di
Chiara Evangelista e Giampiero Rossi

Alla a convention a Milano per ricordare il 32esimo anniversario dalla «discesa in campo» del fondatore Berlusconi il leader di Azione è il bersaglio di un corteggiamento politico in vista di un possibile asse liberal-riformista

«Potremmo fare ancora di più se saremo in grado di allargare nostri confini, essere più forti all’interno della coalizione, andando anche ad occupare spazi liberi». 

Antonio Tajani parla da leader di Forza Italia, nella domenica conclusiva della «tre giorni itinerante» organizzata per ricordare il 32esimo anniversario dalla «discesa in campo» del fondatore Silvio Berlusconi. Il palco è quello del Teatro Manzoni, che ha visto tante volte protagonista il Cavaliere. 



















































Tutto esaurito in platea e, in prima fila, accanto alla promotrice dell’evento, Letizia Moratti (ex sindaca di Milano, ora presidente della Consulta nazionale di Forza Italia), c’è tutto lo stato maggiore del partito: dai ministri Gilberto Pichetto Fratin e Paolo Zangrillo ai capigruppo di Camera e Senato Paolo Barelli e Maurizio Gasparri

Forza Italia, l’appello di Tajani e Moratti (nel ricordo di Berlusconi): Calenda in una nuova alleanza

Seduta accanto a Fedele Confalonieri, c’è Marta Fascina, compagna di Berlusconi fino alla sua scomparsa, e qualche poltrona più in là c’è anche Paolo Berlusconi, figlio del due volte presidente del Consiglio. Ma ad attirare reiterate attenzioni, appelli e citazioni — per tutta la mattinata — sarà un ospite esterno: il leader di Azione, Carlo Calenda, bersaglio di un corteggiamento politico, in vista di una possibile alleanza liberal-riformista.
Tajani tratteggia la mappa del futuro scenario politico: «Il centrosinistra è morto, resta solo la sinistra». Quindi, spiega, con gli elettori rimasti smarriti sarebbe possibile costruire «una grande forza popolare europeista e atlantica, per diventare non il centro del centrodestra ma il centro della politica del Paese». 

Il segretario, vicepremier e ministro degli Esteri, parte da una nota di realismo: «È impossibile avere un partito come quello che avevamo, l’assenza di Silvio Berlusconi non possiamo colmarla, nessun leader potrà essere come lui. Però con la sua forza, le sue idee e il suo pensiero possiamo far sì che l’Italia compia il suo sogno: una pacifica rivoluzione liberale». Quindi indica gli obiettivi: «Raggiungere il 10% non basta per essere determinanti tra le forze governo, ecco perché vogliamo recuperare il dialogo con le forze liberali»

E lancia l’idea di «festeggiare i 50 anni del Partito popolare europeo con un grande evento a Roma per richiamare intorno alle nostre bandiere tutti quelli che si riconoscono in quei valori».

Nomina esplicitamente Carlo Calenda, che poco prima, dallo stesso palco ha aperto alla possibilità di un incontro con Forza Italia («Se ci sarà spazio per collaborare, sarò felicissimo»), ma ha ribadito i suoi confini: «Con Conte, Bonelli, Fratoianni, Salvini o Vannacci proprio non ce la faccio». E sul leader leghista aggiunge: «Salvini, che rompe le scatole sulla legalità, ha incontrato, in un ministero della Repubblica, Tommy Robinson, cocainomane e pluripregiudicato. Un ministro che fa una cosa del genere deve dimettersi». Ma anche Tajani prende le distanze dall’episodio e difende dalle parole sprezzanti di Donald Trump la memoria dei soldati italiani morti in Afghanistan.

Prima delle conclusioni del segretario, Letizia Moratti fa una sintesi politica che sembra andare incontro a Calenda: «Emerge con chiarezza che Forza Italia avrà una responsabilità in più. Perché nuove forze riformiste e liberali potrebbero colmare nel centrodestra l’addio di posizioni estremiste che, fino ad oggi, hanno scoraggiato l’avvicinamento dei moderati». L’ex sindaca di Milano tocca temi cari ad Azione anche quando ricorda che Forza Italia «nasce come forza europeista».

Uscendo dal teatro, Paolo Berlusconi, fratello del Cavaliere, condivide «la visione del nostro Antonio Tajani», e si dichiara «concorde con il gli auspici di Marina e di Pier Silvio per un partito sempre più consapevole di una spinta liberale riformista e quindi per allargare». E Marta Fascina, «molto emozionata» nel ritrovarsi nel «teatro del mio Silvio», immagina così l’atteggiamento politico di Berlusconi: «Spronerebbe la comunità internazionale, a cominciare dall’Unione europea, a promuovere una vera iniziativa diplomatica, invitando allo stesso tavolo le parti in conflitto fino al cessate il fuoco e alla firma dell’agognato accordo di pace».

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25 gennaio 2026 ( modifica il 25 gennaio 2026 | 21:22)