista box to box, specie nel primo tempo. Non è tanto la quantità del possesso – anzi, i bianconeri andranno all’intervallo con il 43 per cento – ma di qualità, con azioni martellanti e incursioni. Per dire, nel giro di sei minuti succede di tutto.
Si parte al minuto 18, con Thuram in modalità Del Piero: non fosse che il tiro a giro si stampa sull’incrocio più lontano. Fuochino: difatti, ecco il vantaggio di David che, su tocco morbido di Locatelli, taglia fuori Spinazzola e, senza pensarci troppo, anticipa la chiusura di Juan Jesus con una botta imprendibile. Due minuti più tardi, Conceicao, pescato liberissimo in area da Yildiz, con il rasoterra batte Meret, ma non Buongiorno, che salva sulla linea. Voce dal loggione: «Lì devi tirare giù la porta». Morale: tiro leggermente strozzato del portoghese e raddoppio un po’ mangiato. Napoli, non avvistato, salvo un tiretto (deviato) di Vergara. L’avvio di ripresa juventino è più controllo e meno impeto, con Spalletti che mette mano ai cambi al quarto d’ora della ripresa: dentro Kostic e Cabal per Conceicao e Cambiaso (fischiato dai tifosi). Conte toglie Elmas e fa esordire Giovane; poi, poco dopo, inserisce Beukema per Gutierrez. Non cambia granché. Alla mezz’ora, invece, Luciano se la gioca senza centravanti, togliendo David per Miretti. Che, neppure un minuto dopo, manda in porta Yildiz, per il 2-0: il tutto su gentile cadeau di Juan Jesus che, con il Napoli in possesso, aveva passato direttamente palla al centrocampista juventino. E’ lì che scatta il coro, di tutta l’arena, ironizzando sul tecnico che qui fu idolo: «Salta con noi, Antonio Conte». Al quale non basta buttare dentro Lukaku. Anzi, la Signora fa tris, con una rasoiata da fuori di Kostic. Pandemonio.
25 gennaio 2026 ( modifica il 25 gennaio 2026 | 20:09)
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